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 2026  febbraio 01 Domenica calendario

Nordio: nessun intento persecutorio, pronti al dialogo sui decreti attuativi

Il culmine del sottosopra nell’Aula Magna dell’anno giudiziario di Milano pare quando Carlo Nordio, ministro della Giustizia di una maggioranza di governo che di continuo accusa i giudici di appiattirsi sui pm e addita come rimedio la riforma costituzionale del Csm, si unisce con voluta teatralità ai 15 secondi di applauso al «Non è accettabile!» scandito dal presidente della Corte d’Appello, Giuseppe Ondei, a proposito proprio di questo «fuorviante» (per Ondei) luogo comune: quello per il quale la riforma darebbe alla giustizia «un giudice più terzo e più imparziale» perché «oggi i giudici sarebbero appiattiti sulle richieste del “collega” pm. Se questa affermazione fosse vera – nota Ondei – vi sarebbe una grave emergenza per lo Stato di diritto, ma significativamente non risulta rilevata da alcun organismo internazionale. La realtà è che la magistratura italiana è un Ordine sano dello Stato». «Condivido Ondei, non ho mai detto e non lo dirò mai – aggiunge poi Nordio – che i giudici sono appiattiti sulle tesi del pm, l’ho visto per esperienza che moltissime volte mi hanno dato torto, e poi ho anche riconosciuto che avevano ragione loro».
Del resto Nordio dà ragione a Ondei e alla procuratrice generale Francesca Nanni anche quando concorda che «la riforma costituzionale non inciderà su tempi e efficienza della giustizia: nessuno lo ha mai preteso, pur se su questo stiamo colmando entro il 2026 l’organico dei magistrati, dando certezze ai giudici onorari considerati figli di un Dio minore, e stabilizzando quasi 10.000 degli addetti Pnrr». Nordio abbandona pure l’altro slogan molto speso dal governo: «La riforma inciderà sulla malagiustizia? Non so cosa si intende con malagiustizia, non so dire se inciderà, sospendo il giudizio».
Tolti gli argomenti terzietà-efficienza-malagiustizia, per il sì al referendum del 22 e 23 marzo continuano per il ministro a militare la parola («consustanziale») e la scena (gli anglosassoni «esterrefatti») che ama tanto pronunciare e raccontare: «La separazione delle carriere è consustanziale al processo accusatorio di stampo anglosassone introdotto nel 1989 dal codice penale Vassalli. Tre giorni fa ero a Londra, c’era il loro ministro della Giustizia ed erano esterrefatti dall’apprendere che pm e giudici appartengono alla stessa famiglia, non comprendevano questo concetto». Persino quando la pg Nanni «dalla sostanziale inutilità della riforma» ricava «il dubbio che si tratti di un intervento prevalentemente punitivo», Nordio concede che questa «percezione» forse «può anche dipendere da quell’atmosfera arroventata suscitata da molte parti in queste settimane», mentre la riforma «al contrario enfatizza in Costituzione il ruolo del pm perché lo eleva il rango del giudice. In Cassazione davanti al capo dello Stato ho detto, e ora lo ripeto, che è blasfemia attribuirci la volontà di sottomettere i pm all’esecutivo: blasfemia, infatti, è anche l’offesa a una istituzione sacra, quale per me il Parlamento, a cui viene attribuita una volontà non solo mai avuta, ma anzi contraddetta dagli articoli 104 e 106 della Costituzione. La riforma non è fatta per punire la magistratura né per rafforzare il governo, nessun intento persecutorio, non avrà e non deve avere effetti politici». Anzi – apre Nordio, benché durante le quattro letture parlamentari della riforma in 11 mesi la maggioranza proprio su questi punti abbia respinto qualunque correttivo attraverso la continua «blindatura» dei voti di fiducia —, «se vincerà il sì, cominceremo subito il dialogo sui decreti attuativi. Penso ad esempio si possa discutere dei criteri del sorteggio per il Csm che sono in fieri», pur se la riforma fissa in Costituzione (non modificabile da ordinari decreti attuativi) la diversità tra il sorteggio totale dei membri togati e il sorteggio invece dei laici tra pre-eletti dal Parlamento; «e penso alla possibilità di introdurre un ricorso in Cassazione contro le decisioni dell’Alta Corte disciplinare», anch’esso però non previsto nella Costituzione modificata dal testo sottoposto a referendum.