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 2026  febbraio 01 Domenica calendario

Imparare (presto) ad agire

In circostanze storiche come quelle che stiamo vivendo ci si rende conto di quanto sia importante avere uno Stato pronto ad agire, capace non solo di rispondere ai bisogni quotidiani dei cittadini, ma anche alle scosse improvvise che vengono da fuori.
I poteri pubblici italiani, che hanno una lunga tradizione storica di scarsa efficacia per l’una e l’altra esigenza, hanno migliorato, negli ultimi anni, la loro capacità amministrativa, o si stanno almeno dotando di un progetto per affrontare gli odierni mari tempestosi? Lo Stato italiano, tradizionalmente un mosaico di corporazioni, alcune forti per la loro inerzia, altre potenti per la loro aggressività, è riuscito, in questi 80 anni di Repubblica, a creare istituzioni e pratiche capaci di utilizzare le nuove tecnologie, adeguando organizzazioni e procedure e favorendo all’interno degli apparati una cultura del risultato, nonché di resistere alle nuove tensioni che si presentano nel mondo, e governare i cambiamenti che ne derivano?
Se si scorrono rapidamente i vari organismi posti al vertice dello Stato, si nota che la Presidenza del Consiglio dei ministri è riuscita ad adattarsi rapidamente alle nuove esigenze della politica estera, ma continua ad essere appesantita da compiti gestionali lontani dalla sua funzione di guida e a non saper dirigere la fabbrica delle leggi.
I l Ministero della difesa è forse quello che ha più rapidamente compreso che occorre riorganizzare il sistema difensivo, unificare i compiti di cyber-sicurezza, procurarsi una riserva di volontari, ma ha dinanzi a sé un compito ancora più vasto, quello di ricostituire un «complesso militare-industriale» (l’espressione risale a Eisenhower), senza del quale non può esserci una difesa moderna, adeguando a tal fine anche il sistema di «procurement». Il Ministero degli esteri è a sua volta alla ricerca di un adeguamento della sua organizzazione al nuovo assetto del mondo, uscendo dalla tradizionale contraddizione tra organizzazione per aree geografiche e organizzazione per funzioni. Il Ministero dell’interno è consapevole di dover affrontare con coraggio le nuove esigenze di sicurezza su fronti molto diversi da quelli del passato, ma ha il forte inconveniente dello squilibrio della distribuzione territoriale delle forze dell’ordine. Il Ministero dell’economia e delle finanze ha saputo adoperare la prudenza sul breve periodo e organizzare, per il lungo periodo, la distribuzione di specialisti-funzionari detti taglia spese, per la «spending review» nelle amministrazioni, ma continua ad avere al suo interno una Ragioneria generale dello Stato lenta, incapace di elaborare tutti i dati che sarebbero necessari per la gestione dell’organismo pubblico, inadatta a operare da ufficio studi economici del governo. Il Ministero della giustizia continua ad essere dominato da 200 magistrati che non fanno il proprio mestiere e violano il principio costituzionale dell’indipendenza della magistratura; è impegnato nella riduzione delle questioni pendenti, che però ammontano ancora a troppi milioni di casi, e continua nella pratica di stabilizzazione dei precari, con l’assunzione in pianta stabile dell’ottanta percento dei più di 12 mila addetti agli uffici del processo. In non buone condizioni sono i ministeri della sanità e dell’istruzione, che boccheggiano dinanzi al compito di reinventarsi come centro di una rete, invece che come vertice di una gerarchia. Ultimo nella graduatoria, con i voti più bassi, viene il Dipartimento per la funzione pubblica, che, a fronte dell’impegnativo compito derivante dal cambiamento tecnologico e dal mutamento del quadro mondiale delle priorità, sembra impegnato alla ricerca di farfalle sotto l’arco di Tito.
Vi sono poi problemi trasversali. Il primo dei quali è quello delle reti territoriali, che necessitano una revisione: le scuole, gli uffici postali, i tribunali, i presidi sanitari, sono ancora quelli di un’Italia con un diverso numero di abitanti, agricola, poco urbanizzata, e necessitano una revisione. Un esempio è fornito da un’interessante ricerca pubblicata il 22 dicembre 2025 dall’Osservatorio dei conti pubblici italiani sulla distribuzione delle forze dell’ordine in relazione al tasso di criminalità: dove quest’ultimo è alto, il numero degli agenti è basso; questo deriva, da un lato, dalla provenienza territoriale del personale e, dall’altro, dalle retribuzioni reali. Il secondo problema trasversale è quello che nell’Ottocento veniva chiamato, in Francia, «passion des places»: ad esempio, la sanità, a partire dalla sua regionalizzazione, è stata divorata dalla ricerca di posti della politica. Il terzo problema trasversale riguarda il coordinamento tra processi naturali (denatalità) e tecnologici (digitalizzazione) e procedure amministrative (reclutamenti): è razionale assumere 600 mila nuovi addetti mentre diminuisce la collettività servita e aumenta la digitalizzazione? Perché non provare subito a migliorare il rapporto tra i livelli di governo nella gestione di procedimenti complessi, ancora troppo burocratico? L’ultimo è quello della persistenza di un divario istituzionale, oltre che economico, tra Sud e Nord: le regioni meridionali occupano gli ultimi otto posti nella classifica della qualità istituzionale.
È venuto il momento di prendere esempio dalla Germania, dove è stato pubblicato, con la prefazione del Presidente della Repubblica Frank-Walter Steinmeier, un rapporto intitolato «Iniziativa per uno Stato capace di agire». Il Presidente ha scritto, nella prefazione, «la nostra epoca ci pone di fronte a una dura prova. La Germania si trova sulla soglia di molti cambiamenti fondamentali, anzi storici». Questi cambiamenti sono registrati in un rapporto di poco più di cento pagine, redatto da quattro persone eminenti, appartenenti alla politica, all’università e al management privato, che hanno lavorato con l’ausilio di un centinaio di esperti e di almeno 50 giovani divisi in sette gruppi, con l’appoggio di quattro importanti fondazioni private. In un anno hanno preparato molte raccomandazioni, alcune delle quali addirittura già realizzate. Questo rapporto è diventato, come è stato osservato da uno studioso tedesco, quasi una guida dell’azione dell’attuale governo. Di un progetto altrettanto ambizioso c’è bisogno in Italia.