Corriere della Sera, 30 gennaio 2026
Federica Brignone e e l’attesa per Milano Cortina
Una settimana alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi di Milano Cortina, Federica Brignone sarà portabandiera. Ma prima ha molto altro davanti, oggi la discesa di Crans-Montana. Seconda gara dopo il ritorno nel gigante di Plan de Corones, sesto posto a dieci mesi dal grave infortunio.
Che effetto le fa correre in un luogo dove si è consumata una tragedia meno di un mese fa?
«Credo che lo sport possa portare comunque un messaggio positivo rispettando ciò che è successo».
Come sta vivendo questo ritorno alle gare: prova più gioia o sente il peso degli ostacoli?
«Con gioia ma senza aspettative, in maniera molto tranquilla. Prevale la felicità ma tornare a sciare è stato comunque un ostacolo duro, niente è stato facile in questo periodo».
Lo considera il suo successo più grande, come un trofeo o una medaglia?
«No, la Coppa del Mondo è molto più bella. Avrei fatto volentieri a meno di tutto questo».
Scriverà un libro su questa vicenda?
«Magari lo scriverò sulla mia vita, ma questo episodio non lo considero il più importante. Ci metterei altro nel libro».
Magari una serie tv?
«Sì, forse. Ma la parte bella della mia vita è venuta prima dell’infortunio. Spero di dimenticarmi in fretta di questa fase, anche se dimenticare non si può. E spero di non rivivere una roba del genere».
Che attrice sceglierebbe per interpretarla?
«Me stessa. Una serie a tema sportivo ha bisogno di personaggi veri. E quindi mi aspetterei una serie che mostri la cosa più vera del mondo. Dovrebbero venire a filmarmi, mai vorrei una cosa fake».
Immagini di essere un’opinionista e provi a rispondere: che cosa può fare Brignone a Milano Cortina?
«Il suo massimo».
Sarebbe?
«Nello sci non si sa e non si saprà mai qual è. La Brignone dell’anno scorso (la dominatrice della Coppa del Mondo generale ndr) potrebbe anche uscire dopo due porte... Nel nostro sport è una roba di tutto e niente, è così».
Che percentuali si dà nelle gare olimpiche alle quali parteciperà?
«Non ho ancora deciso quelle da fare. Di sicuro il gigante e il superG. È impossibile sapere quante chance ho. Fossi la me dello scorso anno le direi: “Se azzeccassi due manche potrei vincere”. Ma dovrei comunque azzeccarle, con la pressione e tutto. La verità è una sola».
Quale è?
«A Milano Cortina sarò una outsider».
L’infortunio le ha rubato qualcosa che sente ancora suo?
«Mi ha rubato una gamba per fare tutte le cose che mi piacciono. E mi ha rubato tanto tempo libero».
Che cosa non può più fare?
«Correre, giocare a pallavolo o a tennis. Devo sempre controllare ciò che faccio, fatico e sento dolore. Anche con gli sci non da discesa: quest’anno mai uscita con le “pelli” (sci alpinismo ndr), mai fatto fondo. L’infortunio mi ha tolto tutti gli sport che amo».
Ha mai pensato come potevano essere i Giochi senza l’infortunio?
«Mai, vivo nel qui e ora».
Qui e ora, il motto dell’Italia femminile della pallavolo che ha vinto l’oro olimpico.
«Non è un motto, ma uno stile di vita. Mi ha salvato da troppa pressione, da cose più grandi di me, soprattutto l’anno scorso. Il passato ci serve per imparare, il futuro per avere motivazioni. Ma non puoi vivere in nessuno dei due, soltanto nel presente».
In questo periodo duro ha trovato nuove amicizie o ne ha scoperte di vecchie?
«Mi ha riavvicinato a vecchi amici, penso ad Alessio mio compagno al liceo. A Torino, per tutti i mesi in cui ho frequentato il J-Medical, mi ha messo a disposizione un appartamento. Ero circondata da gente umile e simpatica, ho conosciuto l’ambiente della Juve, gli aiuti sono stati tantissimi. Senza, non ce l’avrei mai fatta, ringrazio tutti».
Ha detto che la Federica di dieci anni fa non ce l’avrebbe mai fatta. Perché?
«Mentalmente ero molto più debole, non riuscivo a vivere nel presente. Tre mesi con le stampelle mi avrebbero devastato».
C’è stato un momento in cui cedeva a rabbia e impulsività?
«Tutti i giorni, era una vera m...».
Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio ha detto che la sua storia è una lezione. Lei che esempio vorrebbe dare?
«Di umiltà e rispetto».
Come fa a restare se stessa con tanta attenzione addosso?
«Mantenendo i piedi per terra e non concentrandomi sull’esposizione mediatica o sui risultati. Medito, faccio esercizi di respirazione, penso alle piccole cose e cerco di stare con le persone che amo».
Che libro sta leggendo?
«Il tempo per la lettura purtroppo è azzerato, ora devo lavorare molto di più sulla preparazione perché sono molto indietro. Due o più sessioni al giorno con il fisioterapista, è veramente tosta. L’importante è trovare qualche attimo per respirare».
Dorme bene?
«Sì, per fortuna».
Vezzali e Trillini temevano d’inciampare portando la bandiera. Anche lei?
«Non ci ho pensato. Il mio unico problema sarà portarla con Amos (Mosaner, oro olimpico nel curling ndr) che è altissimo... dovrò mettere i tacchi...»