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 2026  gennaio 28 Mercoledì calendario

Corte dei conti, colpo della destra: scudo erariale anche nel 2026

Non è bastata la riforma della Corte dei Conti, approvata in poche ore il 27 dicembre al Senato per limitare il potere dei giudici contabili. Ora la maggioranza di destra vuole prorogare anche per tutto il 2026 lo scudo erariale per gli amministratori pubblici, norma introdotta dal governo Conte-2 nel 2020 in epoca Covid per i progetti legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e che è stata prorogata da tutti i governi successivi.
Lo scudo erariale è scaduto il 31 dicembre e l’ipotesi era quella di evitare una nuova proroga visto che nel frattempo è entrata in vigore la riforma della Corte dei Conti che ha molto limitato le responsabilità erariali degli amministratori pubblici, oltre alle stesse sanzioni. Ma alla maggioranza di centrodestra questo non sembra bastare: così Lega, Forza Italia e Noi Moderati hanno presentato tre emendamenti al decreto Milleproroghe in discussione alla Camera per prorogare lo scudo fino al 31 dicembre 2026. Non solo: le tre proposte di modifica del decreto – scritte in fotocopia – specificano che lo scudo sarebbe di carattere retroattivo. Ovvero, varrebbe anche per quelle contestazioni che sono state fatte tra l’1 gennaio e quando entrerà in vigore il decreto, entro l’1 marzo. Due mesi.
A proporre la proroga sono 7 deputati leghisti con un emendamento a prima firma Massimiliano Panizzut, i forzisti Roberto Pella ed Erika Mazzetti e i centristi Franco Tirelli e Francesco Saverio Romano. Solo la proposta leghista, però, specifica la retroattività dello scudo anche nei primi due mesi del 2026. Tutti gli emendamenti invece prorogano fino a fine anno lo scudo per la responsabilità erariale anche per la colpa grave, mentre resta per i casi di dolo.
I primi voti sul decreto Milleproroghe inizieranno la prossima settimana in commissione Affari costituzionali della Camera ed è probabile che passino visto che sono stati richiesti da tutti i partiti della maggioranza e che il governo ha sempre avuto un atteggiamento positivo contro la “paura della firma”.
Il 27 dicembre d’altronde i senatori erano stati richiamati per mezza giornata tra Natale e Capodanno proprio per votare definitivamente la riforma sulla Corte dei Conti a prima firma del ministro degli Affari europei Tommaso Foti.
I giudici contabili si sono più volte espressi contro la proroga dello scudo erariale e contro il disegno di legge di riforma che aveva eliminato una parte consistente dei poteri di controllo e successivi dei giudici contabili riducendo al minimo le responsabilità erariali per gli amministratori. Con il disegno di legge Foti, infatti, viene introdotta la “presunzione della buona fede” per gli amministratori pubblici che, in assenza di dolo, non andranno incontro a contestazioni erariali.
La proroga dello scudo erariale sarebbe l’ennesimo colpo nei confronti della Corte dei Conti: oltre alla riforma, infatti, nelle ultime ore il Quirinale avrebbe fatto cambiare il decreto sul Ponte sullo Stretto di Messina che il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini dovrebbe portare in Consiglio dei ministri domani, che svuotava proprio i poteri della Corte dei Conti.
La norma, rivelata sabato dal Fatto, era stata inserita nella bozza del decreto Infrastrutture che prevede la nomina dell’amministratore delegato di Stretto di Messina spa, Pietro Ciucci, a commissario incaricato di “coordinare” l’attività per rivedere la delibera del Cipess (il comitato di Palazzo Chigi per i grandi piani pubblici) che aveva approvato il progetto del Ponte e che a ottobre era stata bocciata proprio dai giudici contabili.
Gli uffici del ministro hanno inserito anche una norma che, di fatto, svuota il controllo della Corte, impedendole di verificare gli atti “correlati e presupposti” della delibera, cioè quasi tutti, e introducendo pure uno scudo erariale da possibili contestazioni per “colpa grave” per l’intero iter di approvazione della maxi-opera. Due commi che adesso sarebbero stati tolti dal testo del decreto per la protesta dei giudici contabili e anche per le rimostranze fatte pervenire dal Colle agli uffici di Palazzo Chigi.