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 2026  febbraio 01 Domenica calendario

Intervista ad Arianna Fontana

Vent’anni e sei Olimpiadi dopo, Arianna Fontana da Polaggia frazione di Berbenno, Valtellina, non si è ancora sfilata dal dito i cinque anelli. E siccome le cose banali non le sono mai piaciute, venerdì prossimo a San Siro porterà la bandiera dell’Italia per la seconda volta in carriera (la prima è stata ai Giochi di Pyeongchang 2018). L’ennesimo record dell’azzurra più vincente del nostro sport a livello olimpico: 11 medaglie da Torino 2006, dove era una bimbetta bionda, a Milano-Cortina 2026, dove sarà il nostro totem. E non è detto che sia finita qui: il ghiaccio di Arianna sotto le lame dello short track, che l’ha rilanciata con l’oro europeo nei 1500, sembra infinito.
Arianna il 14 aprile saranno 36 anni. Come fa?
«Mi stupisco anch’io. In questa stagione non ho fatto molte gare: a Montreal, prima tappa della Coppa del Mondo, in partenza ho sentito un dolore allucinante, poi gli esami hanno rivelato 5 centimetri di lesione al quadricipite. Ero andata all’Europeo di Tilburg per riprendere confidenza con l’agonismo, senza troppe ambizioni. È arrivato un bellissimo oro».
I pensieri con cui si affronta la sesta Olimpiade sono gli stessi della prima a 15 anni?
«Più o meno… Parto per portare a casa il più possibile: l’approccio a ogni Olimpiade a cui ho partecipato. L’obiettivo minimo è la finale in tutte e cinque le gare a cui vorrei partecipare, tre individuali e le due staffette. Se uscirò dal ghiaccio sapendo di aver dato tutto ma avrà vinto un’altra, brava lei. Non voglio rimpianti».
Il progetto pista lunga a Milano-Cortina, che fine ha fatto?
«Ho saltato le qualificazioni per l’infortunio. Marchetto, direttore tecnico della velocità, mi ha dato l’opportunità di pattinare a Calgary ma venivo dalla riabilitazione e la gara è andata come spesso succede dopo un guaio fisico. Nella team pursuit abbiamo abbassato il tempo, però non al punto da qualificarci. Ho chiesto a Marchetto di essere rivalutata, non mi è stato più detto nulla. Mi sono messa il cuore in pace».
Tempo perso?
«No, no. È che per riuscire a fare le due discipline ai Giochi doveva essere, dall’inizio, una stagione perfetta. Non è stato così. Ma il lavoro della pista lunga frutterà anche per lo short track».
Se dopo Pechino 2022 le avessero detto che sarebbe arrivata fin qui, e pure nel ruolo di alfiere, cosa avrebbe risposto?
«Siete matti! E invece... Quattro anni sono stati lunghi e impegnativi. La bandiera è piovuta dal cielo: una grande sorpresa e un grande onore».
Anche Edoardo Mangiarotti la portò due volte, ai Giochi estivi. E, come lei, detiene il record di medaglie olimpiche conquistate da un italiano.
«Io davvero non me l’aspettavo. Quando ho ricevuto la telefonata del presidente del Coni Buonfiglio stavo entrando in palestra. Mi sono seduta e per dieci secondi buoni sono rimasta ammutolita, in totale choc. Mio marito Anthony, che mi allena, mi guardava preoccupato. Al punto che Buonfiglio mi ha chiesto: ci sei rimasta male? E io: nooo, presidente, tutt’altro! È stato un bel boost di energia».
Cosa alimenta la sua longevità, a parte i geni buoni?
«Una seconda Olimpiade in casa non poteva sfuggirmi. E poi, dopo Pechino, non mi sentivo addosso quella sensazione di appagamento e di capolinea di cui mi hanno parlato tanti atleti che hanno smesso».
È tutto da vedere che la senta a fine febbraio.
«Ecco, appunto. Non ho chiarezza: smetto o mi regalo un altro giro di giostra? Riparliamone a fine Olimpiade».
Lei torna in Nazionale dopo il processo sportivo ai compagni di squadra (assolti) che aveva accusato di averla fatta cadere intenzionalmente. Dotti non c’è, ma Cassinelli (non ha commesso il fatto) sarà in azzurro con lei al Forum.
«Quello che dovevo dire alla Procura federale, l’ho detto: rifarei tutto. Ma adesso il focus è sui Giochi: al passato non penso più. Quello lo considero un capitolo chiuso».
Riassuma in poche parole ciascuna delle sue cinque Olimpiadi. Torino 2006.
«Incoscienza totale: ero giovanissima, non capivo né la grandezza dell’evento né ciò che significò quel bronzo così precoce in staffetta. Mi comportavo con un’ingenuità totale».
Vancouver 2010.
«Ero a caccia di conferme per me stessa nella gara individuale: sono andata in Canada con questo unico scopo. È arrivato un bronzo nei 500».
Sochi 2014.
«Tre medaglie, un argento e due bronzi. Una sorpresa: non era così scontato».
PyeongChang 2018.
«Una grande vittoria per me e per le mie scelte: avevo deciso di farmi allenare da Anthony, rivoluzionando metodo e routine. Non fu una decisione facile, ma pagò: un oro e un bronzo».
Pechino 2022.
«La conferma di quattro anni di duro lavoro. L’oro bis nei 500, due argenti. La certezza che volevo».
Undici medaglie olimpiche: ne ha una preferita?
«I podi ai Giochi sono tutti bellissimi, ma nel cuore porto il mio primo Campionato europeo: mi ha dato la consapevolezza delle mie capacità. Okay Ari, mi sono detta, dopo l’Europa prenditi il mondo».
Una vita sul ghiaccio. Casa, dov’è?
«Vivo con la valigia tra Bormio e la Florida, dove abita la famiglia di mio marito. Sto bene sia in Italia che negli Usa: la dimora fissa è un discorso ancora aperto. Alla fine sono felice dove ci sono le persone che amo».
Che cosa avrà sul comodino, al villaggio olimpico, durante Milano-Cortina?
«Un libro, il tablet per rilassarmi con un film o una serie, una foto della mia famiglia, la mini-tartaruga portafortuna che mi ha regalato la mia migliore amica. E una bella bottiglietta d’acqua: l’idratazione, alla mia età, è importante».