Corriere della Sera, 31 gennaio 2026
Software gate, esposto del ministero. Indagato il tecnico del test in tv
La Procura di Milano, attivata venerdì 24 gennaio da un esposto del ministero della Giustizia dopo l’anticipazione giovedì della trasmissione tv Report, ma prima della messa in onda – domenica – della puntata, indaga per l’ipotesi di accesso abusivo a sistema informatico un tecnico ministeriale del distretto torinese: il tecnico che, in una intervista sotto anonimato prima a Report e poi a Il Fatto Quotidiano, aveva raccontato d’aver dimostrato al gip del tribunale di Alessandria Aldo Tirone, in un esperimento fatto con il consenso del gip sul suo computer d’ufficio, che il programma informatico ministeriale Ecm può essere utilizzato a distanza, senza lasciare traccia dagli amministratori ministeriali di sistema, per osservare a insaputa del magistrato lo schermo del suo pc e agirvi come se si fosse alla sua tastiera. Il Ministero, che nell’esposto firmato dal capo dipartimento Antonella Ciriello ha trasmesso il carteggio con gli uffici di Torino nel 2024-2025, ha di fatto «scelto» Milano attraverso la prospettazione del gip Tirone come «parte offesa» dall’intrusione del tecnico: infatti per i reati dove parte offesa sia una toga di un ufficio del distretto di Torino (come l’Ufficio Gip del Tribunale di Alessandria) la Procura competente è Milano. Nelle interviste il gip aveva con chiarezza confermato che il tecnico avesse agito con il proprio consenso: ma il ministero, ed evidentemente in questa embrionale fase la Procura, muovono dal presupposto che il consenso sia irrilevante nel caso in cui l’accesso del tecnico dovesse risultare avvenuto non, come raccontato in tv dal tecnico, usando semplicemente le proprie credenziali, ma con ulteriori «forzature» tecniche della rete del Ministero, a detta del quale quella funzione di Ecm non potrebbe proprio funzionare passare dall’approvazione dei magistrati. Ora l’inchiesta del procuratore Marcello Viola con i pm Francesca Celle (del pool dell’aggiunto Paolo Ielo competente su toghe piemontesi) e Enrico Pavone (pool cyber e terrorismo), alla quale il procuratore nazionale Gianni Melillo ha applicato il collega Eugenio Albamonte, affida alla Polizia postale l’incarico di dirimere l’affidabilità o meno di Ecm: cioè del software di Microsoft utilizzato dal Ministero (come da molte aziende private alle prese con reti di migliaia di pc impossibili da manutenere con tecnici in presenza fisica) per installare software, aggiornamenti, presidi di sicurezza. Tre i quesiti: se per un tecnico accreditato sia possibile «guardare» i pc dei magistrati senza loro approvazione e anzi a loro insaputa; se ne resti traccia nei registri dei files di log, come dichiara il Ministero; e se sia possibile o meno, per un tecnico, eliminare o modificare la traccia. Sul tema ieri Nordio è tornato a ripetere di «trovare persino irriguardoso soffermarmi a smentire alcune ripugnanti insinuazioni diffuse in questi giorni sull’ipotesi di interferenze illecite da parte nostra nell’attività esclusiva e sovrana della magistratura».