corriere.it, 31 gennaio 2026
Licenziata dopo 30 anni per un flacone di detersivo da 2,9 euro non pagato: un altro caso Pam finisce in tribunale
L’hanno licenziata per un flacone di detersivo che si era rotto e lei aveva ripreso dallo scaffale, con l’autorizzazione del responsabile, senza pagarlo per la seconda volta. Valore, 2,9 euro.
Dopo il caso dei «test del carrello», un altro licenziamento che riguarda la Pam Panorama. Teatro di questo nuovo episodio il punto vendita di via del Sabotino a Grosseto, il principale del capoluogo maremmano.
Lei è una lavoratrice storica della catena, con un’anzianità di una trentina d’anni, più o meno cinquantenne e con famiglia, mai una contestazione disciplinare alle spalle durante il lavoro. Di questa scomoda pubblicità avrebbe fatto volentieri a meno, tanto che ancora adesso è restia a parlare in prima persona. Il suo caso, anticipato dal Tirreno e dal sito Maremma Oggi, lo ha tirato fuori la Filcams-Cgil grossetana, adesso se ne sta occupando il giudice del lavoro del tribunale locale, la sentenza dovrebbe arrivare nel giro di qualche settimana.
Succede tutto nel mese di settembre, anche se per mesi la storia è rimasta sopita, anche dopo il can can del test del carrello senese. La cassiera, finito il suo turno di lavoro, fa la spesa come qualunque altro cliente, acquistando fra l’altro un flacone di detersivo. Arriva alla cassa, paga ed esce con le mani ingombre dalle buste. E qui ci scappa l’incidente: uno dei contenitori di plastica si rompe appena fuori dall’uscita, il flacone cade a terra e il detersivo si versa nel piazzale.
La dipendente torna indietro, avverte il responsabile del punto vendita, cui segnala pure la chiazza in cui potrebbe scivolare qualcuno, e (dice lei) d’accordo con lui, torna sullo scaffale a prendersi una confezione sostitutiva, ma senza pagarla per la seconda volta.
Sembra tutto risolto ed invece è l’inizio di una storia kafkiana: nei giorni successivi viene convocata dai vertici locali di Pam che le comunicano la contestazione disciplinare di non aver pagato il nuovo flacone del detersivo, come se l’avesse rubato, con tanto di licenziamento per giusta causa.
La cassiera resta traumatizzata ed incredula: ma come si fa a cacciarla dal posto di lavoro che ha occupato per decine di anni senza mai un problema per una bottiglietta che si è rotta per strada? Doveva pagarlo per la seconda volta, le spiegano, e la contestazione viene ribadita anche dopo un incontro chiarificatore.
Alla dipendente non resta che rivolgersi ai sindacati, nel caso specifico la Filcams Cgil, con il suo segretario maremmano, Pier Paolo Micci, anche lui stupito davanti a un pretesto tanto futile: «Non credevo ai miei occhi», spiega ora, raccontando pure l’incontro chiarificatore con Pam, nel quale la catena ha ribadito il licenziamento. Adesso, della vicenda si sta occupando l’avvocato lavorista della confederazione, Paolo Martellucci. Resta, almeno fino al pronunciamento del giudice Giuseppe Grosso, il sapore amaro di un licenziamento per la “giusta causa” di 2,9 euro e senza neppure che si possa parlare di un furto, sia pure di dimensioni infinitesimali. Non risulta a tal proposito nessuna denuncia penale.
«È quello che succede – chiosa Micci – quando il profitto non ha più alcun legame con l’etica e con le persone, colpisce l’umiliazione inflitta a dipendenti che dovrebbero essere la prima preoccupazione di un’azienda. Spero si arrivi a una ricomposizione, altrimenti aspettiamo con ansia la pronuncia del giudice».