corriere.it, 28 gennaio 2026
La classifica delle università migliori d’Europa: quattro italiane tra le prime cento (ma i nostri atenei arretrano)
Cresce il numero di atenei italiani in classifica (più 25 per cento), ma le buone notizie finiscono qui perché nella nuova classifica Quacquarelli Symonds sulle migliori università d’Europa – il QS Rankings Europe 2026 - il nostro Paese, in generale, arretra: delle 51 università precedentemente censite, solo 14 salgono in classifica, 35 scendono e due restano stabili. Segno che la cronica scarsità di fondi per università e ricerca ci penalizza non solo rispetto al ricchissimo sistema americano e a quello sempre più competitivo delle università asiatiche ma anche ai sistemi universitari più vicini al nostro.
In testa si conferma il Politecnico di Milano, che per la prima volta a giugno scorso è entrato anche nella top 100 mondiale: il PoliMi è 45esimo in Europa, ma un anno fa era 38esimo. Stesso discorso per le altre tre università italiane nella top cento europea: l’Alma Mater di Bologna è 59esima, ma perde 11 posizioni, idem la Sapienza di Roma 77esima (era 66esima). Al quarto posto Padova, 92esima (era 87esima).
In controtendenza l’Università di Tor Vergata che quest’amnno scala ben 17 posizioni e entra nella top 150 (l’anno scorso era 167esima). Bene anche Trento al 174esimo posto (era 186esima) e Pavia, 178esima (era 196esima).
La classifica europea, spiegano gli esperti di Qs, non è l’ingrandimento di quella mondiale in quanto si basa su un diverso mix di indicatori (12 anziché 9) che dovrebbero servire a fotografare meglio le caratteristiche di questa macroregione accademica. La diversa calibratura di pesi si riflette in due classifiche abbastanza diverse fra loro, come si vede anche nella fascia alta del ranking: le prime università del Continente europeo sono le stesse che comparivano anche nella classifica mondiale di giugno ma in ordine diverso. Qui Oxford è prima, l’Eth di Zurigo secondo, l’Imperial College terzo, Ucl e Cambridge sono quarte a parimerito. Lì invece l’Imperial College era secondo dietro il Mit di Boston, seguito da Oxford (quinta), Cambridge (sesta), l’Eth (settimo) e la Ucl (nona).
In generale le università britanniche sbancano la classifica europea con ben 7 atenei nella top ten. Le uniche altre nazionalità rappresentate sono la Francia (con l’Università PSL) e la Svizzera (oltre all’Eth anche il Politecnico di Losanna). Se si allarga lo sguardo alle prime venti entrano in campo anche Germania, Paesi Bassi e Svezia.
Gli atenei italiani godono di un ottima reputazione sia accademica (Sapienza in testa) che presso i datori di lavoro (Politecnico di Milano in testa), ma sono fortemente penalizzati dal sottofinanziamento cronico che penalizza la didattica (pochi docenti in rapporto agli studenti) e la ricerca (si può essere bravi a fare tanto con poco, ma c’è un limite) e in ultima istanza rende le nostre università poco attrattive per studenti e docenti internazionali (nessun nostro ateneo entra fra i primi 100 in questa specifica voce). La Sapienza è comunque prima nella capacità di fare rete nella ricerca con gli altri atenei internazionali. L’Università Vita-Salute San Raffaele è prima per numero di pubblicazioni, mentre la Liuc di Castellanza (Varese) è prima per l’impatto delle pubblicazioni, misurato dal numero di citazioni. La Cattolica è prima per mobilità internazionale degli studenti.