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 2026  gennaio 31 Sabato calendario

Intervista a Chiello

Se lo chiamate trapper non è molto contento. Rocco Modello da Venosa, in arte Chiello, ha iniziato con la trap come membro della FSK, ottenendo un buon successo. Nel 2019 ha pubblicato il suo primo Ep da solista, Non troverai un tesoro. Da allora il suo percorso è più vicino a quello di un cantautore che a quello di un trapper, anche se non rinnega niente del suo passato. Da allora ha inciso tre album con un quarto in arrivo. Ha un rapporto speciale con Achille Lauro, che è un suo grande fan, e ha duettato all’Ariston lo scorso anno con Rose Villain nella serata delle cover. Schivo, fuori schema, arriva a Sanremo con Ti penso sempre. I tatuaggi sul viso e l’aria scompigliata non corrispondono affatto al ritratto di un duro: nella sua musica ci sono domande e fragilità, non sfrontatezza. Il suo tour partirà a aprile: il 16 a Padova, il 19 a Roma, il 21 a Firenze, il 22 a Bologna, il 28 a Milano e il 29 a Venaria Reale (To).
Del brano sanremese ha detto che è la canzone meno storta tra quelle che sta scrivendo. Cos’ha di più dritto?
«Forse è riuscita meglio. È una sensazione, penso sia una di quelle canzoni che potrebbe arrivare a tutti. C’è un po’ di distorsione, ma è una canzone nostalgica».
Facile immaginare sia una canzone d’amore. In “Algoritmo”, un brano di qualche tempo fa, diceva che se non ti prendi cura di te, in amore, non lo fa nessuno. La pensa ancora così?
«Ogni tanto, ma a volte penso anche che ho bisogno di essere amato per amare a mia volta. Per amare bisogna essere amati. Non si deve contare troppo sugli altri, comunque».

Qual è la molla principale che la spinge a scrivere canzoni?
«Probabilmente un bisogno, qualcosa che mi aiuti a ricordarmi che sono vivo. Per me è stata sempre una necessità, ho iniziato a scrivere a sette anni, sentivo bisogno di esprimermi, di esternare quello che sento. Adesso tutto questo processo fa talmente parte di me che non mi chiedo più nemmeno il perché».
Nella prima frase del brano “Insetti” diceva “Uno di questi giorni mi ammazzerò”. Nel video di “Limone” viene respinto malamente da una serie di ragazze e alla fine una le spara. Si sente davvero così?
«Sicuramente tutti i messaggi che mando con le canzoni e i video sono maturati da emozioni che provo. A volte esagero, a volte ho preso come riferimento altre vite, altre persone, ma cerco sempre qualcosa che è dentro di me. Poi possono anche essere provocazioni».
È già stato a Sanremo in duetto con Rose Villain. Come lo immagina da solista?
«Certo sarà diverso, lì ero solo un ospite, stavolta porto la mia canzone, sarò io al cento per cento, che è quello che voglio. Vorrei che il pubblico capisse chi sono».
Con Rose avete cantato Battisti. Amando il cantautorato, qual è il suo pantheon?
«Battisti sicuramente, ma ho sempre amato Luigi Tenco, Piero Ciampi, la scuola genovese. Ho una passione per Jeff Buckley».
Quasi tutti artisti sofferenti. In passato ha parlato con onestà dei suoi problemi con la droga. A che punto è del suo recupero?
«Non entrerei troppo dei dettagli, ne ho parlato già molto. Però posso dire che è un momento lontano, passato».
Ha fatto scelte coraggiose, rinunciando anche a successi sicuri quando ha lasciato la FSK. Se arrivasse un boom improvviso, pensa che riuscirebbe a gestirlo?
«Non lo so, dipende. Ma magari sì. Mi sento abbastanza pronto, ho consapevolezza di espormi di fronte a tante persone, ma sono tranquillo, mi sento orgoglioso di quello che faccio».
Cosa vorrebbe che il pubblico percepisse di Chiello?
«Vorrei arrivare alla gente per quello che sono realmente. Le persone mi chiamano trapper, guardano i tatuaggi e non ascoltano la mia musica. Non è che mi dia fastidio, ma non sanno davvero come sono, anche perché la mia musica non è arrivata a tutti».
Quanto sono importanti Venosa e la sua terra d’origine per lei?
«Il 90% di me è Venosa, sono molto legato alla mia terra. Si sente anche dall’accento. Difficilmente dimentico le cose importanti».