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 2026  gennaio 31 Sabato calendario

Colombre e Maria Antonietta, coppia nella vita, saranno a Sanremo: stare insieme non ci definisce

Qualcuno, all’annuncio dei loro nomi, si è chiesto chi sono. «Ma è legittimo», dice Maria Antonietta. «L’importante è la curiosità», aggiunge Colombre. Dopo due carriere parallele in ambito indipendente, un disco insieme, «Luna di miele», e quindici anni di amore che automaticamente, ridono, li incasella in «coppia nell’arte e nella vita», i due cantautori piombano nel calderone sanremese. L’impatto è buono, assicurano Letizia Cesarini, 38 anni, e Giovanni Imparato, 43.
Com’è finora la dimensione nazionalpopolare?
Maria Antonietta: «Per ora è tutto bello, ma entrambi sappiamo che stiamo facendo una cosa importantissima che però non è un’operazione a cuore aperto. È una tappa del nostro percorso».
Colombre: «Vogliamo prepararci bene per un posto mitologico e stiamo sistemando ogni dettaglio».
Suonerete strumenti?
C: «Io la chitarra elettrica, Leti la chitarra elettrica e l’Omnichord, un sintetizzatore giapponese».
Come vi presentereste a chi non vi conosce?
C: «Piacere, Giovanni».
Con un nome d’arte letterario, però: il colombre è una creatura di Buzzati.
C: «Buzzati è gigantesco, ma magari anche lui è sconosciuto al grande pubblico, poi prendendo il titolo di un racconto l’ho fatta difficile».
E lei, Maria Antonietta?
M: «Sono una cantautrice, appassionata di parole, libri, poesia. E questo faccio: scrivo. Tutto il resto, forse, è una sovrastruttura».
C: «È anche una grande appassionata di Medioevo, in casa siamo sepolti dai libri».
M: «Una malattia che mi ha trasmesso mio padre: dipinge icone sacre».
Di cosa parla il vostro brano, «La felicità e basta»?
M: «Non è una canzone d’amore ed è una canzone politica, per come noi la intendiamo. La felicità è un diritto naturale, mentre in questo tipo di mondo è sempre associata a una ricompensa: credici, performa, sii perfetto. Come fosse una merce. Questo meccanismo fatto di aspettativa e pressione è perverso».
Il titolo aizza i paragoni: Al Bano e Romina portarono a Sanremo «Felicità».
C: «L’abbiamo chiamata così proprio per provocazione, per vedere se qualcuno ci cascava. Nel calendario dell’avvento del Festival, noi rappresentiamo la casella “coppia”».
M: «Parte subito la semplificazione, “sono i nuovi Al Bano e Romina”, ovviamente siamo una cosa diversa. Ma non ci va neanche di nasconderci, perché dovremmo? Il fatto che stiamo insieme non definisce il nostro progetto».
Però sui social siete più «i nuovi Coma_Cose».
M: «È il file più recente, ne ridiamo e ne prendiamo atto».
Forse siete più dei Colapesce e Dimartino?
M: «Nel concreto hanno più assonanze con noi».
C: «Però i loro nomi insieme suonano benissimo, mentre i nostri no».
Avete già socializzato con gli altri artisti in gara?
C: «Molti li conoscevamo già, tutti sono stati carini. Dargen è stato un fratello maggiore: “Vi do io le dritte, vi faccio da bodyguard”».
Ci sono troppo poche donne in gara?
M: «Quello sempre, ma si vede che spaventano un po’. Ci sono tante variabili, le cose sono migliorate, ma non c’è mai fine al miglioramento».
C: «Sarebbe bello un punto di vista non solo maschile, un po’ di ricchezza in più».
All’Eurovision, visti i boicottaggi in corso, andreste?
M: «Non penso vinceremo, quindi il tema non si pone».
C: «È surrealtà e ora siamo concentrati sul Festival che è un’avventura nuova. A noi piace fare un passo alla volta».