corriere.it, 28 gennaio 2026
La ricchezza delle famiglie ha perso il 5% dal 2021 per l’inflazione: il rapporto Istat-Bankitalia
L’inflazione ha impoverito le famiglie italiane e, malgrado la ricchezza sia cresciuta nel frattempo, l’erosione dei patrimoni dovuta alla fiammata dei prezzi non è stata ancora recuperata. Alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane era di 11.732 miliardi di euro con un valore pro capite di 199 mila euro. Rispetto al 2023 è aumentata del 2,8% a prezzi correnti, raggiungendo il valore più elevato dal 2005. Ma a prezzi costanti è diminuita di oltre il 5% rispetto al 2021, a causa della forte inflazione nel 2022. È quanto emerge dal Report Istat Bankitalia sullo stato della ricchezza delle famiglie che include il valore di tutte le attività patrimoniali, reali e finanziarie, di famiglie, società non finanziarie, società finanziarie e amministrazioni pubbliche.
Le attività non finanziarie nel 2024 sono aumentate dell’1,9% a prezzi correnti su anno, trainate dalle abitazioni, cresciute per il terzo anno consecutivo. Il valore delle attività non finanziarie è salito del 3,6%, soprattutto per i prezzi delle quote di fondi comuni, titoli e riserve assicurative. Le passività finanziarie sono in modesto aumento dovuto agli altri conti passivi (soprattutto debiti commerciali). La ricchezza netta delle società non finanziarie è stata pari a 1.015 miliardi. Tra le attività reali (56,6% della ricchezza lorda) ha continuato a salire il valore degli immobili, seguiti da impianti e macchinari; lato finanziario, sono aumentati il valore di mercato delle azioni e le detenzioni di titoli e depositi.
L’indebitamento in rapporto alle attività non finanziarie è calato, come in Gran Bretagna e Canada, mentre è salito in Francia. La ricchezza lorda delle società finanziarie è cresciuta dell’1,2%, interrompendo la contrazione in atto dal 2022; l’aumento delle consistenze all’attivo riguarda principalmente azioni e quote di fondi comuni; le passività sono salite dello 0,9%, con un calo della raccolta di depositi e un aumento del valore delle quote di fondi comuni, azioni e titoli.