il Fatto Quotidiano, 1 febbraio 2026
Onu in bolletta: stop di 157 Stati al finanziamento (anche l’Italia)
Dopo il tentativo da parte del presidente Usa Donald Trump di “sostituire l’Organizzazione delle Nazioni Unite con il suo Board of peace”, come riportato dai media americani, l’Onu rischia anche il fallimento economico. L’allarme arriva dal segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres preoccupato del futuro dell’Organizzazione, che rischia il collasso finanziario entro l’estate. Tutti gli Stati membri sono chiamati a “onorare pienamente e tempestivamente i propri obblighi di pagamento” o a “rivedere approfonditamente le regole finanziarie dell’Onu”, si legge in una lettera inviata da Guterres alle scrivanie dei 193 Stati. Il budget operativo ordinario infatti potrebbe terminare per l’Onu già a luglio prossimo, intaccando duramente l’efficacia e la portata delle sue operazioni. A meno di un miglioramento immediato nei pagamenti, l’Onu non sarà in grado di coprire il budget 2026 da 3,45 miliardi di dollari approvato all’unanimità nell’assemblea plenaria solamente a dicembre 2025. Una crisi finanziaria che, per quanto non esplicitato da Guterres nella missiva, risalirebbe alla pubblicazione lo scorso 7 gennaio di un “memorandum del presidente” degli Usa, in cui sono elencate 66 tra organizzazioni internazionali e agenzie Onu “contrarie agli interessi degli Stati Uniti”, come dichiarato dalla Casa Bianca. Una lista che ben distingue tra enti dai quali ritirare la partecipazione o i finanziamenti. Con il passo indietro statunitense l’Onu ha visto venir meno il suo donor più forte: al momento l’amministrazione Trump deve all’Onu 2,196 miliardi di dollari, inclusi 767 milioni per l’anno in corso e per gli anni precedenti. Lo riportano all’Ap alcuni funzionari delle Nazioni Unite, che per ragioni di mancate autorizzazioni hanno scelto di mantenere l’anonimato. Mancherebbero lato americano anche ulteriori 1,8 miliardi di dollari per il bilancio separato destinato alle operazioni di peacekeeping dell’Onu: una cifra destinata a salire.
A non pagare però non sono solo gli Stati Uniti, bensì ben altri 156 Stati, ancora inadempienti al 29 gennaio secondo le tabelle dei contributi ricevuti pubblicate sul sito ufficiale dell’Onu. A non comparire ancora nelle stesse tabelle è anche l’Italia, che al momento risulta tra le nazioni inadempienti. Il Fatto ha provato a chiedere conto alla Farnesina del mancato pagamento, sulle tempistiche e le modalità di versamento del contributo annuale italiano. Che sia il segnale di stop? Dalla Farnesina si sono riservati qualche giorno per fornire una risposta ufficiale. “Le decisioni di non onorare i contributi obbligatori che finanziano una parte significativa del bilancio ordinario approvato sono state ora annunciate ufficialmente” ha dichiarato il segretario generale avvertendo che “l’attuale traiettoria è insostenibile. Espone l’organizzazione a un rischio finanziario strutturale e impone una scelta netta: o gli Stati membri accettano una revisione radicale delle nostre regole finanziarie, oppure devono accettare la prospettiva concreta di un collasso”. Un accorato appello collettivo, vista la defezione generale, come confermano al Fatto dallo stesso Ufficio del Portavoce di Guterres: “La lettera è stata inviata a tutti gli Stati membri e non fa riferimento a Stati specifici”.