la Repubblica, 31 gennaio 2026
Cicalone pestato in metro: dietro l’agguato c’è il clan Hitler
Il clan Hitler, o meglio clanul Hitler. È questo il nome della gang criminale rumena che ha massacrato Simone Ruzzi, in arte Cicalone, il controverso youtuber che da anni documenta rapine e borseggi nella metropolitana di Roma. Non una rissa ma un’azione mirata, organizzata. Il 12 novembre, nella stazione Ottaviano della metro A, Cicalone viene accerchiato e picchiato brutalmente. Quaranta i giorni di prognosi.
Il clan Hitler è una banda criminale rumena – come ha spiegato la polizia rumena a quella italiana – con base operativa a Buzau, città a poco più di cento chilometri da Bucarest. Un gruppo strutturato, non improvvisato, specializzato in reati contro il patrimonio: rapine, furti, estorsioni e ricettazione. Il clan opera da tempo in Romania e soprattutto in Inghilterra. Roma, per loro, sarebbe diventata un nuovo terreno di caccia.
La procura capitolina ha ottenuto l’arresto di quattro dei sei autori del pestaggio. La batteria era composta in tutto da sei persone: due donne e un uomo con i ruoli di palo, e tre picchiatori. La Polmetro, con il pubblico ministero Eleonora Fini, ha ricostruito ogni fase dell’aggressione e si è posta subito una domanda: perché proprio Cicalone?
La risposta arriva osservando quello che stava accadendo in quei giorni sulla linea A della metro. Il gruppo era già finito sotto la lente della polizia per una serie di borseggi ripetuti. Il metodo era sempre lo stesso, alcuni membri camminano avanti e indietro, altri puntano coppie di turisti, qualcuno finge di parlare al telefono, altri controllano l’ambiente e segnalano l’eventuale presenza della polizia. Un sistema collaudato, efficiente. Lo stesso schema applicato contro Cicalone.
In questa prospettiva, il pestaggio rientra in una logica precisa. Ruzzi era stato individuato come un problema. I suoi video, le riprese, l’attenzione mediatica stavano interferendo con il loro business criminale. E il clan Hitler ha reagito come reagiscono le organizzazioni strutturate, colpendo l’ostacolo.
Dopo l’aggressione, la cellula ha lasciato l’Italia. Un’uscita pianificata, coerente con il livello di organizzazione del gruppo. Solo in un secondo momento la procura di Roma, grazie alla collaborazione della polizia rumena, è riuscita a rintracciarli: uno arrestato a Buzau, gli altri tre fermati addirittura in Finlandia.