repubblica.it, 1 febbraio 2026
Londra, la denuncia del comico saudita dissidente: “Mi hanno hackerato il telefono e picchiato”
Ghanem Al Masarir, 45 anni, è un comico e attivista saudita che faceva molto ridere su YouTube, con i suoi oltre 600mila abbonati e video anche da 15 milioni di visualizzazioni ognuno. Pensava di essere al sicuro a Londra, dove vive alla periferia nord-ovest di Wembley, e così anni fa ha iniziato a fare sketch, battute e satira anche sulla famiglia reale saudita, in particolare il principe ereditario Mohammad bin Salman. “Ma da allora la mia vita è diventata un inferno. Nessuna cifra di denaro può compensare quello che ho subito”, racconta oggi nel terrore.
Già, perché i video di Al Masarir diventano virali online, soprattutto quelli che dileggiano Mohammad bin Salman e famiglia. A qualcuno non piacciono, e passa all’azione. Dal 2018 il telefonino del comico saudita inizia ad avere comportamenti strani: diventa molto lento e consuma tutta la batteria in poche ore. Il motivo, come confermeranno esperti di cybersicurezza, è perché il famigerato software spione Pegasus (prodotto da una ditta israeliana e usato dai governi) era riuscito a penetrare nel suo cellulare, probabilmente dopo aver cliccato su false offerte relative all’abbonamento ad alcuni quotidiani: “Era qualcosa che non riuscivo a comprendere. Possono vedere la tua posizione. Possono accendere la telecamera. Possono attivare il microfono e ascoltarti”, racconta oggi Al Masarir alla Bbc. “Hanno accesso ai tuoi dati, a tutte le foto, a tutto. Ti senti violato”.
Lunedì scorso, dopo sei anni di battaglie legali, l’Alta Corte di Londra ha stabilito che l’Arabia Saudita è responsabile e ha ordinato al regno di risarcire Al Masarir con oltre 3 milioni di sterline (poco meno di 3,5 milioni di euro). Ciò perché, secondo i giudici della capitale londinese, il comico è stato perseguitato e aggredito dal regime di Riad. In vari modi.
Come racconta la Bbc, dopo lo strano comportamento dei suoi cellulari, Al Masarir – che vive in Inghilterra da 20 anni – inizia a vedere alcune stesse persone in diverse zone di Londra. Individui apparentemente sostenitori del regime saudita che lo pedinano, lo fermano per strada, lo offendono, lo filmano. Poi, nell’agosto 2018, in pieno centro della capitale britannica due sconosciuti si avvicinano ad Al Masarir urlandogli contro e chiedendogli chi fosse per parlare della famiglia reale saudita, prima di iniziare a picchiarlo a calci e pugni. Intervengono alcuni passanti e i due aggressori scappano ma prima insultano lo youtuber: “Schiavo del Qatar!”, “Avrai una bella lezione!”.
Non è finita qui. Nel 2019, un uomo lo avvicina ripetendogli “i tuoi giorni sono contati”, mentre lo stesso giorno un bambino affronta Al Masarir in un caffè di Kensington (Londra ovest) e canta una canzone in lode di re Salman, il sovrano saudita e padre di Mohammed. Un episodio filmato e pubblicato sui social media e trasmesso anche dalla tv di Stato saudita.
Secondo i giudici dell’Alta Corte che si sono espressi la settimana scorsa, “vi sono elementi convincenti per ritenere che l’aggressione e l’hackeraggio siano stati diretti o autorizzati dal Regno dell’Arabia Saudita o da agenti che agivano per suo conto. Il Regno dell’Arabia Saudita aveva un chiaro interesse e una motivazione nel mettere a tacere le critiche pubbliche di Al Masarir nei confronti del governo saudita”. Riad non ha commentato.
“Mi deprime il pensiero che siano riusciti a farla franca con una cosa del genere a Londra, in Gran Bretagna”, racconta oggi alla tv pubblica britannica Al Masarir. Che non pubblica più video da tre anni oramai e non si allontana quasi mai da casa.