Corriere della Sera, 28 gennaio 2026
Anna Valle: «Sogno il cinema Chi bacia meglio? Marcorè»
Ha lavorato con Alessio Boni, Gassmann, Preziosi, con tanti sex symbol: il miglior bacio sul set?
«Neri Marcorè».
Di solito non viene catalogato tra i sex symbol.
«Gli voglio molto bene, è un amico, mi piace metterlo in modo inaspettato tra i sex symbol».
Il peggiore?
«Una volta ho pensato: “ammazza questo come bacia male”. Ma non farò mai il nome». Anna Valle – uno dei volti più popolari della fiction – da oggi arriva in prima serata su Canale 5 con la serie Una nuova vita (per quattro mercoledì, al suo fianco Daniele Pecci), un giallo con un forte risvolto emotivo dove interpreta un medico all’inizio di una brillante carriera, moglie e madre felice. L’incidente in montagna in cui muore suo marito però travolge ogni cosa e lei finisce in carcere con una condanna senza appello: per tutti, a ucciderlo è stata lei. «È la storia della rinascita di una donna in cui un tema – quello del rapporto genitori-figli – è prevalente e in cui tanti possono riconoscersi. Ovviamente per essere affascinanti bisogna raccontare certe dinamiche all’interno di una situazione eccezionale, come quella di una detenzione ingiusta. Ma tutti i personaggi della serie – non solo il mio – hanno a che fare con i propri figli in modi diversi ed è proprio il racconto attraverso questo rapporto che credo sia interessante».
Lei restituisce sempre un’immagine di compostezza ed eleganza. È un portamento naturale?
«In realtà io non mi vedo così e nel tempo ho anche imparato ad apprezzarlo, perché all’inizio questa percezione che gli altri hanno di me – di una persona elegante, perbene, anche rassicurante – non dico che mi infastidisse, ma era un aspetto in cui non mi riconoscevo».
Ci ha fatto pace?
«Una volta ero in vacanza in barca, il mare era molto mosso e la traversata lunga. Un mio amico a un certo punto mi ha detto: sei elegante anche quando stai male. Mi sono rassegnata».
Ha fatto tantissime serie di successo, mentre al cinema ha avuto meno opportunità. È un’ombra per lei?
«In alcuni casi ho perso un’occasione per motivi importanti, in altri il provino è andato male, in altri ancora c’era chi aveva più potere contrattuale... Ma non è un cruccio. È sicuramente un’aspirazione e un desiderio, quello sì: vorrei fare più cinema di quel pochissimo che ho fatto».
Sono passati 31 anni da Miss Italia. Qual è la prima fotografia che le viene in mente?
«Sono due. Il pianto a dirotto appena Fabrizio (Frizzi) dice il mio numero e il mio nome. E poi proprio l’immagine di Fabrizio, un conduttore che credo sia rimasto nella memoria di tante ragazze. In un momento di ansia e paura era la chiave familiare per sentirmi a mio agio in un ambiente che allora non mi apparteneva».
Vinse eppure aveva rifiutato due volte.
«Chi si occupava dello scouting mi aveva notato nel negozio di mia mamma e Miss Italia mi venne proposta per tre anni di seguito. A 16 anni ero timidissima, l’idea di essere giudicata per il mio aspetto fisico era lontanissima da me. La terza volta sarebbe stata l’ultima occasione. Mi son detta: dai, proviamo».
Attrice grazie a chi?
«Grazie a Gianni Morandi. Appena eletta Miss Italia, mi presero per il videoclip di un suo brano. Eravamo a Londra e per la prima volta mi sono trovata di fronte a una macchina da presa, su un set vero. Ricordo ancora la sensazione di interpretare qualcuno che non fossi io: mi dava adrenalina e allo stesso tempo mi faceva sentire a mio agio».
Il miglior consiglio da chi l’ha avuto?
«Da Leo Gullotta. Una sera mi disse: Anna non c’è bisogno che dimostri di essere brava, non devi piacere a tutti. È un mantra che mi ripeto quasi ogni giorno».
Nel suo ruolo pubblico di attrice e in una società in cui tutti aspirano all’eterna giovinezza, sente questa pressione?
«Per una donna è ancor più complicato perché la società impone questa pressione. Io, come tutte le donne, ci faccio i conti. Ma in questo momento i conti sono a favore: la consapevolezza di me mi fa stare molto bene. Non mi sento in difetto».