corriere.it, 31 gennaio 2026
Perché il Botswana minaccia di inviare 40mila elefanti in Germania? Il «nodo» della caccia ai trofei
La prima «minaccia» risale all’aprile del 2024, quando l’allora presidente del Botswana - Mokgweetsi Masisi – aveva dichiarato di voler inviare 20mila elefanti in Germania. Alla base della «minaccia» il piano della Germania (e del Regno Unito) di porre dei limiti più severi all’importazione di trofei di caccia, in modo da limitare il bracconaggio e tutelare gli animali. La proposta avanzata dal ministero dell’Ambiente, presieduto da Steffi Lemke del Partito Verde, aveva incontrato il disprezzo del Botswana, che in risposta aveva offerto 8mila elefanti all’Angola, 500 al Mozambico e 10mila a Londra, nel tentativo di contrastare quella che Masisi aveva definito una «piaga». Il Paese africano ospita oggi circa un terzo della popolazione mondiale di questa specie (più di 130mila esemplari), con «inevitabili danni» su raccolti e risorse e aumento dei conflitti con l’uomo, ma un divieto all’importazione dei trofei non farebbe altro che impoverire i cittadini del Botswana, aveva spiegato il presidente alla Bild. Gli sforzi di conservazione – aveva chiarito il leader africano – hanno portato a un’esplosione del numero di elefanti e la caccia ai trofei è un mezzo importante per tenerli sotto controllo. Dopo averla revocata nel 2014, il Paese nel 2019 è tornato a permetterla su pressione delle comunità locali (con quote annuali).
«È molto facile sedersi a Berlino e avere un’opinione sulle nostre vicende in Botswana. Stiamo pagando il prezzo per preservare questi animali per il mondo», aveva affermato Masisi. «I tedeschi dovrebbero vivere insieme agli animali, nel modo in cui stai cercando di dirci di fare». E ancora: «Vorremmo fare un regalo del genere alla Germania» e «non accetteremo un no come risposta. Alla luce della preoccupante perdita di diversità biologica, abbiamo la responsabilità speciale di fare tutto il possibile per garantire che l’importazione di trofei di caccia sia sostenibile e legale».
A pagare il presso della conservazione, insomma, non può essere solo il Botswana, che chiede risposte condivise.
Ora il nuovo ministro dell’Ambiente Vintor Baypuso Molotlhi – in visita in Germania – è tornato sulla questione, lanciando un nuovo ultimatum e ribadendo che il suo Paese è pronto a inviare 40mila elefanti a Berlino, uno dei maggiori importatori di trofei di caccia nell’Unione Europea. Il divieto sul commercio dell’avorio priva lo Stato dei fondi necessari per risarcire gli agricoltori dei danni subiti. «Non abbiamo bisogno di aiuti allo sviluppo. Vogliamo guadagnare i nostri soldi, anche con gli animali. Non è una buona idea mendicare. A quanto pare, a qualcuno piace vederci in questa situazione», ha detto. Il motivo: troppi animali, concentrati nei pochi corridoi d’acqua esistenti, campi distrutti, persone morte e controversie sull’avorio. Secondo Molotlhi, attualmente nel Paese vivono circa 150.000 elefanti e nei magazzini sono «conservate«160 tonnellate di avorio, provenienti per lo più da animali morti di morte naturale. Il suo partito con le elezioni del 2024 e la vittoria di Duma Gideon Boko, ha messo fine a quasi sei decenni di dominio del Botswana Democratic Party, e sembra ancora più determinato nel portare avanti misure contro il bracconaggio, piani per mitigare i conflitti con le comunità e, a livello mondiale, realizzazione di corridoi di migrazione transfrontalieri, recinzioni intelligenti, soluzioni di deterrenza non letali già sperimentate con successo da diverse ong e regole trasparenti per la commercio dell’avorio.
Mmolotsi ha puntato il dito contro l’opposizione europea all’idea di riaprire un canale internazionale, certificato, per la vendita di avorio proveniente da stock pubblici, richiamando anche il respingimento avvenuto in occasione delle CoP20 della CITES, tenutosi a Samarcanda dal 24 novembre al 5 dicembre 2025).