la Repubblica, 29 gennaio 2026
Lavoratori sottopagati, nel decreto Pnrr rispunta lo scudo agli imprenditori
E tre. Dopo i due tentativi falliti con il decreto ex Ilva e la manovra, il governo ripropone lo scudo agli imprenditori condannati per aver sottopagato i lavoratori. Lo fa con una norma inserita nel decreto Pnrr, che domani sarà sul tavolo del Consiglio dei ministri.
Lo scudo
L’articolo 18 della bozza del provvedimento cala lo scudo sui datori di lavoro che, sulla base di quanto accertato dai giudici, non pagano i propri lavoratori conformemente all’articolo 36 della Costituzione, quello che garantisce ai lavoratori il diritto a una retribuzione proporzionata. La norma stabilisce, quindi, che gli imprenditori non possono essere condannati al pagamento di differenze retributive o contributive se hanno applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo. La disposizione – si legge nel testo del decreto – “non si applica se il giudice accerta che il datore di lavoro non applica un contratto collettivo a norma o altro contratto equivalente, oppure se il contratto collettivo applicato non si riferisce al settore economico nel quale il lavoratore ha prestato attività per conto dell’impresa”.
La norma
Ecco il testo integrale della norma.
ART. 18
(Disposizioni in materia di accertamento giudiziale dell’applicazione degli standard retributivi previsti dai contratti collettivi di lavoro)
1. Con il provvedimento con cui il giudice accerta, in ogni stato e grado del giudizio, la non conformità all’articolo 36 della Costituzione dello standard retributivo stabilito dal contratto collettivo di lavoro per il settore e la zona di svolgimento della prestazione, tenuto conto dei livelli di produttività del lavoro e degli indici del costo della vita, come accertati dall’ISTAT, il datore di lavoro non può essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive per il periodo precedente la data del deposito del ricorso introduttivo del giudizio se ha applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo stipulato a norma dell’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, o dai contratti che garantiscono tutele equivalenti ai sensi dell’articolo 11 del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 31 marzo 2023, n. 36 per il settore e la zona di svolgimento della prestazione. La disposizione di cui al primo periodo non si applica se il giudice accerta che il datore di lavoro non applica un contratto collettivo a norma dell’articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81 o altro contratto equivalente, oppure se il contratto collettivo applicato non si riferisce al settore economico nel quale il lavoratore ha prestato attività per conto dell’impresa.
La denuncia della Cgil
La norma “contrasta le sentenze della Cassazione sulla giusta retribuzione, impedendo il riconoscimento degli arretrati se applicato il contratto ’leader’: in questo modo – dice la segretaria confederale Maria Grazia Gabrielli – si indeboliscono le tutele salariali e si cancellano fino a cinque anni di arretrati, in maniera incostituzionale: basta prese in giro”.
La protesta dei 5 Stelle
I parlamentari grillini delle commissioni Lavoro di Camera e Senato attaccano il governo: “Se la bozza del nuovo decreto Pnrr che sta circolando in queste ore dovesse corrispondere alla versione finale – scrivono in una nota – saremmo davanti a un nuovo, gravissimo tentativo di aggressione dei diritti dei lavoratori sfruttati da parte di Giorgia Meloni e dei suoi”.
Avs: “La destra è contro i lavoratori”
Anche Avs si schiera contro l’esecutivo. Per il senatore Tino Magni, lo scudo è “un colpo di spugna sulle violazioni dei datori di lavoro e una compressione del diritto dei lavoratori a ottenere giustizia per arretrati dovuti e non pagati”.