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 2026  febbraio 02 Lunedì calendario

Meno morti per tumore al polmone le fra le donne in Europa: è merito dello stop al fumo. Ma in Italia le cose non vanno bene

Dopo oltre 25 anni di aumento, i tassi di mortalità femminile per cancro ai polmoni nei Paesi dell’Unione europea  mostrano finalmente una tendenza alla stabilizzazione, attestandosi intorno a 12,5 decessi ogni 100mila donne, con una riduzione di circa il 5% rispetto al triennio 2020–2022. 
C’è una sola eccezione negativa, la Spagna, dove le morti femminili per neoplasie polmonari continueranno a salire.
È quanto emerge da uno studio pubblicato pochi giorni fa sulla rivista scientifica Annals of Oncology, coordinato dall’Università Statale di Milano in collaborazione con le Università di Bologna e di Parma, in cui sono stati stimati i tassi di mortalità per tumore per il 2026 nell’Ue e nel Regno Unito.   
La buona notizia ha anche un’altra limitazione: il miglioramento riguarderà soltanto le donne fino a 64 anni, mentre nelle fasce più anziane i tassi di mortalità sono ancora in aumento. I motivi? Tutto ruota attorno al consumo di tabacco: bisogna, infatti, ricordare che ben l’85% delle neoplasie polmonari si verifica in tabagisti o ex e che senza il fumo questo tipo di cancro (fra i più diffusi in tutto il mondo, Italia inclusa) sarebbe invece raro.
«Il tumore del polmone rimane la principale causa di morte per cancro in entrambi i sessi nell’Ue – spiega Carlo La Vecchia, docente di statistica medica ed epidemiologia all’Università Statale di Milano e coautore principale dello studio -. I tassi di mortalità continuano a diminuire tra gli uomini, pur rimanendo nel 2026 quasi doppi rispetto a quelli osservati nelle donne. Questo andamento è coerente con le differenze storiche nei comportamenti di consumo di tabacco fra i due sessi. Nella maggior parte dei Paesi considerati, le precedenti tendenze in aumento tra le donne sembrano stabilizzarsi, a eccezione della Spagna. La ragione di questo andamento è che ovunque gli uomini hanno iniziato a fumare prima delle donne». 
Il calo della mortalità femminile è una tendenza che si è già verificata nel Regno Unito e negli Usa, dove le donne hanno iniziato e smesso prima di fumare, motivo per cui i decessi sono dapprima cresciuti e poi diminuiti con anni di anticipo rispetto a quanto accade solo ora nel Vecchio Continente. «Attualmente, la prevalenza del fumo in entrambi i sessi è inferiore al 10% negli Stati Uniti e nel Regno Unito, mentre resta più elevata nell’Ue - dice  Claudia Santucci, ricercatrice dell’Università Statale di Milano e prima autrice dell’articolo -. In particolare, le donne spagnole e francesi hanno iniziato a fumare più tardi rispetto a quelle di altri Paesi europei, ma hanno anche smesso più tardi. Lo stesso vale per le donne italiane, che però hanno sempre fumato meno».
Insomma, se per molti decenni il fumo è stato appannaggio degli uomini, la parità fra i sessi in questo frangente è stata purtroppo non soltanto raggiunta, bensì persino superata: in Italia le fumatrici sono state in grande crescita per anni (e ora i numeri scendono assai lentamente), mentre i fumatori sono nettamente in calo. Di pari passo sono saliti nel sesso femminile sia il numero di casi di tumore ai polmoni che la mortalità, che invece scendono fra gli uomini. Così come sono cresciuti i decessi femminili anche per un altro tipo di cancro strettamente legato al fumo, quello alla vescica.
Lo ha confermato la fotografia scattata nel volume «I numeri del cancro in Italia 2023», con un intero capitolo dedicato alle vite salvate grazie ai progressi fatti nella prevenzione, nella diagnosi precoce e per l’arrivo di nuove terapie. Il dato più eclatante, in negativo, riguardava proprio la mortalità per cancro del polmone: negli uomini, il 36,6% delle morti oncologiche evitate nel periodo 2007-2019 è legato ai progressi compiuti nella lotta al tabagismo, oltre che alle migliorate pratiche diagnostico-terapeutiche-assistenziali. Nelle donne, a pari opportunità di diagnosi e cura, è stato documentato un “eccesso” di 16.036 decessi per carcinoma polmonare, il 16% in più di quanto atteso. Un quadro che riflette una diversità di genere nella diffusione dell’abitudine di fumare nel corso del tempo.
I ricercatori italiani hanno analizzato, per il sedicesimo anno consecutivo, i tassi di mortalità per tumore dal 1970 considerando complessivamente i 27 Stati membri dell’Ue e, separatamente, il Regno Unito, utilizzando i dati dai database dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e delle Nazioni Unite. Per ciascun Paese e per entrambi i sessi sono stati esaminati i seguenti tipi di tumori: stomaco, colon-retto, pancreas, polmone, mammella, utero (inclusa la cervice), ovaio, prostata, vescica e leucemie, con particolare attenzione al  polmone. 
Dal report, sostenuto da Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro, emerge che nell’Ue nel 2026 ci saranno circa 1.230.000 decessi per cancro, corrispondenti a un tasso di mortalità stimato di 114 ogni 100mila uomini (un calo del 7,8% rispetto al 2020-2022) e di 74,7 ogni 100mila donne (un calo del 5,9%). Nel Regno Unito, ci saranno circa 172mila decessi per tutti i tumori, corrispondenti a un tasso di mortalità stimato di 98 ogni 100mila uomini (un calo dell’11,25%) e di 80 ogni 100mila donne (un calo del 7,25%).
«Si prevede che i tassi di mortalità per la maggior parte dei tumori diminuiranno nella maggior parte dei paesi, fatta eccezione per i decessi femminili per cancro al pancreas in Ue (in aumento dell’1%) e per i decessi femminili per tumore al colon-retto nel Regno Unito (in aumento del 3,7%)
– chiarisce Eva Negri, docente di epidemiologia ambientale e medicina del lavoro dell’Università di Bologna e coautrice principale dello studio – stimiamo che, a partire dal picco del 1988, siano stati evitati complessivamente circa 7,3 milioni di decessi per cancro in Europa e 1,5 milioni nel Regno Unito. Tra gli uomini, circa 1,8 milioni di decessi per tumore del polmone sono stati evitati in questo periodo, mentre tra le donne non si osservano decessi evitati per questo tumore».
Tuttavia, l’invecchiamento della popolazione comporterà un aumento modesto del numero assoluto dei decessi: tra gli uomini nell’Ue si passerà da 666.924 (2020-2022) a circa 684.600 nel 2026, e tra le donne da 534.988 a circa 544.900. Nel Regno Unito, invece, i decessi rimarranno stabili: circa 91.400 negli uomini e 80.500 nelle donne nel 2026. Il docente di statistica medica ed epidemiologia dell’Università di Parma co-autore della ricerca Matteo Malvezzi aggiunge: «A differenza dei maggiori paesi europei, la mortalità per tumore del colon-retto è in aumento nei giovani adulti del Regno Unito (come negli Stati Uniti, ndr), probabilmente a causa di aumentata prevalenza di sovrappeso, obesità e conseguentemente diabete».
Il punto è, infondo, lo stesso evidenziato da moltissime ricerche, in tempi più e meno recenti: oltre il 40% dei decessi per cancro è legato a più di 44 fattori di rischio modificabili. Dunque si potrebbero in larga parte prevenire. 
«I nostri risultati sottolineano la persistente importanza del fumo nella mortalità per tumore – conclude La Vecchia -. Il controllo del tabacco rimane il pilastro della prevenzione del tumore del polmone e contribuisce anche alla prevenzione di molto altri tumori. Le politiche di limitazione dell’uso del tabacco hanno evitato milioni di decessi legati al fumo, ma la loro applicazione resta disomogenea in Europa.  Persistono inoltre disparità nei tassi di mortalità per cancro tra i vari Paesi europei: in diversi Stati, oltre a ritardi nel controllo del tabacco, i programmi di screening, la diagnosi e la gestione del tumore possono e devono essere
migliorati per allinearsi ai recenti progressi, soprattutto nell’Europa centrale e orientale». Gli autori sottolineano infine che rafforzare la tassazione sul tabacco (proprio come stanno chiedendo di fare, in Italia, Aiom, Airc e Fondazione Veronesi), introdurre divieti pubblicitari, ampliare gli spazi liberi dal fumo e potenziare i servizi di supporto alla cessazione rappresentano misure fondamentali per ridurre le disuguaglianze regionali e socioeconomiche e ottenere una riduzione duratura della mortalità per cancro in Europa.