Corriere della Sera, 2 febbraio 2026
Ruba la pistola a un vigilante poi spara contro la polizia. Colpito in testa, è gravissimo
Lo vedono dalle finestre mentre cammina nel cortile di un palazzo con la pistola in pugno. Cerca qualcosa, o probabilmente qualcuno. Una volante della polizia lo raggiunge appena fuori, mentre cammina in via Paolo Pallia. Lui si volta, vede i poliziotti, gli punta la Walther P99 rubata quaranta minuti prima a una guardia giurata e «scarrella». Non fa in tempo a sparare perché gli agenti riescono con una manovra improvvisa a raggiungere il fondo della strada.
Liu Wenham, 30 anni, cinese irregolare, svolta l’angolo su via Cassinis verso la stazione di Rogoredo. Fa in tempo a fare soltanto una cinquantina di metri. Sono le 15.17. Davanti al ristorante «All american diner» lo raggiunge il fuoristrada blindato Land Rover con quattro agenti delle Uopi, le unità operative esperte in conflitti a fuoco create dal Viminale dopo l’attentato al Bataclan di Parigi. Lui non scappa, non arretra. E stavolta spara. Almeno tre colpi.
Due in direzione del capo equipaggio appena apre la portiera per scendere. Fanno quasi esplodere lo specchietto dal lato del passeggero. Un altro verso il guidatore: il colpo si blocca sulla carrozzeria blindata. È in quel momento che il capo equipaggio decide di sparare con il fucile mitragliatore M4 che le Uopi hanno in dotazione.
Un colpo si perde e finisce contro il muro dell’edificio del ristorante, per fortuna chiuso (nel cortile c’è anche una scuola di danza che era aperta), due proiettili calibro 9 centrano il 30enne alla testa e a una spalla. Lui cade sul marciapiedi, a lato di una pensilina dei mezzi pubblici – anche quella per fortuna deserta – e resta immobile. Così come non riprenderà mai conoscenza in ambulanza, né una volta ricoverato in neurorianimazione al Niguarda. È in coma, e i danni cerebrali secondo i medici sono ormai irreversibili.
Nessuno dei quattro agenti rimane ferito, ma solo qualche centimetro, la blindatura e la freddezza dei poliziotti intervenuti evitano il bilancio di una strage. Una sparatoria che arriva in una fase delicatissima, a una manciata di ore dall’apertura dei Giochi olimpici (l’Arena Santa Giulia è a meno di due chilometri) e in una città che si sta preparando a ricevere più di cinquanta capi di Stato, delegazioni e atleti da tutto il mondo. E che avviene nello stesso quartiere, dall’altro lato della ferrovia, dove una settimana fa un poliziotto del commissariato Mecenate (ora indagato per omicidio) ha ucciso un 28enne marocchino che gli aveva puntato una pistola (rivelatasi una replica) in un controllo antidroga nel bosco di Rogoredo.
I contorni di quanto successo ieri non sono ancora completamente definiti, ma i primi rilievi della Scientifica e le indagini della Mobile con la pm Simona Ferraiuolo sembrano confermare la prima ricostruzione. In vista dell’apertura di un fascicolo (non è chiaro per quale ipotesi) si lavora sui filmati delle telecamere. Ma soprattutto sulle ultime ore di Liu Wenham: sabato con un bastone aveva aggredito una guardia giurata in stazione Centrale. Era stato fermato e rilasciato (anche un ricovero nel reparto di Psichiatria) tre volte negli ultimi quattro giorni. L’ultima ieri mattina, poche ore prima della sparatoria.
Il 30nne non ha permesso di soggiorno, è sempre stato fermato in questi anni tra la zona di Rogoredo e la Centrale. Forse già sabato l’aggressione alla guardia giurata era un tentativo di impossessarsi dell’arma. Per cosa non è ancora chiaro. Ieri però poco prima delle 14.30 ha aggredito un altro vigilante: Mario R., 50 anni, originario di Caserta stava andando al lavoro in via Caviglia, lì vicino. Wenham lo ha colpito con una bastonata alla testa. Poi gli ha strappato l’arma dal cinturone. Quaranta minuti dopo, mentre mezza Milano gli dava la caccia, la sua «guerra» alla polizia e gli spari che gli saranno fatali.