il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2026
Il Sudan in guerra e la stregoneria
I media internazionali sono tutti concentrati su due guerre, quella fra Russia e Ucraina e quella fra Israele e i palestinesi.
Inutile, anche se prezioso dal punto di vista dell’immagine è l’appoggio ai palestinesi, almeno fino a quando gli Stati Uniti continueranno a sostenerli, con le armi ed economicamente però un cenno, più che un cenno di stanchezza si coglie non nei politici israeliani guidati da un “criminale di guerra”, Netanyahu, ma nei soldati: secondo il ministero della Difesa israeliano, dall’inizio del conflitto oltre 12.300 soldati sono stati inseriti nel programma di riabilitazione psicologica come Post traumatic stress disorder (Ptsd). Rappresenta quasi il 40 per cento di tutti i militari mai trattati per traumi da guerra negli 80 anni di storia dell’Idf. Secondo un’indagine interna citata dai media, solo dall’inizio del 2025 sono stati registrati 21 suicidi tra i soldati – “circa 54” suicidi dall’ottobre 2023.
Negli ultimi anni, in contrasto anche con l’Onu, gli Stati Uniti hanno cercato in varie occasioni di attuare un regime change, ma gli è sempre andata male. Certo hanno catturato e imprigionato il “dittatore Maduro” che dittatore non era affatto, ma chi l’ha sostituito, la vicepresidente Delcy Rodríguez, continua a fare la politica di Maduro. Perché Maduro aveva l’appoggio non solo dei militari, ma anche della maggior parte della popolazione venezuelana.
Proprio perché gli occhi della comunità internazionale sono tutti concentrati sulle guerre russo-ucraina e israelo-palestinese, poca rilevanza e poca importanza viene data alla sanguinaria guerra civile fra Sud e Nord Sudan. Eppure da quella guerra potremmo trarre un utile insegnamento.
Già dai primi anni Quaranta, gli inglesi avevano messo allo studio un grande progetto pilota (Azande scheme) che riguardava gli Azande, un consistente gruppo etnico che occupava un vasto territorio oggi diviso fra gli Stati del Sudan, dello Zaire e della Repubblica Centrafricana, ma che allora era totalmente tribale.
Nel 1946, finita la guerra, gli inglesi poterono dare finalmente inizio alla realizzazione del progetto. Si trattava, essenzialmente, di attivare in grande stile la coltivazione del cotone, di portarla a livelli di esportazione e di inserire quindi l’economia azande nel mercato mondiale. L’Azande scheme non era un progetto di rapina, era il tentativo sinceramente filantropico di portare, sulla traccia del pensiero illuminista, la comunità degli Azande, e in seguito, eventualmente, anche altre popolazioni africane sotto il controllo britannico, al livello economico e sociale degli europei.
Gli inglesi crearono un fondo speciale, l’Equatorial Project Board, vi investirono un sacco di quattrini e vi misero a capo un funzionario onestissimo e animato dalle migliori intenzioni. Sessantamila casali furono abbattuti e ricostruiti in modo più razionale sul territorio, maggiormente distanziati gli uni dagli altri per rendere economicamente più produttiva la coltivazione del cotone.
A parte che gli Azande non avevano mai coltivato il cotone, non sapevano nemmeno cosa fosse, l’errore principale degli inglesi fu di aver dimenticato un elemento fondamentale nella cultura azande: la credenza nella stregoneria. Questa veniva intralciata dalla nuova sistemazione dei casali, troppo isolati gli uni dagli altri. Per un azande qualsiasi cosa negativa che esca dalla normalità della vita quotidiana è opera di uno stregone. Se un uomo si ammala è perché è stato stregato da qualcuno. Ma anche se a un bravo vasaio si rompe il suo manufatto, nonostante egli abbia eseguito, come sempre, il suo lavoro a regola d’arte, c’è di mezzo la stregoneria. E ogni morte è un assassinio, perché non si dà che uno possa morire di morte naturale, senza essere stato prima stregato. Quando accade qualcuno di questi eventi malefici ci si mette perciò subito alla ricerca di colui che li ha provocati. Non esistono infatti stregoni, per così dire, di professione, ma si sa che ci sono uomini che, grazie a una particolare sostanza concentrata nel fegato, sono in grado di danneggiare gli altri, anche a distanza, con l’emanazione dei loro influssi negativi, sia volutamente che inconsciamente.
La ricerca dello stregone avviene attraverso gli oracoli che sono di tre tipi in ordine crescente di importanza: l’oracolo delle tavolette di legno, l’oracolo delle termiti, l’oracolo del veleno. Si possono consultare via via tutti e tre, ma l’estremo grado di giudizio è l’oracolo del veleno. Colui che si ritiene stregato va dall’oracolo del veleno con un certo numero di polli. Comincia a fare un primo nome del possibile stregone. E lo sceglie fra i suoi vicini. Per due motivi: perché il potere della stregoneria ha un raggio di azione limitato e perché a volerti male non può essere che qualcuno con cui hai avuto a che fare, un litigio, rapporti di inimicizia, invidie. Fatto il nome si dà il veleno al pollo, se questo rimane stecchito il reprobo è stato individuato. Se il pollo si salva, si passa ad altri nomi finché la morte dell’animale darà il responso decisivo, al quale gli Azande credono anche contro ogni evidenza.
La stregoneria presso gli Azande, come per altri popoli che vi credono, ha tre funzioni: psicologica, sociale, politica. 1) Funzione psicologica. Quando a un azande capita una disgrazia può sempre attribuirla a qualcuno e scaricare la rabbia su di lui, il che gli dà un certo sollievo. 2) Funzione sociale. A essere accusati di stregoneria, sono i vicini, quelli con cui c’è stata qualche ruggine. E poiché a nessuno piace farsi la fama di stregone ciò fa sì che tutti, in linea di massima, cerchino di comportarsi con i propri vicini nel modo più cortese, affabile e amichevole possibile. La stregoneria è uno strumento per garantire una certa pace sociale. 3) Funzione politica. Fra gli Azande, come presso ogni comunità umana, si possono creare tensioni, rivalità politiche fra gruppi, lotte sotterranee per il potere. Ciò accade ciclicamente, in particolare quando, a causa dell’aumento della popolazione, un villaggio comincia a perdere la propria autosufficienza alimentare e chi ha l’autorità non riesce più a gestire il conflitto politicamente. I due gruppi in lotta cominceranno a scambiarsi reciproche accuse di stregoneria finché, al culmine della tensione, una parte del villaggio se ne stacca e va a vivere altrove, ripristinando l’equilibrio demografico e alimentare, senza scontri cruenti e senza spargimenti di sangue. La diversa sistemazione dei casali data dagli inglesi impediva alla stregoneria di svolgere le sue tradizionali funzioni. Ciò creò nella popolazione un fortissimo malcontento che si indirizzò verso gli Avongara, l’aristocrazia di quella tribù che fino ad allora non aveva mai avuto difficoltà a governare gli Azande, ritenuti comunemente docili, adattabili e soprattutto obbedienti ai loro sovrani nativi, oltre che ospitali, di buon carattere, quasi sempre allegri e socievoli.
Gli Avongara erano considerati responsabili di aver aderito al progetto inglese. Ci fu quindi la prima rivolta degli Azande contro i loro capi tradizionali che identificati, agli occhi dei loro sudditi, con una politica sempre più impopolare persero rapidamente ogni autorità. Per cercare di rimediare a una situazione divenuta ingestibile, gli inglesi sostituirono i propri funzionari con amministratori locali, scegliendoli però fra la gente del Nord del Sudan che aveva una mentalità diversa dagli Azande, perché veniva da regioni relativamente più industrializzate, ma soprattutto perché era di religione musulmana. Ciò provocò la prima guerra fra Sudan del Nord, islamico, e quello del Sud, animista. E di passaggio in passaggio si è arrivati alla drammatica situazione degli ultimi anni.
Ma tutto ebbe inizio da un filantropico, umanitario e illuministico progetto occidentale che voleva solo fare del bene al popolo Azande. Ma si era dimenticato della stregoneria. Le vie dell’Inferno sono lastricate di buone intenzioni.