la Repubblica, 30 gennaio 2026
Il mistero dei cacciatori trovati morti nel bosco, l’ombra del quarto uomo
Testimone, sospettato o semplice amico di Antonio Gatani, l’ottantaduenne di Patti in provincia di Messina ucciso mercoledì mattina con i fratelli Davis e Giuseppe Pino in un bosco di contrada Caristia a Montagnareale sui Nebrodi. La chiave per risolvere il mistero dei tre cacciatori uccisi è il compagno di battute al cinghiale dell’anziano. I carabinieri e il procuratore di Patti mantengono il più stretto riserbo su questo punto, attendono le tre autopsie che verranno effettuate domani per avere un dato incontrovertibile. Ieri per tutto il giorno i Ris di Messina sono tornati sul luogo del ritrovamento per repertare ogni frammento utile alle indagini.
A Patti amici e parenti continuano a ripetere che Antonio Gatani non è andato da solo a caccia: l’amico sarebbe passato a prenderlo intorno alle 6, poi avrebbero fatto tappa nella piccola campagna di Gatani per prendere il cane, indispensabile per stanare i cinghiali. L’anziano era originario di Montagnareale, conosceva a memoria i posti. Era sposato e prima di andare in pensione era stato un camionista. Suo figlio Giovanni ha un’officina meccanica a Librizzi a pochi chilometri da Patti. Ieri le uniche parole sono state: «Non usciva mai da solo per andare a caccia» prima di chiudersi in un doloroso silenzio.
Il compagno di caccia di Gatani sarebbe stato con lui mercoledì. Una ricostruzione che gli inquirenti non confermano. L’uomo è stato sentito per ore in caserma come persona informata dei fatti. La procura non conferma se è indagato. C’è poi il mistero del cane da caccia ritrovato nell’auto di Gatani. Possibile che l’ottantaduenne non si sia portato il cane nel bosco e l’abbia lasciato in auto? Difficile crederlo. Per questo per amici e parenti qualcuno ce l’ha rimesso. Prende sempre più piede, dunque, la pista di un quarto uomo. Gli esami delle ferite, l’angolazione dei colpi, il tipo di proiettile e gli esami balistici chiariranno quali armi hanno ucciso i tre. I fucili ritrovati accanto ai corpi o altre fatte sparire da un quarto uomo. Rimane un mistero il movente. Gatani e i fratelli Pino non si conoscevano e tutti erano incensurati. A San Pier Niceto, il comune dove vive la famiglia Pino, tutti si conoscono e non si spiegano la tragedia. Anche lì in pochi credono che si sia trattato di un incidente. I due fratelli sono incensurati, la famiglia è testimone di Geova. I due sono sposati e lavorano nella ditta edile fondata dal padre.
Giuseppe e Davis avevano altri tre fratelli e due sorelle. Mercoledì mattina sono partiti all’alba in due, mentre di solito erano in quattro ad avventurarsi nei boschi per cacciare i cinghiali. Doveva raggiungerli il padre a metà mattina ma a quanto pare già alle 10 i telefoni dei due suonavano a vuoto. «Uscivano in battuta solo fra fratelli e con il padre, non facevano parte di compagnie» raccontano in paese. Due gli aggettivi usati da chi li conosceva: riservati ma persone perbene. «Giuseppe ha fatto le scuole con me» racconta il sindaco Domenico Nastasi. «Li avevo visti pochi giorni fa, gli avevo affidato il lavoro di sistemazione della pavimentazione di una piazza – aggiunge – Avevano una ditta edile, ereditata dal padre. Gente seria, specchiata».