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 2026  gennaio 31 Sabato calendario

Ci vorranno giorni per passare al setaccio i milioni di documenti relativi a Jeffrey Epstein divulgati ieri dal dipartimento di Giustizia

Ci vorranno giorni per passare al setaccio i milioni di documenti relativi a Jeffrey Epstein divulgati ieri dal dipartimento di Giustizia. E capire quanto di nuovo raccontino circa i rapporti tra Jeffrey Epstein e la schiera di imprenditori, politici e celebrità che ha frequentato per anni, dai presidenti statunitensi – in carica e futuri – in giù. Ma già, a poche ore dalla pubblicazione, le carte inedite aggiungono nuovi tasselli alla storia personale del finanziere, morto suicida in un carcere di New York nell’agosto del 2019.
Nella sezione del sito del dipartimento dei Giustizia dedicata alla «Epstein Library» (sic) è possibile cercare singole parole nelle milioni di pagine pubblicate. E ieri, la prima parola che molti hanno digitato è «Trump». E il nome del presidente, a lungo amico del finanziere, vi compare circa 3.200 volte. In molti casi si tratta di articoli che parlano dell’attuale presidente, inviati o ricevuti via mail da Epstein; in altri casi, il finanziere lo nomina in messaggi scambiati con altri utenti. C’è però anche un documento che è stato prima pubblicato, poi oscurato e infine di nuovo reso leggibile: è un elenco di segnalazioni ricevute dall’Fbi con accuse a Trump ed Epstein, alcune vecchie di 35 anni, molte relative a molestie e abusi sessuali. Ma il documento non specifica se le «soffiate» siano mai state verificate.
Tra le pagine c’è anche il resoconto di un interrogatorio a Epstein del settembre del 2016. Una decina di domande riguardavano i suoi trascorsi con l’ex presidente Bill Clinton. Epstein invocò a ogni domanda il suo diritto a non rispondere.
«È ora di sganciare la bomba: Trump è negli Epstein Files. Per questo non sono stati pubblicati». Elon Musk pubblicava questo messaggio il 6 giugno dello scorso anno, nel momento di massima frizione con il presidente Usa. Dalle carte pubblicate ieri, tuttavia, si scopre che pure Musk ha frequentato il finanziere pedofilo. Il contrario, dunque, di quanto il patron di Tesla ha raccontato, e cioè che Epstein provò ad avvicinarlo, ma lui rifiutò qualsiasi contatto. In una mail del novembre del 2012, Musk informa Epstein che sarà presto nei Caraibi e chiede: «In che giorno si terrà la festa più selvaggia sulla tua isola?». Nel dicembre del 2013, un messaggio simile: Musk scrive: «Sarò in zona nei prossimi giorni, quale può essere un buon momento per venire a trovarti?». Da altri scambi di email dell’epoca tra le loro assistenti emerge anche il tentativo di organizzare un incontro nella sede di SpaceX in California.
Una mail da Epstein a sé stesso. Una sorta di promemoria, o forse di brutta copia di un messaggio da rileggere con attenzione, inviata nel luglio del 2013. Un lungo atto d’accusa a Bill Gates, reo di aver tradito l’amicizia di Epstein (di cui si sa da molto tempo). In particolare, due passaggi imbarazzano il fondatore di Microsoft. Epstein racconta che Gates lo ha implorato «con le lacrime agli occhi» di cancellare alcune mail sulle sue «malattie veneree» e gli ha chiesto di procurargli «antibiotici da somministrare di nascosto a Melinda» (l’ex moglie di Gates, ndr). Poi aggiunge dettagli, dice di aver «aiutato Bill a procurarsi i farmaci per affrontare le conseguenze del sesso con ragazze russe» e di aver «facilitato i suoi incontri illeciti con donne sposate».
Anche sui rapporti tra Epstein e Howard Lutnick, segretario al Commercio di Trump, emergono nuovi dettagli. Lutnick, che è stato a lungo vicino di casa di Epstein, aveva raccontato di aver troncato col finanziere pedofilo nel 2005 perché lo trovava «rivoltante». Ora si scopre che nel dicembre 2012 contattò Epstein per visitare la sua isola. Pochi giorni dopo, questi gli scrisse via mail: «È stato bello vederti». E, ancora, nel novembre del 2015 Lutnick scrisse a Epstein per invitarlo a una raccolta fondi a sostegno della candidatura presidenziale di Hillary Clinton. Non è chiaro se il finanziere abbia accettato o meno.
Da un altro documento emerge che nel 2009 Epstein inviò 10 mila dollari al compagno di Lord Peter Mandelson, allora ministro del Commercio britannico. Mandelson è stato nominato ambasciatore negli Usa nel 2024, ma è stato rimosso lo scorso settembre quando è emerso che aveva inviato messaggi di sostegno a Epstein dopo la condanna.