corriere.it, 27 gennaio 2026
Chef Sadler: «Dopo tre stent alle coronarie ho perso 20 chili con la tirzepatide. Spendo 400 euro al mese in punture, ma almeno non penso più solo al cibo»
«Un anno e mezzo fa pesavo 110 kg, ho dovuto mettere tre stent coronarici. Mi sentivo sempre stanco, fuori forma. Allora ho cominciato la cura con la tirzepatide, il farmaco per la gestione del peso. Ho perso 20 chili in un anno: ora sono stabile a 90. Mi sento molto meglio». Claudio Sadler, 70 anni da compiere il prossimo giugno e oltre 40 di mestiere alle spalle, ha scritto la storia della ristorazione milanese. La prima stella Michelin è arrivata nel 1991, all’«Osteria di Porta Cicca», che nel tempo si è trasformata in ristorante: oggi il «Sadler», stellato, si trova a Casa Baglioni, in Brera. Ma è nello spazio Incontri in via Sforza che il cuoco di origini pavesi, Ambrogino d’Oro 2018 per la sua lunga carriera nel capoluogo lombardo, oggi passa più tempo tra corsi di cucina, eventi, serate a tema. Un luogo di cultura del cibo pensato per i milanesi.
Come mai ha iniziato la cura, chef?
«Perché come tanti miei colleghi avevo un problema: pensavo sempre al cibo, volevo assaggiare tutto quello che vedevo. Per uno con il mio lavoro era facile ingrassare: mi sono trovato a 110 chili senza accorgermene, ma non mi sentivo affatto bene. Cominciavo anche ad avere problemi di colesterolo».
Cosa cambia con questo farmaco?
«Ti toglie il desiderio continuo del cibo. All’inizio mangiare ti dà proprio fastidio, poi pian piano il corpo si abitua. Oggi mangio di tutto, ma in quantità molto ridotte rispetto a prima».
Si è affidato a specialisti?
«Certo. Sono seguito da un endocrinologo e da una cardiologa».
Dovrà interrompere il farmaco, a un certo punto?
«Per ora no, il medico dice che posso andare avanti. Adesso sono stabile: prima perdevo anche un chilo e mezzo a settimana».
Ha paura di smettere? Teme di riprendere i chili persi?
«Per ora non ho nessuna intenzione di smettere. Ma in questi mesi ho comunque migliorato la mia alimentazione: oltre a mangiare meno mangio più leggero».
Quanto costa la cura?
«Tanto. Circa 100 euro a settimana. Quattrocento al mese. Però per la salute li spendo volentieri.»
All’estero alcuni ristoranti hanno ridotto le porzioni per andare incontro a chi è in cura con questo tipo di farmaci. Ci ha pensato anche lei?
«No. Ma non sono mai stato un fan delle cavalcate infinite: il mio menu ha cinque portate, per me il numero perfetto. A Milano tantissime persone fanno queste iniezioni, ma non hanno bisogno di porzioni ridotte: semplicemente mangiano quello che si sentono, senza strafare».
La tirzepatide, a Milano, di solito «si fa ma non si dice» – come la semaglutide. Lei l’ha detto.
«Sì. Non ho niente da nascondere. Anzi: se quello che ho fatto io può ispirare qualcuno, ben venga.»