il Fatto Quotidiano, 31 gennaio 2026
Diritti tv, la Serie A ora ha un tesoretto: la causa contro IMG vale mezzo miliardo
Mezzo miliardo, spicciolo più spicciolo meno: comunque una manna dal cielo per i patron della scalcagnata Serie A. C’è un tesoretto che potrebbe cambiare la stagione di tante squadre: il risarcimento milionario per la famosa causa contro Img, colosso dei diritti tv del pallone, un tempo di proprietà di Riccardo Silva. La vicenda risale al 2019, quando l’Antitrust accertò l’esistenza di un’intesa restrittiva della concorrenza, in poche parole un cartello, che ha portato alla vendita dei diritti all’estero a un valore inferiore di mercato tra 2008 e 2018. La sanzione ha innescato una causa per danni da parte di club e Lega calcio, che in origine chiedevano addirittura 3 miliardi. Il contenzioso è andato avanti e adesso siamo quasi al momento della verità. La perizia ordinata dal Tribunale ha quantificato il danno in 518 milioni di euro (più interessi per altri 300). Per questo le parti, ormai da mesi e con sempre maggior frequenza, stanno cercando un accordo. Che Img debba pagare è pacifico, il punto è quanto. A sborsare mezzo miliardo non ci pensa nemmeno, ma ha un cospicuo fondo rischi e sarebbe pronta a chiudere intorno a 300. La Serie A è spaccata, tanto per cambiare. Da una parte ci sono i falchi, come De Laurentiis e Lotito che guidano la commissione incaricata delle trattative (insieme a Zanzi del Verona e all’ad Luigi De Siervo): loro puntano a strappare il massimo e sono pronti ad arrivare a sentenza (infatti Img preferirebbe scavalcarli e affidare la transazione ai legali). Dall’altra, c’è un gruppo nutrito di presidenti, le piccole in particolare ma non solo (Roma, Bologna, Fiorentina), pronto ad abbassare le pretese, pur di avere la certezza di incassare subito.
La cifra in ballo è enorme: praticamente il 50% di una stagione di diritti tv. Considerando che alcuni club dell’epoca sono scomparsi, a spanne fanno 20-30 milioni a testa. Una big ci finanzia tutto il mercato, una provinciale sistema il bilancio per un paio di campionati. Insomma, i presidenti sono pronti a stapparne una buona. Purché i soldi arrivino. Anche il giudice ha invitato le parti all’accordo, ammonendo che la sentenza potrebbe non rispettare la perizia, per eccesso o per difetto. Tenere il punto può essere più redditizio, ma significa anche aspettare i ricorsi, e poi inseguire i creditori in giro per il mondo (la società perseguita è in Delaware, giurisdizione non semplice da aggredire). La Serie A si sente forte, ma un vecchio adagio recita: chi troppo vuole, nulla stringe.