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 2026  gennaio 31 Sabato calendario

Quegli incontri segreti tra Renzi e Vannacci per «azzoppare» Giorgia (e neutralizzare Elly)

Forse pensando che da sinistra non riuscirà a battere Giorgia Meloni, Matteo Renzi prova a sconfiggerla da destra. Perciò ha stretto rapporti con Roberto Vannacci, siccome il nemico del tuo nemico se non può essere un alleato è comunque un amico.
Così l’ex premier ha iniziato a discutere con il generale: si contano almeno due incontri riservati in un circolo canottieri di Roma. Non si sa quanto Vannacci sia forte in strategia, di certo Renzi in politica è il miglior tattico che ci sia. E ha iniziato a lavorarsi il nemico della nemica, sperando di convincerlo a staccarsi dalla Lega, presentarsi da solo alle elezioni e sovranamente azzoppare i sovranisti di governo. Secondo il leader di Italia viva, quel mondo al contrario fatto di pittoresche allusioni al Ventennio sottrarrebbe al centrodestra lo stretto necessario di consensi, «quel 3% che ci manca».
Perché Renzi ritiene che «con Schlein non ce la faremmo» e se Casa riformista – la sua ultima invenzione – non dovesse ottenere il 6%, sarebbe impossibile vincere. Ma con Vannacci nei panni di battitore libero si potrebbe pareggiare. E in fondo questo sarebbe il miglior risultato per il progetto che Renzi ha in mente: in un colpo solo, infatti, si sbarazzerebbe di «Giorgia» e di «Elly». A quel punto il Campo largo, che gli sta stretto, diverrebbe un campo aperto. Il prossimo Parlamento si trasformerebbe in una prateria e nella legislatura che dovrà eleggere il nuovo presidente della Repubblica potrebbe fare sfoggio delle sue abilità manovriere. Ne sa qualcosa Giuseppe Conte.
Il piano di Renzi, manco a dirlo, è condiviso dai renziani. Che sognano ad occhi aperti e confidano di veder «finalmente esplodere il Pd e il centrodestra, a partire da Forza Italia. E allora sì che la famiglia Berlusconi scenderebbe in campo». Ma serve Vannacci, «e lui tentenna». Anche perché dal fronte avverso hanno drizzate le antenne preoccupati. E come racconta un autorevole esponente della maggioranza, dal governo è cominciato il pressing sul generale, un misto di lusinghe e di voci sulle sue «tendenze putiniane». Sta di fatto che l’«ora X» (giusto per rimanere in tema) non è scattata: al momento i vannacciani rimangono nel gruppo della Lega.
Eppure, come scriveva la settimana scorsa Augusto Minzolini sul Giornale, un messaggio era stato recapitato «a un partito di opposizione»: «Aiutateci ad avere eco mediatica e alle prossime elezioni faremo perdere Meloni». E chi ha parlato l’altro giorno di Vannacci con la stampa? Renzi: «La Lega e la destra i voti rischiano di perderli quando c’è una cosa a destra. Mi state sottovalutando il Vannacci, ragazzi». Tana. Peraltro i fedelissimi dell’ex premier sono consapevoli che «Giorgia» ed «Elly» attueranno la contromossa: «Sulla legge elettorale si metteranno d’accordo. E Schlein sottobanco la sosterrà». Marco Rizzo, un vecchio comunista che ne ha viste tante e che aveva visto anche Vannacci, dopo aver discusso con lui di una alleanza rosso-bruna, alla fine si è convinto che «il generale non ha le palle. Non uscirà dalla Lega».
Ma continuerà a far rumore. Dentro l’Aula della Camera ci hanno già pensato i suoi dioscuri Edoardo Ziello e Rossano Sasso, che hanno votato contro gli aiuti militari a Kiev e promettono altre sortite da brividi. Fuori dall’Aula, ma sempre a Montecitorio, organizzando conferenze alle quali vengono invitati neofascisti. «A parte il fatto che nella stessa sala la sinistra ospitò Mohammad Hannoun, arrestato per l’inchiesta sui fondi ai terroristi di Hamas – commenta il vicepresidente della Camera Giorgio Mulé —, è stato triste vedere la gazzarra che si è scatenata. Impedendo l’evento, l’opposizione ha fatto un regalo a Vannacci. Per non parlare della scelta di bloccare l’accesso a Montecitorio, che ha dato l’immagine di una democrazia debole».
Insomma, se non un aiuto, Vannacci sta dando un aiutino a Renzi. Resta da capire chi ha pagato il conto al circolo.