Il Messaggero, 31 gennaio 2026
Tutti pazzi per la calligrafia
Nell’epoca della scrittura automatizzata, delle note vocali e dei testi prodotti in pochi secondi, scrivere a mano torna a imporsi con garbo e decisione. Impugnare carta e penna non è un gesto nostalgico né un rifiuto ideologico del presente, ma una scelta culturale consapevole. È un atto intenzionale e proprio per questo assume un valore nuovo. Negli ultimi cinque anni la calligrafia in Italia ha registrato un trend positivo, seppur di nicchia, con una crescita annua stimata tra il 4 e il 5 per cento.
Un andamento che va letto all’interno di un più ampio “revival analogico” post-pandemia, alimentato dall’interesse per hobby manuali, pratiche lente e regali personalizzati, in controtendenza rispetto alla digitalizzazione pervasiva. Questo ritorno alla scrittura manuale si riflette anche nel mercato degli strumenti: le penne stilografiche, spesso scelte come oggetti identitari, rappresentano oggi una quota rilevante del comparto della scrittura. Il mercato globale valeva circa 1,1 miliardi di dollari nel 2022 e, secondo le stime, potrebbe raggiungere 1,5 entro il 2030, contribuendo a una market share del 36 per cento del settore. Crescono parallelamente le vendite di quaderni, taccuini e agende cartacee pensate per durare nel tempo. Un segnale significativo se si considera che, tra il 2021 e il 2026, i prezzi della carta tissue e delle carte fini per calligrafia sono aumentati tra il 15 e il 20 per cento, senza frenare la domanda di prodotti premium. Una tradizione che aleggia di passata contraddetta dai risultati social grazie a video in cui la scrittura a mano diventa spettacolo visivo rapido e piacevole da guardare.
Gli hashtag come #calligraphy #lettering #handwriting e #brushlettering su TikTok totalizzano visualizzazioni nell’ordine di miliardi e spingono i contenuti di scrittura artistica ad alte prestazioni con format timelapse tutorial e processi creativi che catturano l’attenzione di milioni di utenti. Su instagram l’hashtag #calligraphy supera i due milioni di post mentre su tiktok il trend cresce con un aumento di ricorrenze legate alla calligrafia pari a circa il 63% in più rispetto all’anno precedente. Tra i creator più popolari su tiktok legati ad arte e contenuti visivi, ci sono profili come @calligraphilic che raccoglie oltre 8,7 milioni di follower e pubblica video di lettering e calligrafia con dinamiche visive coinvolgenti e @letteringbykaren, 752 mila follower, dove si vedono script calligrafici e creativi su carta e superfici digitali.
Torniamo a carta, calamaio e pennino. Il professor Giulio Maira, neurochirurgo di fama internazionale, osserva: «Prendersi il tempo necessario è fondamentale per comprendere e riflettere davvero, evitando che smartphone, social network e tecnologie inducano uno stile di pensiero rapido e superficiale. Questo approccio è coerente con la difesa di pratiche come la scrittura manuale, che richiede tempo, impegno e concentrazione e favorisce una riflessione più profonda. Scrivere a mano, infatti, stimola una maggiore connettività cerebrale e contribuisce a un apprendimento più efficace».
Insomma, la calligrafia dal greco “bella scrittura” non è più un mero esercizio scolastico, ma un linguaggio visivo contemporaneo. Lo dimostra l’aumento di corsi e laboratori frequentati da persone di ogni età e formazione, in cui la scrittura diventa gesto, ritmo e forma, presupponendo un contatto diretto tra mano, pensiero e supporto. Il Circolo Calligrafico Romano è la prima realtà stabile della capitale dedicata alla diffusione, allo studio e alla pratica della calligrafia a mano in tutte le sue forme. Oltre ai corsi, il Circolo propone le sessioni Scriptorium: incontri di pratica che si svolgono ogni sabato mattina presso l’Università Pontificia Salesiana.
In origine la calligrafia era considerata un’arte, prima che la standardizzazione tipografica e l’avvento della stampa ne riducessero l’uso quotidiano. «La scrittura è un gesto identitario, racconta chi siamo e il tempo in cui viviamo», osserva Luca Barcellona, calligrafo che ha portato la grafia manuale nel design, nella moda e nell’arte visiva. In un mondo di caratteri standardizzati e replicabili all’infinito, la calligrafia diventa un segno distintivo, imperfetto e irripetibile. La direttrice di Vertecchi, storica cartoleria romana, segnala un aumento delle vendite di pennini, inchiostri e blocchi di carta specifica, insieme a una crescente richiesta di kit dedicati con punte intercambiabili per corsivo, scrittura gotica, lettering o tratti decorativi. Non è più un’attività riservata a una nicchia: tra gli acquirenti si trovano professionisti, creativi, manager, giovani adulti e adolescenti, che utilizzano diario, journaling e bullet journal come strumenti di organizzazione personale e regolazione emoti
La logopedista Silvia Lusetti spiega: «Per un bambino tracciare una lettera in corsivo non significa soltanto scriverla, ma “viverla” con il corpo. Questo stimola l’apprendimento, a differenza della digitazione su tastiera o tablet, che riduce l’esperienza sensomotoria». L’architetto Ludovica Serafini racconta: «Scrivo la sera a letto i pensieri del giorno o della settimana, o una riflessione sull’architettura. La sera uso una matita B a punta fina, mentre in studio disegno con una stilografica a punta larga. Il mio colore preferito è il blu scuro».
I genovesi Matteo Cantile e Francesco Nittolo, divulgatori dello stile classico maschile con @spietatasartoria, aggiungono: «La stilografica obbliga a scegliere, la tastiera a rimandare. La penna è l’ultimo gesto che restituisce valore alla parola». La scrittura manuale non rifiuta la tecnologia, ma la delimita, restituendo alla parola il tempo e l’attenzione che merita.