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 2026  gennaio 30 Venerdì calendario

Decreto Pnrr, via libera del governo Salta lo scudo per gli imprenditori

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto sul Pnrr, che dà l’ultima registrata alla macchina in vista dello sprint di questi ultimi mesi. Il provvedimento dà attuazione ad una serie di riforme obiettivo concordate con la Ue, a cominciare dalle semplificazioni sui servizi della pubblica amministrazione e l’accelerazione dei procedimenti della giustizia tributaria e civile.
Salta invece all’ultimo minuto dal testo, ed è la terza volta, la norma «salva imprenditori», che non avrebbero potuto essere condannati al pagamento degli arretrati contrattuali ai lavoratori se applicavano lo standard retributivo del contratto collettivo. Una norma che per il governo (e anche secondo Pietro Ichino) sarebbe dovuta, ma che non riesce a materializzarsi, anche per le perplessità che avrebbe il Quirinale. Era stata inserita e sfilata dalla Legge di Bilancio, poi dal Milleproroghe, prima di riapparire e sparire dalle bozze del decreto Pnrr. L’opposizione esulta per l’eliminazione di «una norma vergognosa», come dice Giuseppe Conte, il governo giura che nel testo del dl non c’era.
«Il governo Meloni aggiunge un tassello fondamentale per il raggiungimento di tutti gli obiettivi del Pnrr concordati a livello europeo con la revisione del Piano del 27 novembre scorso» ha detto il ministro degli Affari Europei, Tommaso Foti. Il provvedimento attiva altri due strumenti finanziari «veicolo» che consentiranno di spendere i fondi Pnrr oltre alla scadenza del ‘26, uno per le infrastrutture idriche, l’altro per le rinnovabili, che si aggiungono a quelli già varati per gli studentati e la transizione digitale. Con questi meccanismi concordati con la Ue e legati ala realizzazione di riforme specifiche, di fatto si rinvia oltre giugno ‘26 una spesa di 6,5 miliardi di euro che rischiava di non essere realizzata entro la scadenza formale del Piano e dunque di essere restituita a Bruxelles. «Siamo all’ultimo miglio: questo decreto rafforza l’azione del governo Meloni per trasformare il Piano in opere concrete, sviluppo e crescita» ha detto Foti.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri anche i nuovi contratti collettivi di lavoro per il comparto Funzione Pubblica e per i dirigenti degli enti locali. Sono 500 mila dipendenti, ma l’accordo riguarda il periodo 2022-2024. Proprio ieri l’Istat, certificando un aumento del 3,1% delle retribuzioni medie nel 2025, ha ricordato che sono ancora 5,5 milioni i lavoratori in attesa del rinnovo contrattuale.
In Parlamento, il ministro del Lavoro Elvira Calderone ha intanto chiarito che il numero degli «esodati», cittadini che si trovano senza lavoro e pensione, è di 4.900 unità, «non 50 mila come dicono i sindacati», ed alle quali il governo garantirà comunque sostegno.