Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
L’ultima follia ultrà, un petardo contro Audero
Il secondo tempo è iniziato da 3’12’’. E per scaldarti vuoi non lanciare un petardo contro il portiere avversario? Dalla curva dell’Inter un ultrà non ci pensa troppo e il lancio del classico «bombone» sfiora l’ex nerazzurro Emil Audero, portiere della Cremonese, che cade a terra, stordito dal botto violento a un passo da lui. Dimarco, Lautaro, Bastoni accorrono subito a vedere come sta l’ex compagno (con cui si scuseranno) e condannano il gesto dei loro ultrà, allargando le braccia e «dialogando» coi tifosi. Sotto la curva arriva anche Chivu, che pare molto scosso. Anche lui si lamenta con i tifosi, che poco prima avevano esposto uno striscione che sembra una protesta contro Oaktree, proprietaria dell’Inter: «Nelle vittorie e nelle avversità, mister e squadra siamo al vostro fianco». Se però questo è il modo, non si va lontano. Il regolamento di conti in curva comunque va in scena subito, perché il responsabile, un cane sciolto, pasticcia con un altro petardo che gli esplode in mano, perde due-tre dita e prima di essere portato in ospedale (in attesa dell’arresto) viene aggredito dai suoi compagni di tifo.
«Vorrei stigmatizzare e condannare un gesto insulso che non ha nulla a che fare con i valori dello sport – dice il presidente nerazzurro Beppe Marotta –. Le autorità stanno facendo indagini, pare sia stato un gesto isolato e si individuerà il responsabile. Va sottolineata la professionalità di Audero, che si è rialzato subito e ha portato a termine la partita. Ma la condanna deve essere esplicita e completa». L’episodio, avvenuto davanti al presidente di Lega Ezio Simonelli, non resterà senza conseguenze: l’Inter rischia una multa fino a 50mila euro, ma anche la squalifica della curva a San Siro. E la prossima partita in casa sarà contro la Juve. Il 3-0 a tavolino sarebbe stata un’ipotesi solo nel caso di sospensione della partita per il rischio sicurezza. Ma altri lanci di petardi non ci sono stati. «C’era tanta preoccupazione per la salute di Emil – racconta Alessandro Bastoni –. Non abbiamo certo pensato a sanzioni legate al risultato, non è né corretto né umano. Sono cose che non devono mai e poi mai succedere». Non a caso nel finale l’Inter non è andata a salutare i propri tifosi dopo la vittoria: «È stata una scelta – spiega Bastoni – perché certe cose non devono esistere nel mondo in generale. C’è già tanta violenza in giro ogni giorno e noi vogliamo trasmettere un agonismo sano».