la Repubblica, 28 gennaio 2026
Cina, guerra ai chirurghi estetici: “Basta con gli spot sul web e le cliniche fuori controllo”
Influencer che si sottopongono a tre operazioni in un giorno solo – due liposuzioni e una mastoplastica – fatali. Attrici che dopo una rinoplastica si ritrovano il naso rovinato. Pazienti che escono dalle cliniche con volti gonfi e pieni di macchie. Dopo le segnalazioni di questi ultimi anni di interventi mal riusciti, in qualche caso mortali, ultimamente Pechino è tornata a lanciare l’allarme sul boom della chirurgia estetica in Cina: una volta considerata pratica esclusiva di ricchi e famosi, l’industria è esplosa nell’ultimo decennio. Troppo in fretta e troppo selvaggiamente, però. E infatti sono almeno dieci anni che le autorità provano a mettere un freno.
Gli standard di sicurezza nel settore sono migliorati, ma tra cliniche sempre alla ricerca di pazienti e di soldi in un mercato diventato supercompetitivo, e professionisti a volte senza qualifiche adeguate, c’è ancora un lato oscuro che comporta rischi seri. «Le cose stanno migliorando, oggi, ma è ancora molto difficile sbarazzarsi di medici e cliniche poco affidabili», racconta al Washington Post una cinquantenne che nel 2017 si sottopose a un lifting che le ha lasciato «il viso gonfio e il mento duro e appuntito».
Nel 2017 Pechino fece partire una campagna per dare un giro di vite alle cliniche illegali. Poi nel 2021 diede una stretta alle pubblicità che generano «ansia da aspetto fisico». Nel 2023 vennero rafforzate le procedure di verifica delle qualifiche dei chirurghi e le norme sulla formazione. A maggio dello scorso anno uscirono nuove linee guida per imporre alle piattaforme Internet di regolamentare ancor più rigorosamente la pubblicità. In tutta questa campagna anche i media statali stanno facendo la loro parte. Nel corso del 2025 ci sono stati vari articoli di denuncia: su personaggi che lavorano come agenti con lo scopo di attirare clienti per le cliniche, e sui corsi intensivi di appena tre giorni dove si insegna a persone che non hanno alle spalle studi medici a fare iniezioni di botox.
Con l’aumento dei redditi della classe media la chirurgia è diventata più accessibile e non più un tabù. In particolare tra i giovani (il 60% di chi si sottopone a interventi ha tra i 26 e i 35 anni) per avere maggiori opportunità di trovare un partner o un lavoro, sostengono gli analisti. E pure tra i giovanissimi tra i 18 e i 20 anni. «La pressione dei coetanei e le immagini idealizzate dei corpi sui social tendono a creare il desiderio di avere un aspetto migliore», scriveva a luglio il China Daily.
«Sebbene la percentuale della popolazione cinese che ricorre a queste procedure sia ancora relativamente bassa», scrive il Washington Post, i media cinesi raccontano che il giro d’affari è arrivato a 300 miliardi di yuan (36 miliardi di euro) nel 2025, quasi cinque volte più dei 65 miliardi del 2015. «Il boom ha però anche alimentato problemi di formazione inadeguata dei professionisti e pratiche non sicure», denunciava la scorsa estate la stampa statale. Secondo un rapporto di iResearch, ormai un po’ datato ma l’ultimo disponibile, nel 2019 in Cina 80mila strutture non avevano una licenza e ogni giorno, sempre secondo quel report, 110 pazienti lasciavano la sala operatoria con danni estetici permanenti. Ecco perché il Partito continua a promettere la linea dura contro questo mercato spesso selvaggio e a volte pure pericoloso