Corriere della Sera, 31 gennaio 2026
L’economista conservatore lontano dal mondo Maga. La sfida per l’indipendenza
Mesi fa gli ex presidenti viventi della Federal Reserve e alcuni ex segretari del Tesoro degli Stati Uniti, democratici e repubblicani, pubblicarono una lettera aperta. Il tema era delicato. L’amministrazione di Donald Trump aveva scatenato una campagna contro una governatrice di colore della Fed, Lisa Cook, accusata di false dichiarazioni su una richiesta di mutuo. Era un pretesto, naturalmente. La Casa Bianca voleva forzare le dimissioni di Cook per sostituirla con una figura più influenzabile da Trump, disponibile a una serie di tagli ai tassi d’interesse come vuole il presidente.
Il gruppo di ex dirigenti della Fed e del Tesoro dichiarò che se la Casa Bianca fosse riuscita a cacciare la governatrice, si sarebbe concretizzato un attacco all’indipendenza della banca centrale. Cook ha il tipo di posto che fino al 2011 aveva occupato anche Kevin Warsh, il quale ieri è stato nominato presidente della Federal Reserve da Trump: la governatrice è uno dei sette membri dell’esecutivo della banca centrale più influente del mondo. Warsh stesso avrebbe potuto firmare quella lettera aperta, perché sa cosa si prova in quella posizione.
Invece il cinquantacinquenne che dal 15 maggio dovrebbe prendere il posto di Jay Powell, il capo uscente della Fed soggetto anche lui a un tentativo di incriminazione ad opera dell’amministrazione Trump, fu sprezzante. Liquidò l’uscita dei grandi vecchi dell’economia: «Non sapevo che le loro competenze arrivassero alla giurisprudenza costituzionale».
Servirà qualcosa di più a Warsh, da ora in poi, per non incorrere anch’egli nell’ira del presidente. Nel ricorrere a lui Trump ha cercato quella che potrebbe rivelarsi un’impossibile quadratura del cerchio: una guida della Fed credibile, capace di prevenire l’incrinarsi della fiducia nel dollaro; eppure un uomo che vari i tagli dei tassi che al tycoon servono per presentarsi alle elezioni di midterm a novembre con costi più bassi sulle carte di credito, i mutui immobiliari, i debiti per le auto o le rette del college degli americani.
A Warsh la credibilità come economista, uomo di finanza, banchiere centrale e figura delle élite non manca. Nato ad Albany (New York) da un padre produttore di tenute scolastiche, l’uomo nominato per sostituire Powell si laurea a Stanford (dove ora insegna) e a Harvard. Nel 1995 è a Wall Street, nel 2002 consolida il suo rapporto con il denaro e l’establishment politico sposando Jane Lauder, ereditiera dell’impero della cosmetica Estée Lauder, e diventando consigliere economico nella Casa Bianca del repubblicano George W. Bush. Sarà questi a nominarlo governatore della Fed ad appena 35 anni nel 2006, sotto Ben Bernanke, e nessuno di loro si aspettava allora ciò che dopo poco avrebbero attraversato: nel 2007 e 2008 arrivano la crisi dei subprime, i salvataggi di Bear Stearns, Fannie Mae, Freddie Mec, il crash di Lehman e quello sfiorato del colosso assicurativo Aig. La Fed diventa il polmone che salva l’economia americana, creando migliaia di miliardi di dollari e intervenendo sui mercati.
Warsh presto diventerà critico di questo approccio. Per lui – dice – il bilancio della banca centrale va ridotto e ripeterà spesso in seguito che la Fed si sta facendo carico di compiti che vanno oltre il suo mandato sull’inflazione: per esempio stabilizzare il debito, con programmi eccessivi di acquisti di titoli di Stato come dopo il picco della pandemia nel 2021. È una lettura stringente del ruolo della Fed che potrebbe non piacere a Trump, Warsh lo sa. Anche per questo ha cercato di accreditarsi con il presidente dando sostegno alla sua campagna contro l’attuale cautela della banca centrale nel tagliare i tassi: Trump, ha detto Warsh in un’intervista a Fox l’estate scorsa, «ha ragione di essere frustrato per Jay Powell e la Federal Reserve».
Buona parte dell’inflazione da dazi non è ancora entrata nel sistema, ma Warsh potrebbe dichiarare che gli aumenti di produttività (in teoria) permessi dall’intelligenza artificiale giustificano tagli al costo del denaro. Sarebbe ciò che Trump vuole sentirsi dire. È anche ciò che diceva Alan Greenspan alla Fed, prima di perdere il controllo dei mercati nel 1999 e a metà degli anni Duemila. Alla candidatura di Warsh non può aver nuociuto che suo suocero, il miliardario Roland Lauder, sia amico di Trump dai tempi dell’università e suo finanziatore. Ma per restare in equilibrio fra le pretese del presidente e le esigenze dell’economia gli servirà molto di più.