Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
I polmoni neri di Cracovia. «Qui respirare è come fumare»
Sulle sponde del fiume Vistola, a pochi passi dal Castello del Wawel, nel centro di Cracovia, un pallone bianco si staglia sopra la neve per misurare in tempo reale la qualità dell’aria. È la fotografia di uno dei maggiori problemi della città che, non a caso, il 20 gennaio è arrivata in cima alla classifica del World Air Quality Index per i livelli di polveri sottili Pm 2,5 e Pm 10. Anche se, ci tiene a precisare il plenipotenziario del Comune per la qualità dell’aria Pawel Scigalski, «da quando nel 2019 abbiamo messo al bando il riscaldamento a carbone e legna dando aiuti economici a chi sostituiva la caldaia la situazione è buona. Abbiamo tagliato l’inquinamento del 50%».
L’ufficio di Scigalski è a Rynek Podgorski, la piazza storica dove un tempo aveva sede il municipio di Podgorze, una città industriale annessa a Cracovia nel 1915, dove coesistevano miniere di calcare, cave, fabbriche. Ancora oggi è il quartiere cerniera tra il centro storico turistico e le periferie più esposte a smog e povertà energetica. «Oggi il problema è il biossido di azoto – spiega il plenipotenziario mostrandoci una tabella che indica come la qualità dell’aria sia entro i limiti da diversi anni —, in città circolano mezzo milione di macchine, 250mila vengono da fuori città e questo è un grosso problema». Infatti dal primo gennaio è entrata in vigore la Strefa Czystego Transportu che prevede l’accesso a pagamento per le automobili più inquinanti. Entrare per un giorno costa 5 zloty (un euro), un mese 100 zloty (20 euro).
Ma la zona a traffico limitato, pensata come misura ambientale, diventa una linea di confine sociale per chi vive in periferia. E c’è chi non è affatto contento. «A rimetterci sono le persone anziane che non possono comprarsi un’auto meno inquinante» spiega Ola, 25 anni, che abita a Zablocie, un quartiere operaio e industriale al confine con la Ztl. Qui case popolari si alternano alle nuove costruzioni e a palazzi ormai in disuso.
Il vero problema di Cracovia è la posizione geografica. Costruita in una valle chiusa, dentro il bacino della Vistola, circondata da alture basse e colline, la città è fatta in modo che i gas di scarico restino intrappolati, soprattutto in inverno. A peggiorare la situazione è stata l’edilizia selvaggia. Negli ultimi 30 anni sono stati costruiti complessi residenziali alti e ravvicinati, veri e propri «muri urbani» che impediscono la ventilazione. Il plenipotenziario scuote la testa: «Negli ultimi 20 anni il comune ha fatto dei piani di regolazione urbanistica ma ormai era troppo tardi».
A combattere lo smog ci pensa Polish Smog Alert, un movimento civico nato a Cracovia 16 anni fa che ha aiutato a mettere sotto pressione le autorità per cambiare norme e politiche ma anche per sensibilizzare la popolazione.
Magdalena Kozłowska, che è una delle fondatrici, ci racconta di quando per la prima volta hanno installato due grandi polmoni artificiali in città: «Gli abitanti sono rimasti molto colpiti perché man mano che passavano i giorni i due organi assumevano una colorazione grafite o addirittura nera». Oggi quest’iniziativa va avanti in diverse località del Paese. «Siamo fieri dei risultati raggiunti – racconta Magdalena – se oggi ci sono meno bambini con problemi respiratori è anche merito nostro». Lo conferma il dottor Piotr Gibas che lavora alla Jutro Medical: «Ho visto grandi cambiamenti da quando sono state prese le prime misure anti-inquinamento, rispetto a Wadowice dove non esiste un programma per l’aria pulita i progressi sono notevoli». Tuttavia Gibas ci tiene a sottolineare che «vivere a Cracovia è come fumare un pacchetto di sigarette al giorno e si rischia un aumento di miocarditi e ictus».
Oggi a Cracovia sarà l’ultimo giorno in cui le luci di Natale accenderanno la celebre Rynek Glowny, la piazza del mercato. La tradizione vuole che le decorazioni restino fino al 2 febbraio, anche per rallegrare la città durante gli inverni freddi e cupi. Ma a portare calore ci pensano i tanti ragazzi che ogni sera improvvisano serate danzanti in mezzo alla neve con una grande cassa portatile. La gente balla ma si ferma in religioso silenzio quando, allo scoccare di ogni ora, dalla chiesa di Santa Maria il trombettista suona il tradizionale hejnal dalla torre più alta. Poi le danze riprendono, per dimenticare il freddo ma anche l’inquinamento.