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 2026  febbraio 02 Lunedì calendario

Il Texas fa sognare i democratici: vittoria nel seggio ultra trumpiano

L’elezione di un unico senatore di un parlamento di uno Stato, il Texas, con un mandato di soli 11 mesi (sostituzione fino a fine mandato di un politico passato ad altro incarico) dovrebbe essere un evento locale, trascurabile per l’America. E invece l’elezione nel collegio di Fort Worth del democratico Taylor Rehmet mette in allarme ovunque i membri repubblicani del Congresso, da tempo coi nervi a fior di pelle: temono di perdere il loro seggio alle elezioni di midterm del prossimo novembre.
Allarmato da una serie di sconfitte in varie elezioni locali nel 2025, il partito repubblicano si era speso molto per la candidata conservatrice Leigh Wambsganss: ha avuto finanziamenti elettorali dieci volte superiori a quelli di Rehmet (736 mila dollari contro 70 mila) ed è stata sostenuta non solo dal governatore del Texas, Greg Abbot, ma anche dallo stesso Donald Trump intervenuto due volte per sostenerla e invitare i Maga a votarla compatti.
Sembravano precauzioni eccessive: questo collegio del Texas è storicamente conservatore: qui 15 mesi fa Trump ha vinto alle presidenziali con 17 punti di margine. E, invece, i timori erano fondati: Rehmet, 33 anni, un sindacalista che lavora nello stabilimento della Lockheed dove vengono prodotti i caccia F-35 e un veterano dell’Air Force, non solo ha battuto Wambsganss, ma lo ha fatto con ampio margine: 57 a 42%.
È la sconfitta di proporzioni più ampie subita negli ultimi mesi da una destra che ha perso otto seggi che le sono stati strappati dai democratici (che non ne hanno perso nessuno): se in Pennsylvania il vincitore di sinistra aveva recuperato 16 punti rispetto al voto presidenziale per Trump, in Georgia 14 e nei due seggi dell’Iowa addirittura 22 e 25, in Texas Rehmet ha ottenuto addirittura 32 punti in più rispetto a quanto ottenuto da Kamala Harris contro Trump.
A parole la destra minimizza: Wambsganss sfiderà di nuovo Rehmet a novembre e promette che sarà ben più agguerrita. Le elezioni suppletive, poi, non vanno sempre prese come un indicatore significativo di tendenza. Quella del Texas, tenuta nel periodo più freddo dell’anno, a gennaio, cosa molto rara negli Usa, e di sabato anziché nel solito martedì, altra anomalia, potrebbe non essere un barometro affidabile. Ma lo è, e non solo perché conferma la tendenza emersa in altre votazioni recenti: piovono anche sondaggi che indicano una crescente impopolarità di Trump per l’andamento dell’economia e, dopo le violenze delle milizie anti immigrati dell’Ice, anche per la brutale campagna contro i lavoratori stranieri. Alle numerose rilevazioni delle ultime settimane si aggiunge ora quella del Pew Center, un istituto autorevole e indipendente: gli americani che approvano la presidenza Trump scendono dal 40 al 37%, quelli che la disapprovano salgono al 61%. Solo un quarto degli 8.500 intervistati (27%) approva gran parte delle cose fatte dal presidente mentre quelli che rispondono «pochi o nessuno» sono il 52%. Giudizi negativi, e in peggioramento rispetto a indagini precedenti, anche sulla salute fisica e mentale di Trump, sulla sua capacità di leadership. I numeri più bassi sul rispetto della democrazia e dei valori etici.
La cosa forse più grave per gli strateghi elettorali repubblicani è la perdita di consensi tra gli ispanici: Trump è tornato alla Casa Bianca anche perché ha conquistato quasi metà del voto latino (46%), in passato largamente democratico. Ora, però, il consenso tra gli ispanici è sceso al 38%. Avevano abbandonato Biden per l’economia, i prezzi troppo alti. Con Trump non va meglio e allora lo bocciano al 69% per la gestione dell’inflazione. E cresce anche l’irritazione per l’offensiva anti immigrati: anche gli ispanici regolari volevano lo stop al flusso dei clandestini e l’espulsione dei criminali, ma l’Ice va a caccia di chiunque abbia la pelle olivastra.
I democratici ora pensano di vincere le elezioni di novembre, se si terranno in modo regolare, senza interferenze e impedimenti. Cosa non scontata, visto l’atteggiamento del governo e le cose dette da Trump.