Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
Intervista a Nancy Brilli
Chi è Immacolata?
«Una tipa “immacolata” di nome, ma non di fatto. È una donna terribile, arrivista, arrampicatrice sociale, manipolatrice degli altri, una che vede solo sé stessa ed è anche una ladra... insomma, un essere spregevole».
Nancy Brilli impersona Immacolata, protagonista della black comedy di Gianni Clementi, con la regia di Pierluigi Iorio. Lo spettacolo, attualmente in tournée, dal 10 marzo al Teatro Quirino di Roma, non si intitola più L’ebreo.
«Abbiamo dovuto cambiare titolo – riprende l’attrice – perché, pur essendo un testo che non ha nulla a che fare con la politica ma parla di sentimenti, in alcune città, Milano, Torino, Verona, non avrebbero potuto accoglierlo: c’erano state delle intimidazioni. Per questo, adesso si intitola Il padrone, che è poi il titolo originale del romanzo di Clementi da cui è tratta la drammaturgia».
Una storia ambientata a Roma e che prende le mosse dall’entrata in vigore delle leggi razziali italiane nel 1938...
«Gli ebrei romani intestavano i loro possedimenti a dei prestanome, affinché non venissero espropriati. Immacolata e il marito Marcello (interpretato da Claudio Mazzenga, ndr), quando il loro padrone ebreo viene deportato, si ritrovano improvvisamente ricchi intestatari di vari beni immobiliari ma, quando il vero proprietario torna dalla deportazione sano e salvo, si crea il problema: mentre Marcello vuole restituire il dovuto, Immacolata assolutamente no».
Un ruolo non tanto facile da interpretare...
«L’ho voluto fare proprio perché è tanto distante dal mio modo di essere: mi sono dovuta confrontare con delle battute orrende...».
Per esempio?
«Immacolata è una iena e, riferendosi al povero deportato, arriva persino ad affermare, in romanaccio: “Baffetto, cioè Hitler, c’aveva proprio ragione co’ ‘sti ebrei...”. Una donna ripugnante... Io, nella mia vita finora, più che compiere delle cattive azioni, più che fare dei torti agli altri, purtroppo li ho subiti».
Il primo fra tutti?
«La perdita di mia madre Mirella quando avevo 10 anni. Una perdita talmente importante, che ho cancellato tutti i ricordi dell’infanzia che la riguardavano, non l’ho mai nemmeno sognata. Non sono riuscita neppure con l’ipnosi a tirar fuori delle sue immagini, di lei ho in tutto cinque foto: era bellissima, un viso dolce, con occhi meravigliosi e grandissimi. E lo psicoanalista, dopo varie sedute, mi disse: se non riusciamo nemmeno così, la lasci dov’è e andiamo oltre... Insomma, non ero in grado di affrontare questo immenso dolore... la mente si difende come può: una dissociazione vera e propria».
Suo padre Enzo le è stato vicino nella crescita?
«È stato piuttosto assente e poi, ormai, ha 91 anni, non è più quello di una volta. Io sono cresciuta con la nonna paterna, Isa, era cattiva, ignorante, rigida... Esisteva soltanto lei, il figlio Enzo, cioè mio padre, e il nipote maschio, mio fratello Marco che fa il comandante di Ita. Non amava le donne, le vedeva tutte come possibili nemiche: tutte le figure femminili non le andavano bene, a cominciare da me. Purtroppo ricordo, e me lo ricordo molto bene, il suo primo sfregio nei miei confronti».
Quale?
«Avevo dei bei capelli, lunghi, biondi... quando me li pettinava per fare la treccia, mi minacciava con le forbici, dicendo: se fai un fiato, te la taglio... e un giorno me la tagliò di netto. Per me fu un trauma».
Un altro trauma, da adulta, lo ha subito quando ha scoperto di avere un’endometriosi al quarto stadio...
«Desideravo tantissimo avere figli, ne avrei voluti almeno tre... ma, sulla cartella clinica, c’era scritto che sarei rimasta sterile. Invece, per fortuna, sono riuscita a diventare madre di Francesco, uno splendido figlio, uno solo, ma di ottima qualità. È stato un miracolo, avvenuto anche grazie agli ormoni del mio ex marito Luca (Manfredi, ndr) – sorride —. Lui ha avuto sempre molta facilità ad avere figli, e li fa anche molto belli! Però è stata necessaria anche la mia caparbietà, che mi ha aiutato ad andare avanti nonostante tutto. Sono un Ariete testardo...».
L’endometriosi le ha creato anche problemi di lavoro?
«Ovviamente sì. In due occasioni ho dovuto rinunciare a delle proposte di lavoro, stavo malissimo, ma nel nostro ambiente non si può dire che stai male e questa mancanza di spiegazioni mi mise in pessima luce. Per un certo periodo di tempo ebbi la fama della snob, di quella che si permette di non accettare dei lavori. Invece, avevo dei veri e propri salassi di sangue».
Ed è stata data addirittura per morta!
«Sì, più di una volta su Internet... è capitato anche di recente: morta l’attrice Nancy Brilli. No! Sono viva!».
Nonostante le avversità, sta costruendo una carriera da oltre 40 anni...
«Per l’esattezza, 42. Ho iniziato a 19 e ne ho compiuti 20 sul set del film Claretta di Pasquale Squitieri, dove interpretavo Miriam Petacci da giovane. Ma in tutti questi anni, tante volte mi hanno fatto sentire inadeguata, me ne hanno dette di tutti i colori, persino che ero volgare solo perché piacevo agli uomini... In passato reagivo molto male, partivo per la tangente di fronte alle ingiustizie, adesso sono meno impulsiva, ho imparato a gestirmi, a mandare giù i bocconi amari. Il lavoro mi ha aiutato moltissimo, sia come disciplina, sia come sicurezza di me stessa e autostima».
Invidie nei suoi confronti?
«Non sono mancate. Esistono vari modi di parlare male, di deprezzare, di svilire una persona, di doverla buttare giù dal podio. Perché accade? Perché sì! Ma a un certo punto della vita si fanno i bilanci e, se sto ancora in scena, da 42 anni, un motivo ci sarà. Voglio avere attorno solo persone che nutrono affetto nei miei confronti, le altre... si autoeliminano. Perdonare è difficile, però covare astio ti tiene legato a cose sgradevoli, meglio dimenticare. L’ho scoperto nel tempo e cerco di insegnarlo a mio figlio».
Invece, le sue invidie nei confronti degli altri?
«Non sono mancate neanche queste. Durante l’adolescenza, fino alla fine del liceo, guardavo le compagne, i compagni e mi sembravano tutti più belli, bravi e intelligenti. Mi dicevo: perché loro sì e io no? Lo ammetto: non sono sempre stata corretta. Ma ho superato anche questo scoglio. Mi piacciono molto le colleghe che hanno successo e, quando leggo pettegolezzi scemi su certe attrici, chiedo: non avete nient’altro da fare che dire queste cavolate?».
Tuttavia, non per essere fiscali, di recente lei ha usato parole non tenere a proposito della sua uscita da «Ballando con le stelle».
«Ma no! Diciamo che la mia partecipazione allo show è avvenuta dopo molti assidui corteggiamenti da parte di Milly Carlucci. Mi voleva a tutti i costi, assicurandomi un bellissimo cast. Quando ho accettato, pensavo che tutto si esaurisse in un giorno, e invece... Tanto che ho chiesto, scherzando, alla conduttrice: per caso c’è in palio un milione di euro e io non lo so?».
Lei, Nancy, ha affermato di essersi sentita «carne da macello».
«Posso dire che la giuria è stata piuttosto pungente: i giurati si prendono tutti un po’ troppo sul serio. Il problema principale è che, quello che non dovrebbe essere personale, lo diventa. Allora, la gara di ballo si trasforma in una sorta di reality e io non sono abituata. Comunque, il bilancio è stato positivo, mi sono tanto divertita».
Dopo la perfida Immacolata, prossimi progetti?
«Per la prima volta farò la conduttrice radiofonica! Dal 22 febbraio, su Rai Radio1, affiancherò Giorgio Lauro nel programma Un giorno da pecora, tutti i pomeriggi, dalle 13 alle 15. Poi, voglio lavorare per la rinascita della grande commedia all’italiana. In Italia ne siamo stati i maestri, ma mi pare che sia un passetto indietro. Sto elaborando un progetto con altri colleghi, per creare uno Stabile della Commedia, per formare nuovi autori, attori, registi. Come futuri progetti, mi sembrano sufficienti, no?...».