Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2026  febbraio 01 Domenica calendario

Minneapolis, Trump torna all’attacco. Rilasciati il piccolo Liam e il suo papà

La sorpresa è arrivato anche il Boss a scaldare gli animi, semmai ce ne fosse stato bisogno. Nel giorno in cui gran parte dell’America si è fermata per protestare contro gli abusi dei federali tra raid e rastrellamenti anti migranti, Bruce Springsteen si è esibito nel centro di Minneapolis. Al collo la chitarra con la scritta arrembante Arrest The President, ha intonato Streets of Minneapolis, dedicata a Renee Goods e Alex Pretti, i due americani freddati nei giorni scorsi a bruciapelo dagli agenti mascherati sguinzagliati da Donald Trump.
L’ondata di sdegno nei confronti di un’amministrazione accusata di uccidere i propri cittadini «migliori» non si è placata dopo il passo indietro della Casa Bianca che – nel tentativo di far scendere la tensione – dopo l’uccisione di Pretti ha cacciato da Minneapolis la ministra della Sicurezza nazionale Kristi Noem e Greg Bovino, il controverso capo della Border Patrol Police, responsabile della morte di Pretti. Ad aggravare la sua reputazione, le indiscrezioni pubblicate ieri dal New York Times secondo cui Bovino avrebbe pure deriso la fede ebraica del pubblico ministero Daniel N. Rosen lo scorso 12 gennaio durante una conversazione telefonica.
La retorica della moderazione del presidente Usa è durata poco, lasciando il posto ai consueti toni incendiari: il tycoon è tornato ieri ad attaccare la deputata democratica di origini somale Ilhan Omar (già aggredita giovedì da un trumpiano che gli ha spruzzato addosso dell’aceto) e anche il governatore del Minnesota Tim Walz. «La truffatrice Ilhan Omar e i suoi orribili amici della Somalia dovrebbero essere in carcere o rispediti in Somalia. Il governatore Walz è il più corrotto funzionario pubblico della storia» ha tuonato.
A tenere alta la tensione è soprattutto il fatto che gli agenti dell’Ice non se ne andranno, come chiedono i manifestanti. Ieri una giudice federale, Katherine Menendez, ha respinto la richiesta dello stato del Minnesota e si è rifiutata di interrompere subito l’ondata di controlli anti migranti dei federali, assicurando che la questione sarà riesaminata nel prosieguo del contenzioso. Ma un contraccolpo l’Ice lo ha già subito da parte del maggiore fornitore nell’ambito del suo nuovo programma teso a sorvegliare e fotografare segretamente i clandestini: una filiale della società francese Capgemini, tra le più grandi multinazionali europee di tecnologia e consulenza, ha fatto sapere che non intende procedere con il contratto milionario firmato il mese scorso.
E si rafforza il fronte anti Ice: in 34 mila si sono offerti come «osservatori» in Minnesota per monitorare le loro azioni, riporta il Washington Post.
Ad accendere ulteriormente la rabbia ha contribuito l’arresto, nella notte tra giovedì e venerdì, di due giornalisti: uno è Don Lemon,ex conduttore della Cnn, incriminato per ostruzione alla libertà religiosa per aver seguito una protesta in una chiesa del Minnesota. I due fermi sono durati poco più di 24 ore: «La mia intera carriera è stata nella copertura delle news. Non mi fermerò ora. Non c’è momento più importante per una stampa libera e indipendente» ha dichiarato dopo il rilascio.
Venerdì in diverse città, dall’Atlantico al Pacifico, i tavoli dei ristoranti sono rimasti vuoti, le vetrine dei negozi oscurate, le aule vuote, in risposta all’appello lanciato da associazioni studentesche e da organizzazioni per i diritti degli immigrati: niente scuola, niente consumi, ma partecipazione diretta alle mobilitazioni anti-Ice. Una rete diffusa di scioperi riusciti soprattutto nelle città più colpite dalle attività dell’Ice come New York, Chicago, Los Angeles e ovviamente Minneapolis. Qui diverse migliaia di manifestanti hanno sfidato il gelo pungente (meno 17°) e il massiccio dispiegamento di agenti mascherati, con cartelli del tipo «please stop killing us».
A fine giornata una buona notizia: è stato rilasciato Liam, il bambino di 5 anni prelevato con il padre e poi usato come esca per stanare la madre, diventato il simbolo della natura indiscriminata e violenta delle deportazioni.