Corriere della Sera, 28 gennaio 2026
La linea del Viminale: dall’Ice dieci analisti, opereranno nel consolato
È una grana. L’ennesima di questo mese che l’amministrazione Trump porta in dote all’Italia. E a Palazzo Chigi lo capiscono subito: la presenza degli agenti dell’Ice – l’agenzia federale protagonista di violenze e morti a Minneapolis – alle Olimpiadi invernali va gestita e soprattutto «spiegata bene». I riflessi sull’opinione pubblica possono danneggiare il governo. E le opposizioni sono già agguerrite (Nicola Fratoianni e gli altri di Avs ieri sedevano alla Camera con al bavero la spilletta «Ice out», antipasto di proteste e manifestazioni).
Ecco perché Giorgia Meloni ha deciso che mercoledì prossimo il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi informerà il Parlamento su quanto stabilito ieri dopo un incontro al Viminale con l’ambasciatore statunitense Tilman J. Fertitta.
Una delegazione dell’Ice – circa «dieci unità» – sarà in Italia per l’evento di Milano-Cortina. Ma non si tratterà del braccio operativo, bensì di quello investigativo. Ovvero: l’Homeland Security Investigation. Sono analisti ed esperti di scenari di crisi che seguiranno da «dietro un computer» la delegazione degli atleti americani, che sarà guidata dal vicepresidente J.D. Vance e dal segretario di Stato Marco Rubio, accompagnati dalle rispettive scorte (dei servizi segreti e di quelli diplomatici).
Da quanto ha assicurato il Viminale con una nota scritta gli analisti dell’Ice «lavoreranno esclusivamente all’interno delle loro sedi diplomatiche e non sul territorio». E cioè nel consolato americano a Milano insieme alle altre agenzie federali in quella che sarà «situation room» permanente h-24. Una sorta di centrale operativa parallela.
Si tratta nel caso degli agenti della controversa Ice di persone «specializzate nelle investigazioni, prive di alcuna attribuzione sul territorio italiano e principalmente deputati alla consultazione delle proprie banche dati e di supporto agli altri attori coinvolti». Dal consolato di Milano partiranno gli input nei confronti del Secret Service e del Diplomatic service, che avranno mansioni operative.
Il 4 febbraio alla Camera Piantedosi ribadirà che «tutte le operazioni di sicurezza sul territorio dunque restano come sempre sotto esclusiva responsabilità e direzione delle autorità italiane». Da ieri mattina il governo sta cercando di spegnere le polemiche e fare chiarezza spiegando che l’Ice è già presente in 50 nazioni, compresa l’Italia, senza svolgere operazioni di controllo dell’immigrazione.
Fino a quando non è uscita la nota del Viminale un discreto tramestio ha attraversato i Palazzi del governo dalla mattina fino al tardo pomeriggio con il centrosinistra scatenato contro l’arrivo delle «milizie trumpiane» che negli Usa sono considerate dalla Casa Bianca «patrioti che godono di piena immunità». «Fake news: non saranno in giro per le nostre strade», ha ribadito Piantedosi al Tg1.
La vicenda si inserisce in un gennaio movimentato nei rapporti fra Meloni e Trump. Chiamarla «nuova fase» forse è eccessivo. Tuttavia se si mettono insieme lo strappo della premier sulla minacce (poi ritirate) di dazi all’Europa per la questione della Groenlandia e soprattutto l’irritazione pubblica per la sortita del Tycoon sui soldati europei nelle missioni Nato in Afghanistan si intuisce come il rapporto inizi ad aver non solo alti, ma anche bassi. È una consapevolezza che pervade anche i vertici di Fratelli d’Italia. Che a microfoni spenti ammettono la difficoltà «di gestire i rapporti con Donald» anche «se Giorgia non può fare altro che tenere unito l’Occidente». Convivenza obbligata per quanto complicata, aprono le braccia i dirigenti apicali di Via della Scrofa. Secondo un’analisi di Luca Ferlaino, presidente di Socialcom Italia, «il sentiment negativo della rete italiana nei confronti di Trump si attesta su un 82%. E negli utenti di centrodestra nell’ultimo periodo è cresciuto dal 67 al 75%».