lastampa.it, 30 gennaio 2026
Trump rilancia l’ItalyGate, il complotto sulle elezioni Usa del 2020
Ieri Donald Trump è tornato a rilanciare sul suo social network Truth una delle teorie cospirative più fantasiose e ampiamente smentite emerse dopo le elezioni presidenziali del 2020: il cosiddetto “ItalyGate”, che chiama in causa l’Italia e in particolare l’azienda di difesa Leonardo.
Il post condiviso dal presidente proviene dall’account “THE SCIF” (che si autodefinisce “Digital Operator, Creator, Intelligence Researcher") e ripropone un concentrato di accuse già confutate da investigatori federali e statali, tribunali e fact-checker internazionali.
Il post arriva quasi in contemporanea con una perquisizione dell’Fbi in un centro elettorale in Georgia dove era presente anche la direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard, che sta guidando gli ennesimi sforzi di Trump per riesaminare le elezioni e individuare potenziali reati.
Il messaggio rilanciato da Trump contiene due filoni principali di accuse. Il primo riguarda la State Farm Arena di Atlanta, Georgia, dove secondo il post sarebbero state estratte “valigie piene di presunte schede fraudolente da sotto i tavoli” dopo la chiusura del centro elettorale. Le stesse pile di schede, prosegue la narrazione, sarebbero state elaborate “più e più volte” durante la notte fino a quando Biden non avrebbe superato Trump.
Ma è sul fronte internazionale che la teoria diventa ancor più elaborata. Il post cita Maria Strollo Zack, 57enne lobbista del Gop della Georgia, che avrebbe “testimoniato” su un’operazione legata all’ex presidente Barack Obama, il quale avrebbe dirottato 400 milioni di dollari dai “famigerati pallet di contanti inviati all’Iran”, facendoli passare attraverso l’ambasciata di Dubai verso “operativi in Italia e Merrill Lynch a Ginevra”.
Qui entra in scena Leonardo Spa. Secondo questa ricostruzione completamente infondata, “funzionari italiani di Leonardo Spa avrebbero usato satelliti militari per hackerare le macchine di voto statunitensi, cambiando voti da Trump a Biden utilizzando strumenti sviluppati dalla Cia come Hammer e Scorecard”. Il tutto, secondo il post, coordinato dalla Cina, supervisionato dalla Cia e insabbiato dall’Fbi “per installare Biden come un burattino”.
Il video della State Farm Arena è stato oggetto di indagini approfondite. Nel dicembre 2020, Gabriel Sterling, responsabile dell’implementazione del sistema di voto della Georgia (e repubblicano), spiegò in conferenza stampa cosa era realmente accaduto quella notte. Gli scrutatori avevano iniziato a riporre le schede nei contenitori standard dopo aver ricevuto un’indicazione errata che il conteggio fosse terminato. Quando i supervisori chiarirono che bisognava continuare, le schede furono semplicemente estratte dai contenitori e il conteggio riprese.
Il Georgia Bureau of Investigation e l’Fbi hanno smentito le accuse di frode. Il 20 giugno 2023, lo State Election Board della Georgia ha ufficialmente chiuso il caso definendo le accuse “false e infondate”.
Brad Raffensperger, Segretario di Stato della Georgia (anche lui repubblicano), certificò i risultati dopo tre conteggi separati che confermarono la vittoria di Biden nello stato. La Georgia condusse anche un riconteggio manuale di ogni singola scheda, che non rivelò discrepanze significative.
Nel novembre 2023, l’azienda ha portato in tribunale per diffamazione quattro persone accusate di aver fatto circolare la bufala dell’ItalyGate: Maria Strollo Zack; l’imprenditrice Michele Roosevelt Edwards (a capo di USAerospace, potenziale competitor di Leonardo nel settore aerospaziale); il suo braccio destro in Italia Carlo Goria, rappresentante italiano della USAerospace; e l’avvocato Alfio D’Urso.
I principali organi di fact-checking internazionali – Reuters, Associated Press, AFP Fact Check, PolitiFact, USA Today – hanno tutti classificato “ItalyGate” come una teoria del complotto completamente infondata.
Il 28 gennaio l’Fbi ha fatto irruzione nel centro elettorale della contea di Fulton in Georgia, sequestrando circa 700 scatole di documenti del 2020. Presente sul posto c’era Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence nazionale.
Il senatore Mark Warner ha espresso perplessità: «Perché la direttrice dell’intelligence nazionale si trova a un blitz dell’Fbi in un ufficio elettorale?». Secondo il Wall Street Journal, Gabbard ha trascorso mesi guidando un’indagine sulle affermazioni infondate di Trump sulla frode elettorale del 2020.
Un tentativo di rientrare nelle grazie del presidente dopo essere stata esclusa dall’operazione che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro il 3 gennaio. Mentre Trump seguiva l’operazione da Mar-a-Lago, Gabbard era in Hawaii, ignara di tutto. Bloomberg rivela che la Casa Bianca l’ha esclusa per la sua opposizione all’azione militare in Venezuela. Alcuni collaboratori scherzavano che DNI, l’acronimo del suo titolo, stava per “Do Not Invite”.
Scottata, Gabbard ha cercato il riscatto nell’ossessione di Trump per il 2020. Ha studiato le macchine di voto, analizzato dati dagli stati in bilico, consultato alleati di Trump come Cleta Mitchell e Kurt Olsen. Ma per legge, come supervisore delle agenzie di spionaggio, non può partecipare ad attività di polizia federale sul suolo americano.
Trump, parlando ai giornalisti ieri sera al Kennedy Center prima della première di un documentario sulla first lady Melania, ha difeso la presenza di Tulsi Gabbard al blitz in Georgia: «Sta lavorando molto duramente per cercare di mantenere le elezioni sicure, e ha fatto un ottimo lavoro. Hanno avuto accesso ai voti con un’ordinanza del giudice firmata in Georgia, e vedrete accadere cose interessanti. Stanno cercando di arrivarci da molto tempo».
Un chiaro riferimento alle presunte frodi elettorali che Trump sostiene da anni, senza mai aver fornito prove credibili. Specialisti di sicurezza informatica, esperti elettorali e molti ex alti funzionari della sicurezza che hanno lavorato per Trump durante il suo primo mandato hanno ripetutamente confermato che non esistono prove di manomissioni o frodi diffuse nelle elezioni del 2020.