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 2026  febbraio 02 Lunedì calendario

Sofia Goggia: «Milano-Cortina? Temo più me stessa delle avversarie. Ma sono feroce come un puma»

«Ho visto in pista un’ottima versione di me stessa». Sofia Goggia, lei ha commentato così il secondo posto nel superG di Crans Montana, arrivato alla fine di un gennaio avaro di gioie.
Si è sentita sotto pressione in questo periodo?
«No, anche se nelle discese di Altenmarkt e Tarvisio sono stata sottotono. Ma ad Altenmarkt non sentivo “mie” la pista e la neve: io vendo cara la pelle, ma solo se ci sono condizioni di sicurezza. A Tarvisio era già stata chiara l’unica prova disputata: ho preso 3’’ senza sbagliare, in gara avrei dovuto compiere il miracolo di allineare tutti i pianeti. In superG, invece, sarei stata da podio senza una sbavatura: il limite tra cosa giusta ed errore è labile».
La gente vuole il massimo da atlete come Sofia Goggia e Federica Brignone: la situazione disturba?
«Dipende da come la vivi: o sei spronato a dare il massimo o rischi di finire schiacciato. Il succo dello sport è la pressione: se non la reggi, ti travolge».
C’è qualcosa di nuovo che vorrà vivere in questi Giochi?
«Ogni gara porta con sé una novità. In questo caso l’emozione nuova sarebbe vincere una medaglia sull’Olympia delle Tofane».
Ci può essere un nemico occulto?
«Gli aspetti emotivi che albergano sempre in noi: ci possono fregare ancora prima delle avversarie».
Che cosa sarà accettabile e che cosa no?
«Non ho una risposta concreta. Dovrò accettare qualunque cosa accada, nel bene e nel male».
Otto anni dall’oro di Pyeongchang: qual è la sintesi di un periodo così lungo?
«Campionessa olimpica, Coppe del Mondo di discesa conquistate, vittorie, cadute, infortuni, voglia di rialzarsi e di rivincere. Inoltre: periodi bui, ma di volta in volta sempre più facili da affrontare rispetto a quelli del passato. La sintesi? Intimamente so che ho ancora tanto da dare».
Che cosa vorrebbe rivivere di quei giorni coreani, a parte il trionfo?
«Il focus e l’emozione legati alla bellezza di inseguire il proprio sogno».
A Cortina sarà «all in» o ci saranno vie di mezzo?
«Si deve dare sempre il massimo, per cui “all in”. Ma come ho detto prima, si deve accettare tutto: quindi allargo lo spettro e preciso che un altro podio, diverso dal più alto, andrà bene».
Rivincere sarebbe la sua definitiva laurea sportiva?
«Tema interessante. Olimpionici una volta, olimpionici a vita? Oppure si devono contare gli ori olimpici per definire una grandezza? Il dibattito è senza fine. Io penso che un olimpionico sia grande sempre, a prescindere dal numero dei titoli».
Invece la laurea non sportiva...
«A fine febbraio, quando avrò presentato la tesi: laurea triennale alla Luiss, in Scienze politiche. Proseguirò con gli studi? Non lo so, vorrei riprendere a leggere qualche libro, per mio diletto: mi pesa non aver più avuto tempo».
Dal punto di vista umano l’impresa di Pechino 2022, con quell’argento vinto 23 giorni dopo l’infortunio capitato proprio a Cortina, resta insuperabile?
«Credo di sì, è stata una prova di carattere. Ma quella condizione, paradossalmente, mi ha aiutato: mi ha levato la pressione. Prima dell’incidente ero leader in varie classifiche e a Pechino arrivavo da olimpionica della discesa».
C’è qualcosa che l’ha seccata in questo periodo?
«Sentire frasi tipo “ecco, non vince più, che cosa le succede?” non fa piacere. Leggo il meno possibile notizie che mi riguardano: devo saper rimanere con le mie consapevolezze e tenere la barra al centro».
La Sofia Goggia che perde non è più umana? O forse preferisce essere… disumana?
«Preferisco la Goggia che vince, quindi quella… disumana. Però sono molto umana anche quando vinco».
A quale animale si associa, di questi tempi?
«Sempre e più che mai al puma. Adesso è un puma un po’ più feroce».
Lindsey Vonn si è infortunata a Crans-Montana, ma a Cortina conta di esserci per continuare il sogno olimpico. Visti i risultati in questa stagione, è lei la prima rivale?
«Credo di sì. Lindsey non l’ho mai messa alle spalle, non l’ho pensato nemmeno dopo averla battuta ai Giochi 2018. È sempre rimasta con me, prima come modello e poi anche come amica. Dopo i cinque anni di stop ha saputo bagnarmi il naso: però pure io so sorpassare…».
Federica Brignone se l’aspetta competitiva?
«Solo lei sa quello che è in grado di esprimere. Ma il sesto posto appena rientrata nel gigante è stato un bel risultato».
La «sua» Cortina non può tradirla...
«Parto dal presupposto che non lo farà, spero predomini il senso reciproco di amore. Però il tradimento è sempre dietro l’angolo, come si è visto prima di Pechino 2022: quando passo nel punto della caduta in superG qualche brivido lo provo».
Niente sassi da levare dalle scarpe dopo la vicenda del ruolo di portabandiera che le è stato negato?
«Ero già stata chiamata per Pechino, non ho potuto essere alfiere per l’incertezza sulla mia presenza. Ritengo infine legittimo che sia Federica a portare la bandiera: l’unica cosa che non capisco è che quel ruolo sia stato proposto sui giornali, senza che qualcuno me ne parlasse».
Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha prospettato compensazioni per Sofia Goggia.
«Mai ricevuto una chiamata: tutti mi hanno chiesto lumi, ma non ne so nulla. La mia chance l’ho avuta nel 2022 e sono grata di essere stata alfiere, anche se solo metaforicamente. Ribadisco infine che la bandiera più bella da alzare è quella dopo una gara vinta».