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 2026  gennaio 28 Mercoledì calendario

I gemelli Dell’Utri tra equivoci e scherzi

Una cosa è certa: un Dell’Utri al convegno di Forza Italia all’hotel Ergife di Roma, sabato scorso, per dire sì al referendum sulla Giustizia, eccome se c’era. E dopo tutte le pesanti vicende giudiziarie che lo hanno riguardato non poteva che far notizia. Marcello ha giurato, sorridendo, a chi se ne è accorto per primo, il giornale La Sicilia di non essere lui: «Io me ne stavo a Milano. A Roma c’era mio fratello, che è simpatizzante di Forza Italia. Non che abbia messo i manifesti, ma, a chi lo ha salutato come Marcello, lui per primo ha detto: “Guardate, vi sbagliate, io sono Alberto”». Due gocce d’acqua, pure Paolo Barelli, capogruppo di FI alla Camera, c’è cascato, suo malgrado: «La sala era strapiena, oltre duemila persone – riepiloga —. Amici di partito mi hanno detto: hai visto? C’è anche Dell’Utri». Insomma, ci sarebbero cascati innocentemente quasi tutti. «Sì, certo, siamo uguali, proprio identici, un tempo anche di più di adesso che abbiamo superato gli ottanta anni – ci torna su Marcello —. L’equivoco si è ripetuto mille volte, si sbagliavano tutti».
Gemelli, e per di più omozigoti. Quell’11 settembre del 1941, a Palermo, non è dato al grande pubblico sapere chi sia venuto alla luce per primo, e quindi a chi dei due spetti, biblicamente, la primogenitura. Funziona così: un unico spermatozoo feconda lo stesso ovulo, che si divide in due embrioni distinti durante le prime fasi dello sviluppo. Condividono lo stesso patrimonio genetico, il Dna è identico al cento per cento, hanno lo stesso gruppo sanguigno e fisiognomicamente sono praticamente indistinguibili. E sono pure dello stesso sesso, o due maschi o due femmine, per riconoscerli ci vuole la scientifica, perché l’unico elemento che li diversifica sono le impronte digitali.
«Volevano farmi sedere in prima fila, e io ho detto: guardate che non sono Marcello – racconta il gemello Alberto – e allora sono scalato di posto. Ai più vicini ho detto la verità, certo quelli più lontani erano convinti che fossi lui. Anche Barelli si è sbagliato? Succede, eppure con lui ci conosciamo bene. Sono rassegnato, mi capita continuamente, e pure smentire mica basta. Dai Marcello, mi rispondono, ti va sempre di scherzare. All’Ergife mi ha avvicinato anche un giornalista di Report, e con lui ho chiarito».
«Quanti ne abbiamo fatti di scherzi, io e mio fratello gemello, soprattutto a scuola quando eravamo studenti», racconta allora Marcello, che ci tiene a precisare: «Non era certo quest’ultimo il caso». Ce li racconta questi scherzi? Inutile, tempo perso. «Sì, gli scherzi ci sono stati – conferma lui, che però non concede nemmeno un aneddoto —. Ma sono cose di tanto tempo fa, è tutto caduto in prescrizione, posso solo dire che questa volta con Alberto ci abbiamo riso tanto». Almeno un piccolo episodio? «Non se ne parla, semmai racconterò tutto in un libro». Alberto è più generoso e apre l’album dei ricordi: «Una volta al cinema si poteva entrare e uscire, dicevi alla maschera: torno subito. Entrava invece Marcello, e con un solo biglietto vedevamo il film. Non sempre filava tutto liscio. Andavamo uno dai salesiani, l’altro dai gesuiti. Un giorno gli dissi: vai al posto mio, tanto mi hanno già interrogato. E invece... Poi una volta finimmo in classe insieme. Il professore girava tra i banchi e vide Marcello al primo banco, poi me all’ultimo. Non ci capì più niente e ci spedì tutti e due dal preside».
I Dell’Utri hanno dunque chiarito che alla convention Marcello non c’era. Eppure qualche dubbio ancora serpeggia. Del resto tra gemelli succede: anni fa Daniele Giovanardi raccontò: «Una volta mi sono fatto passare per Carlo, e in politica me la sono cavata. Avrei voluto vedere lui al Pronto soccorso».