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 2026  gennaio 28 Mercoledì calendario

Ilhan Omar aggredita a Minneapolis: un uomo spruzza addosso alla deputata dem liquido con una siringa. Trump: «Un’impostora. L’avrà organizzato lei»

Tensione sempre più alta negli Stati Uniti dopo i due omicidi avvenuti nelle ultime settimane a Minneapolis. Nella stessa città del Minnesota, la deputata democratica statunitense Ilhan Omar è stata presa di mira martedì 27 gennaio sera durante un discorso da un uomo che le ha spruzzato addosso un liquido non identificato con una siringa, prima di essere bloccato dalle guardie di sicurezza.
L’uomo – Anthony Kazmierczak, 55 anni – è stato condotto fuori dai locali e ammanettato mentre Omar, spesso bersaglio degli attacchi del presidente americano Donald Trump, continuava il suo discorso per altri 25 minuti affermando: «Restiamo resilienti di fronte a qualsiasi cosa ci possano scagliare contro». Non si è tirata indietro ma sembrava addirittura voler affrontare il suo aggressore.
All’Abc, Trump ha detto che Omar sarebbe «un’impostora» e avrebbe organizzato lei stessa l’aggressione. 
Non è ancora chiaro che sostanza ci fosse nella siringa: secondo quanto riferito da un giornalista dell’Associated Press nell’aria si è diffuso un forte odore simile all’aceto.
L’incidente è avvenuto in un’assemblea pubblica: mentre l’esponente della sinistra parlava davanti a un leggio. «La sicurezza e la polizia di Minneapolis hanno rapidamente arrestato l’individuo, che ora è in custodia», ha dichiarato l’ufficio di Omar in un comunicato. «La deputata
sta bene. Ha continuato la sua assemblea pubblica perché non permetterà ai bulli di vincere». L’evento si teneva nella sua città natale, Minneapolis, scossa per settimane dalle operazioni di controllo dell’immigrazione e dalla morte di due persone che protestavano contro di esse. «Continueremo, questi imbecilli non la faranno franca», ha dichiarato la deputata subito dopo l’attacco e dopo aver chiesto un tovagliolo. 
«Dobbiamo abolire una volta per tutte l’applicazione delle leggi sull’immigrazione», aveva detto in precedenza alla folla aggiungendo che il segretario alla Sicurezza interna Kristi Noem «deve dimettersi». 
Ilhan Omar, figura di spicco della sinistra americana di origine somala, è da tempo un bersaglio primario della destra americana, e in particolare di Trump. Il presidente l’ha menzionata di nuovo martedì in un discorso in Iowa. «Viene da un Paese che è un disastro, non è nemmeno un Paese, francamente», ha detto il tycoon.
Il tutto a poche ore da un nuovo incidente che aveva coinvolto la Border Patrol, la polizia di frontiera americana. Nella cittadina di Arivaca, nello Stato dell’Arizona, una persona è rimasta ferita da un colpo d’arma da fuoco sparato dagli agenti. L’episodio è avvenuto intorno alle 7.30 del mattino: il ferito, un individuo non ancora identificato, è stato trasportato in condizioni critiche in ospedale e messo sotto custodia. «Il paziente è stato trasferito con un elicottero in ospedale», ha dichiarato il dipartimento dei vigili del fuoco in una nota. 
Le circostanze dell’incidente non sono ancora chiare, secondo quanto riferito dal dipartimento dello sceriffo all’Arizona Daily Star, la sparatoria ha coinvolto un agente della Border Patrol e un sospettato. Il dipartimento per la sicurezza interna non ha ancora commentato l’accaduto; lo sceriffo della contea di Pima, Chris Nanos, ha aggiunto che il suo ufficio sta collaborando con l’Fbi e la Customs and Border Protection per indagare sull’accaduto.
In serata l’Fbi ha dichiarato di stare «indagando su una presunta aggressione ai danni di un ufficiale federale» e che il soggetto è stato posto in stato di fermo.
«Chiediamo alla comunità di aver pazienza e di essere comprensiva mentre questa indagine va avanti», ha detto il dipartimento dello sceriffo della contea di Pima, assicurando che tutti gli aspetti dell’incidente saranno esaminati.
Arivaca, la cittadina a circa 16 km dal confine tra Stati Uniti e Messico dove è avvenuto l’incidente, è un’area di transito molto frequentata dai migranti, nonché teatro in passato di tensioni tra attivisti pro-migranti e la Border Patrol.
L’episodio segue l’uccisione del trentasettenne Alex Pretti, l’infermiere di terapia intensiva raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco esplosi da agenti federali dell’immigrazione sabato scorso in Minnesota. Insieme alla sparatoria mortale di Renee Good, anch’essa di 37 anni, avvenuta all’inizio del mese per mano di un agente dell’Ice (Immigration and Customs Enforcement). 
Due morti che hanno scatenato una vera e propria crisi politica per il presidente Donald Trump e una rinnovata ondata di rabbia per le tattiche aggressive degli agenti federali che pattugliano le strade di Minneapolis da settimane.