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 2026  gennaio 28 Mercoledì calendario

Così Bruxelles scommette sull’Asia per reagire all’assedio di Trump

Oggi l’India è il nono partner commerciale dell’Ue. L’interscambio complessivo è pari al 2% del totale europeo. Nel grafico circolare, la «torta», pubblicata da Eurostat, il Paese guidato da Narendra Modi non compare neanche tra le destinazioni principali delle nostre esportazioni, vale a dire (dati 2024): Stati Uniti, con il 20,6%; Regno Unito (13,2%); Cina (8,3%); Svizzera (7,5%) e Turchia (4,3%). Sul lato delle importazioni, ci sono alcune variazioni, con la Cina al primo posto (21,3%) e gli Usa al secondo (13,7%), ma anche in questo caso l’India si dissolve nella categoria «altri». Sulla base di queste cifre verrebbe da dire che oltre a essere «la madre di tutti gli accordi», quella iniziata ieri è anche «la madre di tutte le scommesse». Per una serie di ragioni, non solo economiche.
Gli europei puntano a raddoppiare l’export verso il subcontinente indiano entro il 2032. Si parte da circa 49 miliardi di euro (2024), ma la previsione di Bruxelles potrebbe rivelarsi addirittura sottostimata. I due «giganti» coprono insieme il 25% della popolazione mondiale e un quinto del commercio planetario. Finora, però, si sono tenuti relativamente a distanza. Negli ultimi venti-venticinque anni, gli europei hanno mantenuto fissa la stella polare americana e poi aperto gradualmente alla Cina. Tanto che le trattative tra Bruxelles e Nuova Delhi sono cominciate nel 2007, un’epoca che ci sembra ormai remota, e si sono trascinate fino a oggi. Non è un caso se l’accelerazione decisiva sia arrivata nel 2025, l’anno di Donald Trump, dei suoi dazi, della sua conflittualità permanente sia con l’Unione europea, sia con l’India. Nel giro di pochi mesi il presidente Usa ha minacciato altri prelievi doganali a carico degli alleati europei che avevano inviato pochi soldati in Groenlandia. Nello stesso tempo ha portato al 50% le tariffe sulle importazioni dall’India, punita per aver continuato a comprare petrolio dalla Russia. Ma c’è qualcosa di più: la sensazione generale che la mappa del trade possa cambiare. L’effetto Trump sta spingendo molti Stati, ma soprattutto gli europei, a diversificare.
Il 9 gennaio è arrivata l’intesa tra la Ue e le nazioni sudamericane del «Mercosur». La «scommessa» europea con l’India ha ancora più spessore, più profondità: sono in gioco i flussi commerciali, collaborazioni nel settore dell’alta tecnologia e, attenzione, nel campo della difesa. È stata preparata con un efficace lavoro politico-diplomatico condotto dai principali governi europei: Germania, Francia e Italia. È naturale, quindi, guardare ai potenziali benefici, settore per settore. In particolare le case automobilistiche del Vecchio continente si aspettano molto dal taglio dei dazi sulle vetture (dal 110 al 10% in dieci anni). Inoltre, c’è l’opportunità di costruire una relazione più solida che poggi sugli investimenti diretti. In India operano già circa 6 mila aziende europee, compresi i big dell’auto: Volkswagen, Stellantis, Bmw, Renault e Mercedes Benz. Tuttavia gli investimenti industriali europei ammontano a 132 miliardi di euro, contro i 2.437 negli Usa e i 242 in Cina. Infine, la difesa. Ieri, Kaja Kallas, Alta rappresentante per la politica estera e la sicurezza comune,e il ministro degli Esteri indiano, Subrahmanyam Jaishankar, hanno firmato un protocollo di cooperazione ad ampio raggio: dalla sorveglianza marittima, alla cyber sicurezza, fino all’anti terrorismo.
È un capitolo nuovo, tutto da verificare. In questo caso è difficile prevedere fino a dove si potrà spingere, in particolare, la partnership militare, compresa quella tra le industrie del comparto. Non va dimenticato che Modi adotta una politica estera a geometria variabile. L’India è tra i Paesi fondatori dei «Brics», con Russia e Cina, giusto per fare un esempio. E ha mantenuto robusti rapporti con Mosca, anche dopo l’invasione dell’Ucraina.