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 2026  febbraio 01 Domenica calendario

Il 73% degli italiani boccia Trump Per 6 su 10 Meloni deve distanziarsi

La morte dell’italo-americano di 37 anni Alex Pretti, avvenuta durante un’operazione dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement) a Minneapolis, non è rimasta confinata alla cronaca statunitense. Al contrario, ha agito come un detonatore politico, facendo emergere un disagio profondo che attraversa anche l’opinione pubblica italiana. Un disagio che riguarda la sicurezza globale, il rapporto con gli Stati Uniti e, non ultimo, la postura internazionale del nostro governo. Negli Stati Uniti la vicenda ha accelerato una crisi di consenso già messa in luce da molti media americani.
Gli ultimi sondaggi made in Usa registrano un calo di popolarità per Donald Trump con una media di circa dieci punti percentuali. Il malessere dell’elettorato americano ricalca, sorprendentemente, molte delle ansie percepite anche in Italia: dall’inflazione al costo della vita, dalla salute pubblica alla percezione di insicurezza sociale. Una parte – crescente – dell’elettorato americano, infatti, ritiene che il loro presidente non stia affrontando queste preoccupazioni, al contrario, molti cittadini statunitensi sono convinti che le politiche su dazi, immigrazione e sanità stiano peggiorando le loro condizioni materiali, alimentando insicurezza e tensioni sociali. In questo contesto, il caso Pretti non è più un fatto isolato di cronaca nera: è diventato il simbolo di una frattura profonda tra istituzioni e cittadini, tra narrazione ufficiale e percezione collettiva, generando tensioni che investono direttamente il rapporto tra gli Stati Uniti e le opinioni pubbliche alleate.
Solleva questioni cruciali circa la postura internazionale dell’Italia e la sua visione di sicurezza, diritti umani e cooperazione transatlantica. Secondo recenti sondaggi di Only Numbers, tre italiani su quattro (73.1%) ritengono che il mondo, sotto la guida della politica trumpiana, stia diventando un posto meno sicuro. Un dato che fotografa un Paese smarrito, inquieto, interpellato direttamente e continuamente dagli equilibri internazionali. Non sorprende, quindi, che il 58.7% degli italiani chieda alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di definire con maggiore chiarezza le distanze da un certo tipo di politica americana, soprattutto dopo episodi controversi nei confronti del nostro Paese, come le accuse rivolte da Trump ai militari italiani impegnati in Afghanistan. Insomma, la cosiddetta “linea dura” di Washington non convince. Il 62.2% degli italiani la respinge, mentre solo un cittadino su quattro (26.3%) la difende apertamente. Ancora più netto è il giudizio degli italiani di fronte a un’ipotesi volutamente provocatoria, che tocca corde profonde della sensibilità collettiva e della sovranità nazionale: l’impiego sul territorio italiano di forze speciali sul modello dell’Ice per contrastare l’immigrazione irregolare. Solo il 34,8% degli intervistati si dichiara favorevole, con un consenso concentrato soprattutto tra gli elettori dei partiti di governo, in particolare Lega (74.4%) e Fratelli d’Italia (60.3%). Di contro, oltre la metà della popolazione (52,0%) esprime una posizione apertamente contraria. È un segnale chiaro: la sicurezza non può essere affrontata sacrificando diritti, equilibrio istituzionale e consenso democratico. Il rapporto di fiducia tra l’opinione pubblica italiana e Donald Trump appare dunque seriamente compromesso.
Per il 44.2% degli italiani, il presidente americano agisce più per consolidare il proprio potere e “fare il proprio gioco” piuttosto che per promuovere stabilità e cooperazione internazionale, come invece vorrebbe far credere. Forse il dato più allarmante riguarda il piano dei valori: il 68,3% degli italiani, infatti, ritiene che Trump stia mettendo a rischio i principi stessi della democrazia. Una percezione che segna un salto qualitativo nella critica, che non è più solo politica o geopolitica, ma profondamente culturale e istituzionale.
In questo contesto, anche il legame politico e personale tra Meloni e Trump viene messo in discussione: un italiano su due (47,2%) lo considera non vantaggioso per il nostro Paese
, ritenendo anzi che finisca spesso per mettere la premier in difficoltà sul piano della politica interna. Il caso Pretti diventa così qualcosa di più di una tragedia individuale. È il simbolo di un’alleanza atlantica sotto pressione, di un modello securitario che genera più paure che soluzioni, e di un’opinione pubblica italiana sempre meno disposta ad accettare un ruolo subalterno rispetto a Washington. La sfida per la politica italiana, oggi, non è rompere le alleanze storiche, ma riconfigurarle: trovare un equilibrio tra fedeltà internazionale e autonomia politica, tra cooperazione e tutela degli interessi nazionali, tra sicurezza e diritti. Ignorare questi segnali significherebbe voltare le spalle a un Paese che chiede ascolto, chiarezza e una visione più europea, più autonoma, più consapevole del proprio ruolo nel mondo.