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 2026  febbraio 01 Domenica calendario

La diplomazia del pinguino. Così la Ue risponde con i meme al bullismo americano

I tempi sono maturi per la diplomazia del pinguino. Di fronte al vecchio mondo che scompare, alla disinformazione russa e al bullismo americano, gli europei reagiscono con tutte le armi possibili, compreso uno stile di comunicazione ispirato più a TikTok che alle cene degli ambasciatori.
Nell’ultima puntata di un tormentone nato all’inizio di gennaio, il normalmente compassato ministero degli Esteri tedesco ha diffuso due giorni fa su Instagram il video di un pinguino che cammina deciso verso una montagna decorata con i colori della bandiera europea. Sulle spalle porta uno zaino con le facce del presidente francese Macron, del cancelliere tedesco Merz e del premier britannico Starmer, e sullo sfondo si sentono le parole pronunciate a Davos da Macron in difesa dell’Europa, con il suo ormai celebre fo shur («certo», nella pronuncia un po’ francese e un po’ attoriale di Macron). Il pinguino spicca il volo verso le 12 stelle europee mentre risuonano le lodi al continente: «Lealtà? Fo shur! Competitività? Fo shur! Difesa della libertà? Fo shur! Sicurezza? Fo shur!», eccetera.
I diplomatici tedeschi non sono impazziti di colpo, o quanto meno non sono i soli. Il pinguino solitario è diventato un meme dopo il successo sui social media di una scena del documentario Encounters at the End of the World di Werner Herzog, in cui si vede un animale allontanarsi dal gruppo e avventurarsi da solo tra i ghiacci. Perché? Spirito di conquista nella tradizione della nuova frontiera americana, o istinto suicida?
La Casa Bianca aveva dato una prima versione, postando l’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale del pinguino in marcia con il presidente Trump verso una montagna della Groenlandia. A parte che i pinguini vivono nell’emisfero australe (Sud) e non boreale (Nord), ma Berlino ha voluto replicare con un pinguino europeista imitando lo stile di comunicazione di French Response, l’account su X del Quai d’Orsay (ministero degli Affari esteri francese), che dopo mesi di rodaggio sta diventando ormai una spina nel fianco di russi e americani.
Alla conferenza degli ambasciatori, il 9 gennaio scorso, il ministro Jean-Noël Barrot ha spiegato che «French Response punta a non cedere nulla nella battaglia delle narrazioni, e lo fa con brio e risultati spettacolari. Grazie al team mobilitato 24 ore su 24 la Francia alza il tono, alza il volume, e non ci fermeremo qui». Il team è formato da una decina di persone che si danno il turno al pianoterra del Quai d’Orsay, e che godono di una «procedura di validazione» alleggerita.
Di solito ogni parola che esce dal ministero per raggiungere il pubblico deve superare più livelli di controllo, una lentezza ormai incompatibile con i nuovi ritmi della politica internazionale. Gli account tradizionali resistono, con i loro tempi e le loro frasi più controllate, ma vengono affiancati dall’impertinenza di French Response, chiamata a occuparsi un po’ del lavoro sporco: à la guerre comme à la guerre.
Se Elon Musk si chiede su X «perché il governo britannico è così fascista», French Response replica immediatamente postando la celebre immagine di Musk che fa il saluto nazista, vista di nuovo da 7,5 milioni di persone. Se il negoziatore russo Kirill Dmitriev attacca i «burocrati Ue che presi dal panico continuano a criticare X», French Response risponde con la frase «ecco i burocrati europei presi dal panico» e un video dei mitici Andrea Tirone e Roberto Conigliaro ovvero Mind Enterprises, i dj torinesi che rievocano l’Italo Disco mixando sul balcone di casa con aria favolosamente retro-cool, sigaretta e bottiglia di Campari.
E se il segretario di Stato americano Marco Rubio insiste su X evocando una «cultura che porterà l’Europa all’autodistruzione», French Response ribatte poco dopo «ecco la nostra cultura», e una tabella impietosa sulle differenze Ue/Usa: «Aspettativa di vita 82/72, debito pubblico 81%/120%, mortalità infantile 3,3/5,6, omicidi ogni 100 mila abitanti 2/5», e così via.
Gli europei sembrano decisi a seguire l’esempio del governatore della California, Gavin Newsom, che per primo molti mesi fa ha cominciato a rispondere a Trump usando la stessa moneta, compreso l’abuso delle lettere maiuscole. È una strada non priva di rischi, perché chi accetta di lottare nel fango finisce per sporcarsi. Ma il risveglio europeo passa anche per la battaglia contro la disinformazione e lo sforzo di cavalcare, e non subire, lo stile comunicativo dei social media.