Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
Quei legami russi di Epstein e le donne usate come trappole. L’ombra di manovre dei Servizi
Molto più che una combriccola di ricchi assatanati a caccia di giovani schiave sessuali: la rete di relazioni costruita da Jeffrey Epstein si colora sempre più come una delle più sofisticate operazioni di spionaggio degli ultimi decenni, una macchinazione che ha condotto a vette mai raggiunte la collaudata arte russa del «kompromat», ossia mettere persone-chiave in situazioni compromettenti per poi tenerle in pugno.
Come hanno sottolineato fonti di intelligence al Mail on Sunday, appare sempre più evidente come il magnate pedofilo americano avesse messo su «la più ampia operazione di “trappola al miele” del mondo» per conto del Kgb: Epstein dunque avrebbe procurato ragazze ai potenti del mondo per conto dei servizi segreti russi, e magari anche israeliani, in modo che fossero ricattabili.
Tutto risale all’amicizia di Epstein con Robert Maxwell, il magnate dei media britannici morto misteriosamente nel 1991, apparentemente per una caduta dal suo yacht alla quale nessuno ha mai creduto veramente. Maxwell era d’origine un ebreo cecoslovacco che si ritiene avesse lavorato per il Kgb così come per il Mossad, fin da quando negli anni Settanta aveva facilitato l’emigrazione degli ebrei sovietici in Israele: a presentarlo a Epstein fu un magnate del petrolio russo, anche lui a libro paga dei servizi del Cremlino. E Maxwell, con l’aiuto di Epstein, riciclava i fondi di Mosca in Occidente.
Non a caso, subito dopo la morte di Maxwell, a fianco del finanziere americano compare Ghislaine, la figlia del barone dei media, che ne diventa la complice e amante. Maxwell aveva sottratto tutti i fondi pensione dei suoi giornali e quei soldi non sono mai stati ritrovati: da più parti si ritiene che siano stati riciclati proprio da Epstein e che la gestione di quel tesoro sia il filo che univa il magnate americano a Ghislaine. Come Maxwell, Epstein è morto misteriosamente in carcere nel 2019, apparentemente suicida, mentre Ghislaine sta scontando negli Usa una condanna a vent’anni per prostituzione minorile e sta trattando su eventuali rivelazioni.
Nei file appena resi pubblici, ci sono 9.629 riferimenti alla Russia e 1.056 menzioni di Vladimir Putin: risulta che Epstein abbia incontrato il dittatore russo in più occasioni, anche dopo la sua prima condanna per reati sessuali. E il finanziere si vanta nei messaggi di poter fornire informazioni al Cremlino su Donald Trump, tramite incontri con l’ambasciatore russo a New York e lo stesso ministro degli Esteri Sergei Lavrov. Si tratta di scambi di email avvenuti alla vigilia del summit del 2018 fra Trump e Putin, alla fine del quale il presiedente americano sostenne di non avere prove di interferenze russe nella sua elezione.
Epstein risulta anche legato a Masha Drokova, ex leader del movimento giovanile putiniano, diventata poi una donna d’affari basata a San Francisco: ma le fonti di intelligence ritengono che la sua azienda, Day One Ventures, fosse stata messa su per rubare segreti tecnologici. La stessa Drokova era stata approcciata dall’Fbi e aveva subito sviato il discorso su Epstein.
Un libro pubblicato nel 2021 dal giornalista investigativo Craig Unger sostiene che fu proprio Epstein a fare da tramite fra Trump e la cerchia di Putin e che il magnate pedofilo americano faceva ricorso alla criminalità russa per fornire giovani ragazze ai suoi amici potenti, a partire dal futuro presidente americano.
Non stupisce dunque come in una mail Epstein prometta all’allora principe Andrea una «bellissima e fidata» russa 26enne. Il biografo di Andrea, Andrew Lownie, ha appurato come giovani donne provenienti da Mosca venissero portate direttamente al principe nelle sue residenze in Inghilterra per il weekend, per poi essere riaccompagnate direttamente in aeroporto. Lownie è convinto che il Cremlino sia in possesso di un copioso dossier su Andrea, probabilmente corredato anche da immagini, con cui ricattare la famiglia reale e di conseguenza la Gran Bretagna.
Quanto a Londra, i documenti rivelati mostrano anche pagamenti per 75 mila dollari da Epstein a Lord Mandelson, l’ex ambasciatore britannico negli Usa costretto alle dimissioni lo scorso novembre per i suoi legami col finanziere. Mandelson, soprannominato il «principe delle tenebre», era stato uno degli architetti del New Labour e il più stretto consigliere di Tony Blair. Ieri ha rassegnato le dimissioni dal partito.
Altri documenti pubblicati mostrano come l’Fbi fosse convinto che Epstein fosse una spia del Mossad, addestrato da Ehud Barak, l’ex primo ministro israeliano, col quale scambiava continuamente messaggi. Insomma, un intreccio di ombre che allunga un’aura molto più inquietante sulle perversioni di un gruppo di potenti.