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 2026  gennaio 31 Sabato calendario

Anno giudiziario, è scontro. Nordio: attacchi blasfemi

Né proteste, né dissensi, ma l’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 è stata teatro, ieri, di uno scontro durissimo tra i più alti vertici della magistratura – «preoccupati», in vista della riforma, per l’autonomia e l’indipendenza di giudici e pm – e il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, convinto sia «blasfemo sostenere che la riforma tenda a minare questi principi, non negoziabili».
Mai, come nelle parole del primo presidente Pasquale D’Ascola, di fronte al presidente della Repubblica e del Csm Sergio Mattarella e alle più alte cariche dello Stato, era risuonato così severo il monito a far sì che indipendenza e autonomia della giurisdizione restino «il caposaldo del sistema costituzionale». Perché in una Carta che ha «il suo perno nel principio di uguaglianza sostanziale» e assegna alla magistratura l’esercizio della funzione giurisdizionale «affinché la legge sia uguale per tutti», quei principi «non sono un privilegio, ma presupposti affinché il giudice sia imparziale», ha spiegato D’Ascola. Facendo notare che dovrebbe essere obiettivo di tutti «evitare che si diffonda la falsa convinzione che il magistrato sia incerto e titubante circa la tutela complessiva della funzione giurisdizionale e quindi sorga la tentazione di influire, immaginandolo avvicinabile, pavido, condizionabile».
Mai era stata così esplicita la critica, come nelle parole del procuratore generale Pietro Gaeta: «Sulla giustizia occorrerebbe aborrire la logica del malcontento precostituito e della semplificazione dei problemi a tutti i costi, che è figlia (e madre) di assetti non dialogici: la democrazia, viceversa, è dialogo e concerto». Invece «lo scontro, perché come tale viene presentato agli occhi dei cittadini, tra giudici e politica ha raggiunto livelli inaccettabili per un Paese che si vuole culla del liberalismo giuridico».
E mai le accuse del Guardasigilli erano state così dure. La magistratura, ha scandito «costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere». Un’interpretazione diversa è «un’arbitraria e malevola distorsione». Di fronte alle toghe bordate di ermellino (ormai sintetico), Nordio ha difeso con parole pesanti la sua riforma: «L’idea di sottoporre (la magistratura, ndr) al potere esecutivo è una grossolana alterazione della verità. Mi auguro sia ripudiata dagli intelletti più maturi». E ha bollato come «ripugnanti insinuazioni di interferenze illecite sull’attività esclusiva e sovrana della magistratura» gli attacchi mossi dal Pd dopo le accuse di Report su un software «capace di spiare» i pc delle toghe. Ma non ha chiuso al dialogo che, ha assicurato, «in caso di vittoria dei Sì, il giorno successivo, inizierà con magistratura, mondo accademico, avvocatura, per elaborare le norme attuative».
Esorta al dialogo anche il vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli: «La delegittimazione reciproca indebolisce le istituzioni e rompe il patto di fiducia con i cittadini, con il risultato che questi possano chiedersi se possono fidarsi di chi decide le loro sorti».
Oggi, giornata dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nei distretti, parola anche all’Anm. Il presidente Cesare Parodi sarà, come Nordio, in Corte d’Appello a Milano. Ma già ieri ha risposto al Guardasigilli: «Spiace per il termine “blasfemo”. Noi abbiamo delle opinioni che riteniamo fondate e difendiamo, che hanno la loro dignità».