Avvenire, 29 gennaio 2026
Gelo record, fame, profughi: la tripla emergenza che stritola il Paese
Piogge torrenziali e neve stanno flagellando ampie aree dell’Afghanistan orientale, aggravando la situazione della popolazione, in parte sfollata e già prostrata dai recenti terremoti. E l’emergenza – sostiene la Fao – è destinata a durare ancora diversi giorni mentre il calo delle temperature che è già costato la vita a decine di persone. «Prime cifre delle vittime e dei danni causati dalle nevicate e dalla pioggia degli ultimi giorni: 61 morti, 110 feriti e 458 case parzialmente o completamente distrutte» ha scritto su X l’Autorità nazionale per la gestione dei disastri. Come se non bastasse, il poco cibo disponibile deve essere condiviso con una nuova e massiccia ondata di profughi dal vicino Iran. I residenti non sono i soli a provare la morsa congiunta del gelo e della fame nell’Afghanistan sotto i taleban, dove il Programma alimentare mondiale (Pam) calcola che 17 milioni di individui non possano nutrirsi in modo adeguato. A ingrossare la parte meno favorita della popolazione è anche la crescente presenza di profughi. Sono 2,5 milioni gli afghani ai quali è stato imposto il rientro da Pakistan e Iran.
Ultimi quelli espulsi da Teheran durante le proteste della fine del 2025. Già prima molti erano stati costretti ad riattraversare il confine senza altro che i loro vestiti addosso per sospetta connivenza con Israele. Sul lato opposto del Paese, il Pakistan va accelerando i rimpatri con l’accusa che i taleban e le comunità afghane rifugiate da decenni sostengano i responsabili di attacchi all’interno del Paese. La popolazione rientrata è quella che più soffre della mancanza di prospettive.
L’assistenza è già insufficiente per coloro che la ricevono. E la necessità di garantire la stabilità del regime assorbe ingenti investimenti. Il costo della Difesa ha raggiunto lo scorso anno l’equivalente di 1,24 miliardi di euro su 18 miliardi di Pil stimati. Per contrasto quanto speso nell’istruzione equivale a poco più di 500 milioni di euro. Una cifra insufficiente nonostante all’appello letteralmente – manchino due milioni di studentesse escluse dall’istruzione pubblica.
Gli sforzi di garantire l’assistenza necessaria ai residenti come ai profughi sono limitati e, come ammette il portavoce dell’amministrazione taleban, Zabiullah Mujahid, «non hanno un impatto immediato sulla vita della popolazione». Questo è ancora più vero per coloro che nel giro di poche ore o giorni sono passati da una relativa stabilità in terra straniera alla povertà, anche con pesanti conseguenze sul Paese d’origine Le difficoltà e la mancanza di prospettive sono tali da portare un rifugiato in fuga dall’Iran con la famiglia ora ospitato in un campo a Kabul a definire la situazione grave al punto da rendere «preferibile la morte». «Molti afghani che lavoravano in Iran e Pakistan mandavano consistenti rimesse che erano un’ancora di salvezza per il Paese», ricorda il direttore del Pam nel Paese, John Aylieff. In seguito ai tagli, tre milioni di afghani si trovano ora senza cibo sufficiente. «Lo scorso anno abbiamo registrato in Afghanistan la crescita più consistente di sempre della denutrizione e purtroppo la previsioni indicano che andrà peggiorando nel 2026» con la possibilità, sottolinea Aylieff, che altri 200mila bambini soffrano di gravi carenze alimentari.