il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2026
Esercito, la Procura indaga sull’appalto da 50 milioni
Si chiama “Bolla Tattica multidominio”. È un sofisticato sistema militare di difesa del territorio che connette in tempo reale droni, veicoli, sensori, radar, artiglieria e fanteria. Da circa un anno, la Procura di Roma indaga su una fornitura all’Esercito Italiano, del valore di poco meno di 50 milioni di euro, destinata alle brigate Folgore e Julia. Necessità nata dalla nota situazione geopolitica internazionale. Al centro del fascicolo c’è la Tekne, società abruzzese il cui Ad, Ambrogio D’Arrezzo, è indagato per corruzione insieme, tra gli altri, a un alto ufficiale dell’Esercito, Pierpaolo Caligari, Comandante del 9° Reparto Sicurezza Cibernetica “Rombo”. L’ipotesi dei pm, al momento, è che la commessa, per un totale di 48,9 milioni di euro, sia stata assegnata al raggruppamento temporaneo d’impresa (Rti), guidato da Tekne in virtù di “rapporti di amicizia e vicinato” con Antonio Martella, consulente esterno di Tekne anche lui indagato.
La Procura, si evince dagli atti, lavora su alcuni indizi, come il pagamento di un importo di almeno 150 mila euro finito a una società del figlio di Martella, e su almeno 215 telefonate fra l’ufficiale indagato e Martella tra il maggio 2023 e l’aprile 2025, con i due che risiedono nello stesso paese in provincia di Teramo. Fra le accuse provvisorie a vari imprenditori c’è anche la truffa, per due presunte false polizze fideiussorie da 13 milioni, garanzia necessaria in quanto Tekne da alcuni anni è in difficoltà economica per “lo stop alle forniture militari in quell’area dopo lo scoppio del conflitto a Gaza”, come racconta a verbale un socio. Gli indagati sono stati destinatari, l’11 giugno 2025, di un decreto di perquisizione e sequestro. Gli investigatori stanno però ancora valutando gli elementi acquisiti e il fondamento delle accuse. Che sono dunque tutte da dimostrare.
L’inchiesta nasce dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da Federico Zarghetta, imprenditore italiano residente a Montecarlo, che afferma di essere stato nel 2024 prima incaricato per le vie brevi da Caligari della fornitura della “bolla tattica multidominio” (sulla quale indagano i pm) e poi escluso, ufficialmente per non aver superato il collaudo. Agli atti, assicurano varie fonti, ci sarebbero anche telefonate e messaggi tra l’imprenditore e alcuni militari sull’esito della prova. “Zarghetta – si legge nel decreto di giugno – sebbene non avesse sottoscritto alcun contratto, costituiva una nuova società (la Defcomm Defense Communication srl, ndr) e iniziava a produrre dei prototipi in quanto funzionali alla realizzazione del progetto, partecipando ad almeno due dimostrazioni svolte all’interno della struttura militare (…) pur senza essere stato ufficialmente inserito nel progetto”. Per questo Caligari è indagato anche per rivelazione di segreti di Stato. A ottobre 2024, Zarghetta “veniva poi estromesso dalla costituzione dell’Rti” che avrebbe realizzato il contratto e gli “veniva proposto (…) il ruolo di fornitore per conto della Tekne Spa; il contratto però non veniva concluso, nonostante le numerose richieste (…)”.
Su questa fornitura i pm hanno ascoltato come persone informate sui fatti anche alcuni militari (tutti non indagati). L’8 maggio 2025 Massimiliano Anedda, un dirigente responsabile della stazione appaltante, spiega ai pm: “Il deterioramento della crisi russo-ucraina ha fatto nascere tale esigenza (la dotazione della ‘bolla tattica’, ndr) poiché a oggi la minaccia deriva più dall’aria che dalla terra”. La sola componente satellitare, di cui in teoria si sarebbe dovuta occupare la Defcomm di Zarghetta, afferma Anedda, “raggiungeva un importo di circa 19 milioni”.
Fabrizio Sellani, responsabile unico del procedimento, ai magistrati specifica che “gli operatori sono stati individuati dai Reparti e dal col. Caligari”. Il 27 e il 30 settembre 2024, racconta Sellani, “un consigliere del ministro della Difesa – si legge nel verbale – mi evidenziava le problematiche finanziarie della Tekne e mi chiedeva la possibilità di modificare l’iter contrattuale per consentire l’accesso alla Rti della Defcomm” ma “gli ho negato tale possibilità spiegandogli che avevamo già avviato l’iter procedurale”. Sta di fatto che Tekne non rispetterà il termine della consegna del 28 novembre 2024, pur riuscendo a consegnare gran parte dei mezzi e della componente satellitare entro dicembre 2024.
Già a ottobre 2024, però, si era profilata l’idea di proporre Defcomm come sub-fornitore di Tekne. Carlo Ulacco, socio di minoranza di Tekne ed estraneo all’inchiesta, il 14 maggio 2025 ai pm chiarisce: “(…) Ho appreso che la Defcomm non fosse stata invitata a partecipare all’Rti dagli esponenti del Craei (Comando Logistico dell’Esercito, ndr) poiché (…) non aveva i requisiti”. Quindi aggiunge: “A quel punto è stata individuata la Gomedia (estranea all’inchiesta, ndr)”. Sul tema, come già scritto dal Domani, è stato ascoltato come teste anche l’attuale capo di Stato maggiore, Carmine Masiello.
Zarghetta, sentito come testimone dai carabinieri del Ros il 20 gennaio 2025 (appena dopo l’esclusione dal Rti), dice di aver denunciato la vicenda al ministero della Difesa. A verbale afferma di averne parlato direttamente con il ministro Guido Crosetto, il quale “mi ha immediatamente indirizzato verso” i carabinieri.