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 2026  gennaio 29 Giovedì calendario

Intervista ad Andrea Pezzi

Andrea Pezzi, il suo ultimo libro si intitola «La nostra Odissea» e celebra l’opera omerica.
«Un ritorno metaforico all’essere umano, a una Itaca che vorrebbe essere casa di tante intelligenze differenti».
Quello di Ulisse è un viaggio in cui ci si trasforma, ma a un prezzo: perdere molto. Qual è stata la più grande perdita della sua vita?
«L’innocenza. Da giovane ero un conduttore famoso, Mtv mi aveva reso popolarissimo, c’erano persone che letteralmente dormivano sotto casa mia aspettando che uscissi. Però poi capii che dietro il successo ci sono falsità e corruzione».
Nomi, nomi.
«Mai».
Così lei si lasciò tutto alle spalle e intraprese una personalissima Odissea: da conduttore a imprenditore.
«In mezzo, una vita cosmopolita: ho vissuto a San Pietroburgo, a due passi dalla Prospettiva Nevskij, tanto cara a Battiato. Poi in Brasile, in mezzo alla giungla».
Per ritrovare sé stesso, come Ulisse?
«In Russia mi sono laureato in filosofia. Simone Weil parlava di “decreazione”, un atto in cui l’umano rinuncia ad un io illusorio per lasciar fiorire un io autentico».
Perché si è laureato a San Pietroburgo?
«Seguivo i corsi di Antonio Meneghetti, studioso di ontopsicologia. Non era facile: dovevi scrivere i testi, farli tradurre in russo, sostenere gli esami con un interprete. Ma parlavo con i russi nell’epoca della Perestrojka. Oggi capisco quel popolo più di altri».
Meneghetti è stato un personaggio controverso.
«Però mi ha aiutato a fare il salto dal facile successo televisivo alla mia vita di oggi: ho fondato e guido Mint, azienda tra le più importanti nell’uso dell’AI nella pubblicità, 260 dipendenti in tutto il mondo».
La sua «Odissea» è anche una metafora del sapere dagli inizi a oggi. L’intelligenza artificiale è uno snodo cruciale?
«La conoscenza deve saper guardare avanti. Marx riuscì a leggere la storia attraverso le classi sociali, oggi secondo me dobbiamo pensare non a un mondo guidato dall’AI, ma a un mondo che resta umano nonostante l’AI».
Le manca la popolarità radiofonica e televisiva?
«No, anzi, qualche volta mi capita di vedere delle persone che potenzialmente sono delle grandi menti politiche ma che, purtroppo, restano intrappolate in questa illusione».
Per esempio?
«Matteo Renzi».
Renzi l’ha mai corteggiata politicamente?
«No, ma oggi lo incontrerei volentieri. Penso che, sotto sotto, sia un politico di razza».
Con Berlusconi però lei ha collaborato a lungo.
«Una volta in un discorso riuscii a fargli citare Adam Smith».
Anche la sua prima avventura imprenditoriale, Ovo, è legata a Fininvest.
«L’idea di Ovo era semplice: raccontare i campi più complessi della conoscenza attraverso brevi video. Purtroppo i finanziamenti si interruppero prima del previsto, fummo costretti alla liquidazione».
Come ha gestito il successo?
«Non sempre bene, perché quando diventai uno degli uomini più chiacchierati d’Italia mi sentivo a disagio in quel personaggio».
Cioè quando Claudia Pandolfi fuggì con lei dopo soli venti giorni dal matrimonio con Massimiliano Virgilii. Correva l’anno 1999.
«Non si parlava d’altro. Claudia decise di inviare una lettera al Corriere della Sera in cui chiedeva privatezza. La scrivemmo assieme, in Israele».
Ma stavate insieme già prima delle sue nozze.
«Non ricordo».

L’Odissea è anche un grande libro sull’amore e sul suo riconoscimento. Nei ringraziamenti finali, lei cita Cristiana Capotondi, sua compagna per anni.
«Lei è stata per me molte cose: amore, passione, scontro, evoluzione. Per me Cri è come la canzone di Fossati, “La costruzione di un amore”».


Capotondi, dopo la fine della sua storia, ha dato alla luce una bambina con un altro padre biologico. Lei, però, ha scelto di starle accanto anche in questa circostanza.
«Anna è stata un dono. Io non sono incline alla paternità, non so se avrò mai un figlio mio».
In questo momento Andrea Pezzi è single?
«Sì».

Rievochiamo gli anni di Radio Dj e di Mtv?
«Sì, ho conservato numerose amicizie importanti. Prima di tutto quella con Lorenzo (Jovanotti, ndr): è stata una delle prime persone che hanno letto il libro. Ricordo le vacanze assieme, io, lui, sua moglie Francesca e Claudia».
Lei, grazie alla musica, ha girato il mondo.
«A Londra mi ritrovai a cena con Kevin Spacey. Facemmo amicizia, mi portò a ballare con Pamela Anderson. Poi mi disse: “I like you”. E io: “As a friend, you mean” (come amico, intendi; ndr)».
David Bowie.
«Ho cenato anche con lui. Ricordo un sottile senso di delusione: io lo guardavo come si guarda un idolo ma ho capito che anche lui era in cerca di un senso».
Battiato.
«Sa che ho anche fatto una canzone con lui?».
L’artista davanti al quale davvero si è sentito in soggezione?
«Paolo Conte. L’unico al quale io abbia mai chiesto un selfie».
Nel suo spettacolo «Intelligenza naturale» parla anche del futuro dei libri?
«Sì, ma parlo anche dell’importanza di imparare a perdere senza distruggerci. Come Ulisse».