Corriere della Sera, 30 gennaio 2026
Giochi, i fari del Viminale sui cortei contro gli agenti Usa. Quattro giorni di allerta
I presidi anti Ice del fine settimana, come quello dell’Anpi. Poi sempre a Milano le altre iniziative di protesta contro la presenza degli agenti dell’Immigrazione americana, parte del servizio di scorta del vice presidente Usa JD Vance e del segretario di Stato Marco Rubio presenti all’inaugurazione delle Olimpiadi invernali. Soprattutto quelle del 6 e del 7 febbraio, con motivazioni che tuttavia non si limitano alla contestazione all’Ice, ma riprendono il filo delle proteste degli ultimi mesi coinvolgendo l’intera galassia antagonista. Del resto proprio ieri il ministro degli Esteri Antonio Tajani da Bruxelles ha rivelato che i poliziotti americani di quel reparto, finito adesso sotto accusa per la sua brutalità negli Usa, saranno «solo tre, non scenderanno in tuta da combattimento in mezzo alle strade e resteranno nel consolato. Non mi sembra un pericolo per la democrazia».
Ma il Viminale continua a monitorare la situazione, come farà poi per tutta la durata dell’evento sportivo fra il capoluogo lombardo e Cortina, sul quale vigileranno oltre 6 mila operatori delle forze dell’ordine, in contatto con i colleghi stranieri al seguito delle delegazioni. Faro degli investigatori, in piazza e sui social, sulle «iniziative diffuse» annunciate dai movimenti contro «i signori delle Olimpiadi che vorrebbero nascondere il saccheggio e la devastazione dei territori».
Quattro giorni di attenzione massima, che vedranno per di più il cielo milanese off limits a droni e voli privati. Si comincia il 5 febbraio in occasione del passaggio della torcia olimpica, che si annuncia obiettivo di iniziative di protesta (in quest’edizione da parte dei pro Pal), come già fu a Torino nel 2006, e a Rio dieci anni dopo. Con l’accensione del braciere olimpico allo stadio Meazza nella sera di venerdì 6, il rischio di proteste in occasione della cerimonia d’inaugurazione è elevato. Con la zona di San Siro che sarà però blindata per la presenza del presidente Sergio Mattarella e di altri capi di Stato e di governo. In piazza Scala scenderanno i pro Pal e i pro Venezuela, insieme con altre realtà antagoniste. Che replicheranno la protesta il giorno successivo, con il corteo che sfilerà dal Villaggio olimpico, fino all’Arena di Santa Giulia. Annunciate migliaia di persone, tra anarchici e antagonisti (anche dall’estero), collettivi studenteschi, ambientalisti, pro Pal, movimenti per i diritti e sindacalismo di base. Domenica 8 infine le «Utopiadi» del «Comitato insostenibili Olimpiadi 2026» contro «Daspo urbani e zone rosse, sicurezza “privatizzata” in mano all’Ice e alle polizie militari di mezzo mondo, scuole chiuse e divieto di sciopero per non disturbare il grande evento e il suo turismo tossico».
Di tutto questo si parlerà oggi alle 18 nell’assemblea popolare pubblica alla Statale «di confronto e aggiornamento a una settimana dalle mobilitazioni nazionali di contestazione alle Olimpiadi e il loro mondo». Ma nel fitto programma dei lavori per garantire la sicurezza, l’impegno di poliziotti, carabinieri e finanzieri si allargherà anche alla sorveglianza di svariati luoghi sensibili durante tutto il calendario olimpico.
In centro, in periferia, e anche fuori città. Siti di gara, che dal 2 al 22 febbraio si trasformeranno in «zone rosse» che prevede il «divieto di stazionamento» per chi ha precedenti, hotel e residenze, luoghi simbolo, le «case» delle Nazioni più esposte, sponsor e partner commerciali (soprattutto big come Eni, Coca Cola, Leonardo, ad esempio), stazioni e aeroporti, consolati e sedi istituzionali, il Media center al Portello, e Palazzo dei Giureconsulti, scelto per le riunioni del Cio. Perché da sempre i Giochi vengono scelti come palcoscenico dai movimenti di protesta per rilanciare in mondovisione i loro messaggi. Che siano le battaglie tradizionali legate a un po’ tutti i grandi eventi (su temi e ricadute ambientali e sociali), oppure i tanti file internazionali aperti negli ultimi tempi. A partire dalla guerra a Gaza e la campagna anti Israele. Al conflitto tra Russia e Ucraina. Al caso Venezuela, alle tensioni sulla situazione iraniana. E alle politiche dell’amministrazione Trump.