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 2026  febbraio 01 Domenica calendario

Piazza violenta a Torino. L’assalto a un agente colpito con un martello

Corso Regina Margherita, ieri pomeriggio. C’è un poliziotto a terra, circondato da un gruppo di violenti. Lo prendono a pugni, a calci. Lui cade, non ha più né il manganello, né il casco né lo scudo. Uno degli aggressori ha in mano un martello e, prima che i colleghi dell’agente riescano a portarlo in salvo, lo colpisce con forza su un fianco e poi sulle spalle. Solo qualche centimetro più in alto e saremmo qui a raccontare una storia ben più drammatica.
«Questi atti non sono dissenso, né protesta: sono aggressioni violente con l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo rappresenta» commenta in serata la premier Giorgia Meloni. E anche il presidente Sergio Mattarella chiama il ministro dell’Interno Piantedosi per chiedergli di trasmettere la sua solidarietà all’agente aggredito e a tutti gli agenti delle forze dell’ordine che hanno subito violenze.
Alla fine della giornata sono 11 i feriti in divisa fra gli uomini schierati a fronteggiare i manifestanti arrivati a Torino da ogni dove per il corteo a sostegno del centro sociale Askatasuna. Un corteo da oltre ventimila persone partito da tre punti diversi della città per unirsi in Piazza Vittorio Veneto, davanti al Po, e da lì sfilare in direzione dell’Askatasuna, sgomberato il 18 dicembre dopo essere stato per quasi trent’anni punto di riferimento della galassia antagonista, non soltanto torinese.
Che non sarebbe stata una manifestazione tranquilla si era capito dai controlli partiti il giorno prima al casello autostradale della Milano-Torino, ad alcuni treni provenienti da Genova e ai passeggeri di quattro voli. Erano state sequestrate maschere antigas, passamontagna, a qualcuno era stata trovata una grossa chiave inglese, un coltello, dei bastoni. Ma evidentemente non sono bastati i 24 fogli di via obbligatori con il divieto di rimettere piede a Torino per un periodo variabile da 1 a 3 anni.
Centinaia di manifestanti – venuti soltanto per cercare lo scontro con polizia, carabinieri e guardia di finanza – sono riusciti a non incappare in nessun controllo e a prendersi la scena che volevano per tre ore, creando il caos.
La partenza dei tre cortei è alle 14.30. Prima del via, mentre il raduno si ingrandisce, gli amplificatori diffondono discorsi improvvisati. Davanti alla stazione di Porta Nuova una ragazza, che si dice sia fra le figure emergenti dell’Askatasuna orfano di sede, prende il microfono per parlare di «imperialismo», di pericolose «entità sioniste» e di «repressione come strategia messa in pratica da governi in crisi». Di fronte a lei in molti sventolano la bandiera della Palestina e quella no-Tav.
Il corteo si muove al grido di «Palestina libera» – ovviamente «dal Giordano al mare» – e scandendo slogan per la libertà di Mohammad Hannoun, il leader pro Pal in carcere con l’accusa di terrorismo. Direzione: la sede chiusa dell’Askatasuna cinta da un cordone imponente di poliziotti e carabinieri.
Fila tutto liscio (si fa per dire, perché viene aggredita una troupe della Rai) fino al punto in cui il serpentone dei manifestanti non incrocia Corso Regina Margherita, la via del Centro sociale. Sono le 17.30. Un centinaio di metri più indietro c’era stato uno stop prolungato del corteo e adesso è chiaro il perché. Era servito a preparare la guerriglia: soprattutto per distribuire le bombe carta, gli oggetti per lo scontro (tipo martelli e bastoni) e i fuochi d’artificio per fare tanto rumore e tanto fumo.
Il «blocco nero» – decine e decine di ragazzi vestiti di nero, incappucciati e con il viso coperto da sciarpa o passamontagna – non perde tempo: i primi danni sono per le vetrine del Crédit Agricole di Corso Regina. L’Askatasuna è poco più in la, e tirando bombe carta e grossi petardi con l’aiuto di tubi, ad altezza d’uomo, i più facinorosi riescono ad arrivare quasi lì davanti,ad assediare quell’angolo della città.
Qualcuno dalle prime file dei bellicosi riesce a dare alle fiamme una camionetta della polizia, un’altra viene danneggiata, viene dato fuoco a dei cassonetti, in mezzo alla strada vola di tutto, a partire dai sampietrini usati per il lastricato del controviale. Gli agenti rispondono con lacrimogeni e idranti ma ci vorranno quasi due ore per costringere i più bellicosi ad arretrare.
Su più di 20 mila manifestanti, il gruppo dei violenti si stima fosse di 600-700 persone. Sufficienti a mettere tutto sottosopra malgrado l’impiego di oltre mille uomini delle forze dell’ordine. Fra i più aggressivi molti sono arrivati dalla Francia, in particolare da Marsiglia. Altri da Genova, dal sud Italia, qualcuno dalla Spagna e dall’Austria.
Alle otto e mezzo di sera gli ultimi del blocco nero si disperdono per le vie della movida. Il 118 fa sapere che durante la manifestazione i suoi operatori hanno gestito il soccorso per 25-30 feriti, manifestanti compresi. Il poliziotto, si saprà a tarda sera, non è in gravi condizioni.