Corriere della Sera, 1 febbraio 2026
L’irritazione del Ppe su Zelensky
Venerdì sera era emerso a porte chiuse nei bilaterali durante la cena tra i leader europei della famiglia del Ppe riuniti a Zagabria – tra gli altri Merz, Tusk, Mitsotakis, Chrostodoulides e il padrone di casa Plenkovic – per discutere le priorità politiche del 2026. Ieri invece è stato portato all’attenzione generale dal presidente Manfred Weber nella conferenza stampa conclusiva, che ha rivelato una certa irritazione. Sono bastati un avverbio e un aggettivo riferito al presidente Volodymyr Zelensky – quite outspoken, piuttosto schietto – per far trasparire uno stato d’animo alquanto diffuso tra le cancellerie europee dopo il discorso del leader ucraino a Davos, nel quale ha sferzato l’Ue per la sua inerzia. La premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani avevano già espresso la loro delusione per quelle parole all’indomani dell’intervento al Word Economic Forum. Ieri Weber ha «sottolineato» che il sostegno da parte europea «allo Stato ucraino e agli ucraini è lì» nel prestito da 90 miliardi che la scorsa settimana, ha ricordato, il Parlamento Ue ha confermato nei giorni di Davos, sulla base della decisione del Consiglio europeo di dicembre. L’Ucraina è stata al centro delle discussioni del ritiro di Zagabria «perché la pace è il tema principale per noi europei». Ed è stato ribadito che «siamo pronti a fare il possibile per sostenere l’Ucraina». Tanto più che gli ultimi sviluppi dimostrano «ancora una volta il vero volto di Mosca: Putin continua, anche dopo aver annunciato il cessate il fuoco da parte americana, ad attaccare le infrastrutture civili in Ucraina». Per Weber è necessario proseguire ulteriormente nella lotta contro la flotta ombra «per fermare le entrate aggiuntive che la Russia riceve per finanziare la guerra». E l’auspicio è che «insieme agli amici americani che possono permetterlo» si possa arrivare alla pace in Ucraina.